Buttafuoco, l’intellettuale contromano, con Shakespeare a Piazza Giochi

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Pietrangelo Buttafuoco

Uno spettacolo da vedere ad occhi chiusi

All’Auditorium Due Pini, storie di ‘follia e amore’ raccontate dallo scrittore siciliano sulle note del pianista Nazzareno Carusi

Si è trattato di ‘follia e amore’ all’Auditorium Due Pini di Piazza Giochi Delfici, a Roma Nord. Sala gremita di ‘pazzi innamorati’ (il 22 settembre, ndr), per assistere al “Notturno a Shakespeare“. Sottotitolo, non è un caso: “Il dolore pazzo dell’amore”.


Sul palco il pianista internazionale Nazzareno Carusi, e il giornalista-scrittore Pietrangelo Buttafuoco, uno dei rarissimi dichiarati “fascisti” destinato ad emergere nel panorama culturale italiano. Costretto – come dire – dal talento chiaro anche ai detrattori.
E di follia (benché lucida) si è trattato sul palco del Due Pini, grazie all’impegno dell’associazione M.Arte che ha dedicato la serata alla memoria di Stefano Cortini, e non nuova ad iniziative che hanno abituato da tempo Roma Nord, ad arditi viaggi ‘contromano’ sulle strade dell’offerta culturale.

Diciamolo pure: mescolare poesia e musica, monologo e pianoforte, nel 2016, è roba da scriteriati, e da scriteriati potrebbe apparire il mixage di Pietrangelo Buttafuoco che legge se stesso, mescolandosi all’immortale penna di un tale William Shakespeare.

Leggendo il cartellone prima di sedersi in platea si potrebbe intuire la profanazione, un esercizio di vanità che tende alla blasfemia, ma poi c’è Pietrangelo Buttafuoco, che legge e interpreta sopra la musica di Carusi: gli spartiti sono di Beethoven, Berio, Bach, Morricone, Chopin, Schubert ed altri grandi.

Succede allora che il folle missaggio, improvvisamente, come per alchimia, riesce. E nella scarna scenografia del teatro (due uomini, un pianoforte e un leggio) – location e mood perfetti per mandare in scena la noia – gli spettatori riescano invece a vedere, meglio che in un film, gli aspetti essenziali dell’amore e del dolore.

L’arte di Buttafuoco ricorda da vicino l’arte dei ‘musicanti’ raccontati in una delle sue novelle popolari: questi differiscono dai ‘musicisti’ perché non “suonano per campare […] e non scelgono un posto comodo nell’orchestra, ma se ne stanno all’angolo della strada, sotto una finestra accesa o in piedi dietro alla Madonna”.
Buttafuoco racconta storie mitiche e popolari col piglio del D’Annunzio delle Novelle della Pescara. Erotismo ed eroismo si inseguono come da sempre Eros e Thanatos. “Buttane” e martiri, amore e morte, vita e tradizione.
Non si può trattenere la pelle d’oca davanti al racconto di una Sagra di Giarabub (il pezzo forte della serata) raccontata con immaginifica forza letteraria. Perché la penna e la voce di Buttafuoco, hanno la capacità di rendere superfluo e inutile il cinema, e la poesia è tornata ad essere per un’ora – nel piccolo teatro romano – il mezzo più sofisticato ed efficiente per ‘vedere’.

Il racconto degli italiani nel deserto libico, nei momenti in cui con la morte guadagnarono l’immortalità, merita l’antologia nelle scuole.
Qui è la forza dell’intellettuale siciliano: scorrazzare contromano le vie dell’industria culturale – consapevolmente senza casco. A ricordare che l’unico modo per educarci all’immaginazione, qualche volta, è chiudere gli occhi. E Notturno a Shakespeare, è uno spettacolo da vedere assolutamente ad occhi chiusi.

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