200mila guerrieri a San Giovanni per Salvini. La Troika trema

Belusconi esce tra i fischi. Show di Meloni incontenibile. Salvini è il generale di un esercito di 200 mila guerrieri che fa tremare la Troika e il Palazzo

Duecentomila. Il doppio del previsto. Salvini ha vinto la piazza, San Giovanni in Laterano, la storica piazza della sinistra è presa. Profanata. Tanta gente non si vedeva da anni. Forse dal comizio del centrodestra del 2006, quando Visco e Prodi erano raffigurati come Dracula. Succhiatori di sangue e di speranza. All’epoca c’erano Bossi e Fini, a sostegno del Cavalier Berlusconi. Stavolta sono Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi a sostegno del Capitano Salvini. Alle 13, ben due ore prima dell’inizio dei comizi, la piazza è già gremita. Sotto la statua di San Francesco ci sono i giovani del coordinamento romano. Si comincia raccogliendo firme contro Virginia Raggi e vendendo gadget. La gente fa anche un’ora di fila pur di mettere una firma contro il “peggior sindaco di Roma”. 500 pullman da tutta Italia sono la dimostrazione che Salvini non ha solo il consenso degli italiani, ma anche, finalmente, un’organizzazione che solo fino a qualche mese fa non c’era. Si parte con un tributo commosso per i poliziotti uccisi a Trieste, Matteo Demenego e Pierluigi Rotta. Il tributo va anche alla scrittrice Oriana Fallaci. Le cui parole vengono lette dalla voce incisa di Katia Ricciarelli. Iniziano quindi i rappresentanti della polizia penitenziaria. Categoria bistrattata da una sinistra che adora Caino a odia Abele. Poi è il turno dei presidenti di Regione. C’è il Molise, il Trentino e poi lo stimatissimo Zaia.

Quando prende la parola i tanti veneti giunti a Roma si fanno sentire. Al microfono sale anche un ex economista di sinistra, oggi senatore e simbolo del fronte No-Euro, Alberto Bagnai. Gli ultimi tre interventi sono per i tre leader. La gente in piazza si chiede se parlerà prima Silvio Berlusconi o Giorgia Meloni. Ma ormai il Cavaliere è il terzo per numero di voti, nella coalizione. La scaletta la fa il merito. Quando prende parola, soprattutto in fondo alla piazza la voce non arriva.

BERLUSCONI FISCHIATO

Qualcosa nell’audio non va. Il Cavaliere è l’immagine sbiadita di sé stesso, non tutta la piazza porta il rispetto che merita a colui che, nel bene e nel male, ha impedito al comunismo di salire in cattedra dopo la stagione di Mani Pulite. “Basta Silvio”, la gente vuole Meloni e Salvini, fischi e inviti a passare il microfono. Ma il Cavaliere non è uno che si fa intimidire. Non c’è riuscita la magistratura dopo 600 processi figuriamoci una piazza di amici. Quando è il turno della Meloni si capisce subito una cosa: Matteo Salvini avrà problemi a tenere alta l’emotività del pubblico, perché Giorgia Meloni il discorso l’ha preparato in grande stile. Sicuramente i romani che la riempiono sono in gran parte i suoi. Colle Oppio e i gabbiani sono un partito a dimensione romana, e qui Giorgia gioca in casa. Ma alla fine il suo comizio è talmente efficace che guadagna gli applausi e l’ovazione anche dei leghisti del nord. La piazza è il suo ambiente. “Fioramonti, fa il ministro” – dice. E’ uno di quelli che applaudiva quando sparavano a un carabiniere a Montecitorio. “A casa”. E poi “mai con un governo che mette le tasse sulle merendine perché fanno male però poi vogliono legalizzare la droga”. Alla fine è il turno di Matteo Salvini, che deve chiudere la giornata di “orgoglio italiano”. A breve si vota in Umbria, dice. In quella regione il Pd al governo è caduto per le denunce del Movimento 5 Stelle all’opposizione. Sapete adesso con chi si presenta il partito di Di Maio contro di noi in Umbria? Col Pd. Duecento mila italiani applaudono.

CASA POUND PRESENTE SENZA BANDIERE

La voce la sera sarà rauca. Insieme a loro anche Casa Pound. La cui presenza ha suscitato polemiche anche dal fronte di Forza Italia, con Carfagna indignata e redarguita dal Cavaliere, ben consapevole di come i ragazzi che si ispirano al poeta americano siano più credibili politicamente della sua ex valletta promossa a ministro.

Tra l’altro Casa Pound, va riconosciuto, è l’unica che ha rispettato l’accordo di non portare bandiere di partito in piazza. Accordo disatteso dai militanti di Fratelli d’Italia e Lega e che alla vigilia del comizio aveva ispirato una polemica sul Secolo d’Italia, giornale della Fondazione Alleanza Nazionale, vicino alla Meloni. I manifestanti lasciano la piazza, tra migliaia di bandiere e tanti tricolori. Un paio di vessili con la stella di David a testimonianza che anche Portico d’Ottavia ha preso ormai posizione. La lasciano più pulita di come l’hanno trovata. Non come ai concerti del primo maggio. Dove girano droghe e idee ancora più tossiche. Mentre a Firenze si svolge la decima edizione della Leopolda, con un Renzi che sembra puntare dritto con la sua Italia Viva all’elezione del suo presidente della Replubblica, i sovranisti chiedono l’elezione diretta del Capo dello Stato. Il Palazzo che governa con il lacché Conte, non ha il consenso del Paese. Ormai anche i media meno compiacenti lo ammettono. E quando è Repubblica a titolare “A San Giovanni in 200 mila”, vuol dire che forse sono pure di più. “Io per questo Paese sono disposto anche a sacrificare la vita”. Non è la prima volta che Salvini usa l’immagine del sacrificio estremo. Per i detrattori è solo retorica. Intanto la Troika e i Palazzi tremano. (L’UNICO)

Teo Morganesi