Ospedale S. Giovanni: l’arte e la bellezza a sostegno delle cure

L'ospedale, aderendo al progetto “Arte per la vita" dedicato ai reparti di oncologia medica, ha potuto realizzare una galleria d’arte grazie alle donazioni di numerosi artisti. Inoltre 700 donne di ogni età, etnia, religione e condizione sociale hanno prestato la loro immagine per sostenere la campagna "Deve vincere la vita contro" contro l'anoressia e la bulimia

La storia, l’arte e la bellezza sono le caratteristiche qualitative riconosciute trasversalmente all’Italia e agli italiani. In questi ambiti si colloca l’Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata con il suo ingente patrimonio storico, architettonico e monumentale essendo depositaria di uno dei più affascinanti complessi monumentali sanitari del mondo, sviluppatosi nel corso dei secoli.

Il Dna artistico dell’Azienda le ha permesso, negli ultimi anni, di aderire a quel filone di pensiero legato all’utilizzo di tutte le espressioni artistiche per sostenere l’umanizzazione delle cure e rendere i reparti ospedalieri più accoglienti per i malati, i loro familiari e gli operatori sanitari.

L’adesione dell’Azienda al Progetto “ARTE PER LA VITA”, dedicato ai reparti di oncologia medica, infatti, ha consentito la realizzazione di una piccola ma significativa, galleria d’arte (grazie alle donazioni di numerosi artisti) all’interno del reparto di Oncologia del Polo Onco-Ematologico dove “non si cura il malato solo con i farmaci, specie se le sofferenze toccano l’anima”. In questo caso l’espressione artistica crea un circolo vizioso con le cure attraverso i colori e le forme.

E’ ancora più recente la scelta dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni -Addolorata di ospitare la dirompente mostra fotografica itinerante “STOP ANORESSIA E BULIMIA – Uniti per la salute del corpo e dell’anima”, dando così il via alla campagna di sensibilizzazione e informazione “DEVE VINCERE LA VITA” ideata dall’Associazione Donna Donna onlus e dedicata ai Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA).

Oltre 700 donne di ogni età, etnia, religione e condizione sociale hanno prestato la loro immagine per sostenere la campagna facendosi fotografare vestite di semplici drappeggi, prevalentemente rossi, per testimoniare e promuovere il messaggio per il quale la bellezza va vista come “Espressione di Unicità e Irripetibilità” che va oltre gli stereotipi imposti dalla società troppo spesso falsi e irrealizzabili.

“Con la mostra e l’avvio della campagna di sensibilizzazione – dichiara Nadia Accetti, ex malata, fondatrice e presidente di Donna Donna Onlus – abbiamo voluto proporre un’immagine femminile in cui protagonista è la libertà e il coraggio di essere se stesse con tutte le proprie fragilità, cercando di far capire che non è il cibo il nemico da combattere e che per vincere bisogna abbattere il muro del silenzio, guardandosi allo specchio per riscoprire una bellezza tutta nuova. Il tema sviluppato – conclude Accetti – è talmente sentito che la mostra ha avuto il sostegno di numerose Istituzioni: l’Arma dei Carabinieri, i Ministeri della Salute e dell’Istruzione, l’Istituto Superiore di Sanità, l’Istituto nazionale migranti e nuove povertà, il Vicariato di Roma e l’Unitalsi”.

I DCA raggruppano una serie di diffuse patologie espressione di un disagio psicologico e relazionale che si manifesta come una vera e propria dipendenza. Sono sottostimate e spesso non percepite come tali dalle pazienti. Rappresentano una delle maggiori sfide del SSN e sono in allarmante aumento e coinvolgono numerose famiglie rappresentando tra i più giovani la prima causa di morte dopo quella che avviene per incidente stradale. Si stima che in Italia, fino al 5% della popolazione dei giovani di età compresa tra i 15 e i 18 anni possa essere coinvolta da disturbi alimentari (compreso le forme sottosoglia).  Il rapporto tra maschi e femmine è di 1 a 9, anche se è in aumento il numero dei maschi interessati e si sta estendendo sempre più verso l’età dell’adolescenza e della preadolescenza l’esordio della malattia.

L’Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata è particolarmente sensibile a questi temi ed è uno dei pochi ospedali della Regione Lazio dove è stata creata, ormai da molti anni, una Unità operativa di Scienze dell’Alimentazione, oggi diretta dal Dr. Giuseppe Rando.

“Il messaggio da far passare – dichiara Rando – è che dietro la richiesta della perdita di qualche chilo di troppo si possono celare anche DCA che non devono essere trattati con la sola dieta né, tantomeno e soprattutto, con una dieta fai da te. Spesso la malattia del corpo è l’espressione della sofferenza dell’anima e non si può pensare di curare l’uno o l’altra separatamente – conclude Rando – rimandandoci a proposito della cura dell’anima a Platone che ci ha tramandato un interessante colloquio avvenuto tra Socrate e Carmide durante il quale il giovane chiedeva se Socrate conoscesse un rimedio per il mal di testa di cui soffriva. Socrate risponde che prima di tutto bisogna curare l’anima”.  (L’Unico)

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