Uno scenario postelettorale: il sovranismo “debole”

Parlare di sovranismo, qui in Italia e nella stessa Europa, è quanto di più inesatto ed affrettato si possa fare. Ad oggi quello nostrano, al pari di quello di altre nazioni europee, è un sovranismo “debole”, ancora claudicante sia nell’espletazione sul piano pratico dell’azione politica

sovranismo debole

L’aspro confronto elettorale per le Europee, a risultati compiuti, sembra aver lasciato posto ad una generale ondata di euforia. Partiamo dal PD che, da tutti dato in declino e forte calo, ha invece dimostrato un’inusitata vitalità, piazzandosi al secondo posto della graduatoria dei consensi elettorali, in parte strappati allo schieramento pentastellato, questo sì confuso ed in forte crisi, oggetto di una flessione di consensi di cui, da tempo, si preavvertivano i prodromi. Con un Pd in rimonta, ora in cerca di consensi anche a sinistra ed all’interno del quale stanno rientrando i dissensi che ne avevano dilaniato il dibattito interno,  il lavoro politico per un governo giallo-verde, troppo spesso animato da contrasti interni sui programmi, potrebbe farsi più difficoltoso. Quanto  agli esponenti dell’area cosiddetta “sovranista”, anch’essi sembrano presi da un entusiasmo, spesso alimentato da certa stampa, volta ad esaltare, magnificare o esagerare i risultati elettorali, anche solo per il gusto di generare un clima di intimidazione mediatica, come nel caso di Repubblica che, conformemente con quanto abbiamo ora detto, ha parlato di “onda nera”.

Cominciamo con il dire che, tanto per chiarirci, il primo partito dello schieramento euro-parlamentare, è il PPE, seguito dai Socialisti-Democratici ed in terza posizione dai Liberali, seguiti da Verdi e Conservatori. Lo schieramento Identitario, verrebbe a seguire con i suoi 55 seggi. Pertanto le previsoni del temuto sfondamento dei vari Populismi europei, non c’è stato.  E’ vero. La Lega è il partito identitario più votato in Europa ma, in Italia, è ora inseguito dal PD zingarettiano. Oltretutto, va detto e ripetuto sino allo sfinimento, questo è il risultato delle Elezioni per il Parlamento Europeo e non per la Camera ed il Senato nostrani e pertanto, ad ora, la maggioranza dei seggi nell’attuale governo, flessione o non flessione, ce l’ha il Movimento 5 Stelle. Certo, di sicuro i movimenti identitari hanno aumentato considerevolmente la propria presenza nell’Europarlamento e pertanto, ora, le cose per Lorsignori in Europa potrebbero farsi più difficili. Ma questo non toglie il fatto che in Italia, per ora, i numeri e gli equilibri politici sono quelli dell’ultimo confronto elettorale nazionale.

Ed in questo va dato atto all’atteggiamento di prudenza manifestato dal Vicepremier e Ministro dell’Interno, Matteo Salvini che, all’indomani dell’ottimo risultato elettorale ottenuto, anziché sparigliare le carte (come qualcuno avrebbe desiderato…) ha riconfermato la sua fedeltà al contratto alla base del governo giallo-verde, dimostrando la chiara volontà di non voler strafare. E questo, anche perché ci aspetta un momento economico non facile che, se in molta parte determinato dalla congiuntura internazionale alimentata dalle tensioni sui mercati tra Usa e Cina, dall’altra parte non potrà non tener conto delle manovre della speculazione internazionale contro il nostro Paese. Di questo fatto, nei mesi scorsi abbiamo già avuto la prova, attraverso i contrasti con i vari rappresentanti delle istituzioni europee ed ora l’ulteriore lettera di richiamo UE per il rischio di sforamento dei parametri di Maastricht, accompagnato da un nuovo aumento dello spread, sta ad ulteriore riprova di quanto detto.

La Lega, oltre ad essere, assieme al Rassemblement National di Marine Le Pen, il partito-movimento identitario più votato in Europa, è quasi l’unico del genere ad esser presente in modo così massiccio, nella compagine governativa di una potenza industriale occidentale. In modo massiccio, ma non esclusivo. Con ancora molta strada da fare. In condivisione con una forza politica “altra”, con la quale, come già accennato, sono insorti, spesso e volentieri, contrasti di non poco conto. Senza contare gli ostacoli e le difficoltà continuamente frapposti all’azione del governo da parte delle lobby economiche e finanziarie globaliste e dai loro nostrani manutengoli. Le vicende delle denunce per sequestro e quant’altro nei riguardi di Matteo Salvini ne sono una ben eloquente dimostrazione, simbolo di un clima antidemocratico ed intimidatorio, messo in atto proprio da chi vuole bloccare l’azione di un governo eletto con un ampio consenso popolare, con tutti i mezzi a propria disposizione, leciti o illeciti che siano.

Parlare pertanto di sovranismo, qui in Italia e nella stessa Europa, è quanto di più inesatto ed affrettato si possa fare. Ad oggi quello nostrano, al pari di quello di altre nazioni europee, è un sovranismo “debole”, ancora claudicante sia nell’espletazione sul piano pratico dell’azione politica, per i motivi a cui abbiamo pocanzi accennato, che dal punto di vista dei principi che ne dovrebbero stare alla base ed animare l’azione. Quello del chiarimento ideologico, si badi bene, non è un problema di secondaria importanza, proprio perché, alla base di una efficace azione politica debbono stare dei chiari principi-guida, senza i quali quest’ultima si trasforma in un’agire fine a sé stesso che, prima o poi, finisce con il vanificarsi. E che i cosiddetti “populismi” europei siano un fenomeno ancora debole ed incerto lo si è visto, per esempio, dai risultati (in flessione…) di questi ultimi in Danimarca o, dai contrasti tra il nostro paese ed il blocco di Visegrad su questioni attinenti il bilancio dei singoli stati o, per quanto riguarda l’incerta collocazione nello schieramento europarlamentare, di partiti come quello dell’ungherese Orban o del britannico Ukip di Nigel Farage. Senza contare che, in materia di politica estera, come in quella economica, fra i vari “sovranismi” europei, vige ancora la massima confusione, preferendo il procedere in un poco coerente e caotico “ordine sparso”. Quello del chiarimento è il convitato di pietra, la cui presenza pesa come un macigno sui destini d’Europa (e del mondo…) oggi come non mai.

Qui non si tratta più di esser di destra o di sinistra, o di provar nostalgia per questo piuttosto che quel modello del nostro recente passato. Qui si tratta di porsi di fronte al problema globalizzazione (ovvero della tendenza all’omologazione planetaria di un modello imperniato sull’assoluto predominio della tecno-economia sull’uomo e sulla polis, sic!) assumendo una decisa collocazione avverso o a favore di quest’ultima, senza esitazioni, assumendosi l’onere delle ricadute, dell’una o dell’altra scelta. Quello del chiarimento, non può essere il frutto di uno sporadico incontro o di un evento studiato e preparato “ad acta”, ma il risultato di un continuo lavoro “metapolitico”, di un continuo confronto tra le varie componenti, dal quale l’azione politica, nel suo senso più ampio e nobile, non potrà che uscire rafforzata e rinnovata. Il non voler assumere una posizione decisa a riguardo, il rimanere nel limbo della vaghezza e dell’indecisione, come abbiamo già detto, finirà inevitabilmente con il vanificare qualunque azione  politica, facendo dei vari “sovranismi” ed “identitarismi” europei, dei fenomeni “addomesticati” ad “usum delphini”, delle inconcludenti e parodistiche macchiette qualunquiste. In tal modo, il timone della Storia rimarrebbe saldamente , nelle mani di quei Poteri Forti che, hanno fatto e tuttora continuano, in mille modi, a fare strame dei diritti dei popoli d’Europa. E prima lo si capisce e meglio sarà per tutti. Al di là di consunte ed inattuali destre, sinistre, simpatie o antipatie varie.

Umberto Bianchi