Almaviva: fallito l’incontro al ministero, sede di Roma verso la chiusura

I licenziamenti sono già partiti. Anche nel corso dell'incontro di oggi, indetto dal viceministro Teresa Bellanova, non è stato trovato un accordo tra le parti

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Nessun accordo tra Governo, sindacati e azienda. E’ fallito l’incontro che si è tenuto oggi pomeriggio presso il Ministero dello Sviluppo Economico riguardo al futuro della sede romana di Almaviva Contact. Convocato ieri, all’ultimo momento, dal viceministro Teresa Bellanova, l’incontro aveva l’obiettivo di riaprire la trattativa dopo che i delegati sindacali della Capitale, nella notte tra il 21 e il 22 dicembre scorso, a differenza dei colleghi napoletani, respinsero l’intesa firmata al Ministero dello Sviluppo Economico, che avrebbe previsto la cassa integrazione per tre mesi e la garanzia di arrivare ad un accordo entro il 31 marzo 2017, con una decurtazione dei salari e del costo del lavoro.

A voler riaprire la trattativa gli stessi sindacati che, nella giornata di ieri hanno coinvolto 1100 lavoratori dell’azienda nella partecipazione ad un referendum, indetto presso la sede della Cgil di Roma e Lazio, che ha ribaltato, con 590 voti favorevoli e 473 contrari, la passata decisione presa dalle rappresentanze sindacali.

“L’incontro di oggi – dichiara in una nota CGIL e SLC CGIL – è stato richiesto per arrivare ad una conclusione positiva della vertenza e per allargare anche a Roma la soluzione prevista dall’accordo sottoscritto per il sito di Napoli, anche in considerazione della particolare complessità della vicenda e delle sue rilevanti implicazioni sociali”.

Il viceministro Teresa Bellanova, in un’intervista a Rainews24 ha parlato della posizione tenuta dall’azienda nel corso dell’incontro di questo pomeriggio: “Purtroppo l’azienda ha avanzato difficoltà anche dal punto di vista della tenuta della procedura e quindi ha ribadito il mantenimento dell’accordo dei lavoratori di Napoli e il mancato accordo con Roma che non ha firmato”.

“Nell’ambito dell’incontro  – prosegue la nota di CGIL e SLC CGIL  – l’azienda, nonostante ripetute sollecitazioni da parte delle OO.SS., ha manifestato la sua totale indisponibilità a qualsiasi ipotesi di allargamento dei contenuti dell’intesa del 22 dicembre u.s. anche al sito di Roma adducendo proprie motivazioni tecnico-giuridiche. Una posizione che reputiamo estremamente sbagliata. Una decisione grave per i pesanti risvolti sociali (1666 licenziamenti) e perché anche frutto di una conclusione della vertenza la cui scadenza del 21 dicembre ci è stata posta come ultimativa e non modificabile elemento che non ha permesso una consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori prima della firma definitiva”.

“Rifugiarsi dietro cavilli tecnico-giuridici  – dichiarano CGIL e SLC CGIL – per ignorare il responso di una consultazione democratica è quanto di più sbagliato vi possa essere. La democrazia non può essere vissuta né come un fastidioso ostacolo da evitare né come alibi per licenziare. Nessuno può ignorare che la procedura di licenziamento per 2511 lavoratori è frutto di una decisione dell’azienda e che nessuna responsabilità può essere messa in alcun modo in capo alle OO.SS. ed alle RSU e tantomeno ad una parte delle RSU“.

“Una vicenda amara e drammatica  – concludono CGIL e SLC CGIL –, a partire da coloro che si vedono privare del proprio posto di lavoro, rispetto alla quale è ancor più necessario che tutte le forze sociali e le Istituzioni siano fin da subito impegnate a ricercare e costruire soluzioni che diano una risposta occupazionale alle lavoratrici e ai lavoratori della sede di Roma di Almaviva“.

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