Truffa milionaria: commercialista tratteneva le imposte dei clienti destinate al fisco

Due coniugi pensionati hanno perduto 429 mila euro in due, 288 mila la moglie, 141 mila il marito, e adesso, nonostante la sentenza in giudicato che li riconosce truffati, dovranno risarcire lo Stato. “Non dormiamo più” raccontano. Chiediamo aiuto alla Lega

Contabile ma anche “amico di famiglia”. Fidato a tal punto da non chiedergli per anni
riscontro dei soldi destinati all’erario, imposte sui fatturati, che il professionista fingeva di
versare. Oltre un milione di euro il bottino. Gianni Alfonso Di Filippo, classe ‘53, originario
di Campobasso, è stato condannato per questo reato il 5 marzo scorso dal Giudice
Anna Tavernese del Tribunale di Roma. Pena comminata un anno e 10 mesi di
reclusione, più 600 mila euro di multa, sospesi con la condizionale.
In qualità di commercialista, raccoglieva denaro per conto dei clienti, ma invece di versarli
all’agenzia delle entrate, tratteneva per sé gli importi. Per un ammontare complessivo,
accertato, di un milione e 220mila euro. Ma che secondo la Procura potrebbe essere
maggiore.
L’appropriazione indebita, secondo la pubblica accusa condotta da Stefano Pesci, si
sarebbe protratta per undici anni, tra il 2003 e il 2014, ai danni di almeno venti malcapitati,
che col commercialista avevano ormai un rapporto di consolidata fiducia e amicizia.
Tra i truffati c’è chi ha perso fino a 227 mila euro. E adesso dovrà anche ripianare il debito
con Equitalia. Infatti l’Agenzia dell’entrate, nonostante la sentenza per truffa che inchioda il
professionista, ha sottoposto i truffati a ipoteche che potrebbero trasformarsi in decreti
ingiuntivi.
E’ il caso dei coniugi pensionati Angelo Sergini e la moglie, Giovanna Riti (nomi di
fantasia), che hanno perduto 429 mila euro in due, 288 mila la moglie, 141 mila il marito, e
adesso, nonostante la sentenza in giudicato che li riconosce truffati, dovranno risarcire lo
Stato. “Non dormiamo più” raccontano. “Andiamo avanti a pillole da quando abbiamo
ricevuto la notifica dell’ipoteca sulla casa.”
Di Filippo lo avevano conosciuto nel 1980. Come gestori di un negozio di abbigliamento a
conduzione familiare si erano rivolti al commercialista per la tenuta dei conti.
Un rapporto che si era fatto sempre più stretto. Nel 2003 arrivano le prime cartelle di
accertamento, i coniugi si recano dal fiscalista ottenendo rassicurazioni o richiesta di nuovi
assegni per colmare gli ammanchi. Danno al danno: perché anche quegli assegni all’erario
non arriveranno mai.
La fiducia dei coniugi arriva al capolinea con l’ennesima cartella Equitalia. Quando
chiedono finalmente al professionista le quietanze di versamento le ottengono falsificate,
ma non se ne accorgono.
La truffa è scoperta solo quando alla Procura arriva l’esposto di altri contribuenti vittime
dello stesso raggiro. Una ventina di contribuenti in tutto.
Il Pm procede allora per falso materiale, falso ideologico, appropriazione indebita e truffa.
La condanna a un anno e dieci mesi di reclusione, grazie al patteggiamento, porta alla
sospensione della pena.
I coniugi Sergini invece sono condannati agli ansiolitici. Perché quei 429 mila euro
Equitalia li rivuole tutti. Fino all’ultimo centesimo. “Tenteremo una causa risarcitoria” dicono alla Lega Sezione di Ponte Milvio, causa che suppongono vana per l’insolvibilità del dottore commercialista. Ma bisogna tentare, perché nel frattempo Equitalia potrebbe mandare la casa dei coniugi all’asta.

Riccardo Corsetto