Acilia: In 300 ai funerali blindati del boss Marinelli

Per delimitare la strada nastri gialli e stand del mercato chiusi in anticipo.

Ieri pomeriggio si sono svolti nella parrocchia San Giorgio di Acilia, periferia a sud di Roma, i funerali super blindati di Stefano Marinelli, uno dei boss dei clan Guarnera e Iovine.

Morto all’età di 53 anni la mattina del primo gennaio, Marinelli stava scontando nel carcere di Rebibbia una condanna di nove anni per detenzione e spaccio di stupefacenti.

Da poco aveva però ottenuto gli arresti domiciliari perché gravemente malato.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori avrebbe “lavorato” per le due famiglie criminali, Guarnera e Iovine.

L’operazione “Criminal Games” nel 2013 da parte della Guardia di Finanzia, sempre ad Acilia, smantellò parte dell’organizzazione con l’arresto di 18 persone. Tutte appartenenti alle due famiglie in affari per reati di usura, estorsione, detenzione illegale di armi.

In quel contesto, era emersa una vera e propria “joint-venture” tra esponenti di vertice della criminalità organizzata campana e romana legata alla Banda della Magliana, tra cui Luciano Crialesi e Renato Santachiara.

L’obiettivo comune dei due clan era la spartizione del remunerativo settore delle slot machine, “macchinette mangiasoldi” la cui installazione veniva imposta agli esercizi commerciali del quartiere di Acilia.

Alla funzione, c’erano più di 300 persone tra parenti e amici. Presente anche il fratello Fabio scortato dagli agenti della polizia penitenziaria perché ancora detenuto.

Il prete durante l’omelia ha detto “Accompagniamo Stefano tra le braccia di Dio, sarà un incontro di misericordia e perdono”. Ad intervenire poi il nipote che commenta: “Ti stavamo aspettando mentre saldavi il tuo conto, ma il destino ha voluto così. Hai chiesto perdono per i dispiaceri, hai fatto tutto quello che potevi. Mi hai dato un grande insegnamento”.