Annalisa Taverna contro Raggi: “Segui Beppe e comportati da 5 Stelle”

Annalisa Taverna, attivista pentastellata, si sfoga su Facebook contro Virginia Raggi, responsabile delle difficoltà che il Movimento sta vivendo nell'amministrazione romana. "Ascolta Beppe e i nostri parlamentari e comportati da 5 Stelle, perché ti abbiamo votato pensando che lo fossi"

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“Ti attaccano tutti e sei in mezzo al marasma ma me sembra il minimo. Il problema è che per le tue scelte del cazzo nel marasma ci stiamo anche e soprattutto noi”. Queste alcune delle parole con cui Annalisa Taverna, attivista M5S e sorella della senatrice Paola Taverna, ha attaccato su Facebook la sindaca Virginia Raggi.

Era già accaduto in passato, per la sorella del presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito, considerato vicino alla deputata Roberta Lombardi, altra nemica di Virginia Raggi. La Taverna imputa alla prima cittadina le colpe riguardo alle difficoltà che il Movimento attraversa nel governo della capitale. Il commento risale al 23 dicembre, quando orgogliosamente Beppe Grillo rilanciava sul suo blog le immagini di Virginia Raggi sola al Quirinale in occasione degli auguri con il presidente Mattarella. Per Annalisa Taverna, invece, non è affatto una scena di cui andare orgogliosi: “Sembri cappuccetto rosso sperduto tra i lupi cattivi – scrive – però quando hai scelto i tuoi collaboratori contro tutto e tutti la parte del lupo t’è riuscita benissimo. È arrivato il momento che invece di lodarti il popolo 5 stelle ti dica che hai rotto er cazzo”.

“Applica le regole del Movimento. Ascolta Beppe e i nostri parlamentari – conclude – e smetti de fa la bambina deficiente con manie de protagonismo e deliri de onnipotenza e comportati da 5 Stelle perché ti abbiamo votato pensando che lo fossi altrimenti chi te se cagava. Datte na calmata e non rompere i coglioni altrimenti t’appendemo pe le orecchie ai fili dei panni sul balcone fino a che non rinsavisci perché non abbiamo nessuna intenzione di perdere un sogno, anni di lotta, sudore e sangue pe na testa de cazzo”. (L’UNICO)

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