Becchi a Exit: “Non uscire dall’Europa ma rimanerci senza vincoli”

Il filosofo del diritto durante la trasmissione in streaming Exit: "Uscire dall'Europa non è possibile nell'immediato. Un'alternativa è la cancellazione del vincolo esterno dalla Costituzione oppure la creazione di una moneta parallela"

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di Francesco Amato

Il coronavirus è stato utilizzato per scopi politici. L’epidemia vuole avere uno scopo: il controllo totale e generalizzato della popolazione”. Ne è convinto Paolo Becchi, docente di filosofia del diritto e autore con Giuseppe Palma di “Democrazia in quarantena”, intervenuto a “Exit”, il talk condotto da Riccardo Corsetto e trasmesso in streaming da StopEuropa, il gruppo con un milione di italiani fondato da Enzo Dota e Michele Farina per promuovere il ritorno ad una moneta sovrana non a debito.

Ci hanno tolto libertà fondamentali, e non per un tempo limitato ma indefinito. Il contatto e le relazioni con gli altri, elemento fondamentale per la vita sociale e politica, è ancora nelle mani del governo – aggiunge Becchi –. Tutto realizzato, tra l’altro, sulla base di DPCM: atti amministrativi che non possono eventualmente essere sottoposti ad un controllo di legittimità costituzionale. Questo crea problemi gravissimi per l’ordinamento democratico italiano”. È un punto di vista politico, precisa Becchi. Ma del resto “ormai l’emergenza coronavirus di questo si tratta, è più un’emergenza politica ed economica che sanitaria ed epidemiologica, come la vogliono far sembrare”.

Becchi ha spiegato inoltre che “le restrizioni italiane sono un unicum in Europa”, e ha aggiunto che, “nonostante Conte continui a ripetere che il modello italiano è un modello da seguire, è meglio che non l’abbia imitato nessuno”. Anche perché sono “tutte scelte prese senza un dibattito parlamentare: il Parlamento veniva solamente informato di ciò che il governo aveva deciso o applicato”. Hanno, di fatto, messo in pratica quello che per tanto tempo hanno criticato: “l’uomo solo al governo che fa quello che vuole senza nessuna investitura popolare”.

Nel corso della trasmissione, Becchi è intervenuto anche riguardo alla sentenza della corte costituzionale tedesca del 5 maggio. “È chiaro che la sentenza sia una vendetta nei confronti di Draghi, almeno sul piano politico – ha detto –. La sentenza ha messo un forte ipoteca su ciò che Draghi aveva fatto nel passato in materia di quantitative easing, e allo stesso tempo dichiara che lo stesso non sarà replicabile nel futuro”. La sentenza tedesca, inoltre, per Becchi mina “l’indipendenza della Banca Centrale Europea, ma anche della banca nazionale tedesca, che non è sottoposta alle decisioni della BCE ma a quelle della corte costituzionale tedesca e quindi della Germania. Inoltre ha sancito la fine di ogni speranza per chi sognava ancora di poter contare sul quantitative easing anziché sul MES.

Uscire dall’Europa, infine, per Becchi non è la soluzione. “Ci dovremmo lamentare non di quello che fa la Germania, ma di quello che non fa l’Italia e di un Parlamento che vent’anni fa ha inserito nella Costituzione italiana il vincolo esterno – spiega –. La prima cosa da fare dunque non è uscire dall’Europa ma ritornare ad essere in Europa come ci sono i tedeschi in Europa, cioè senza vincolo esterno. I tedeschi, del resto, considerano la legge tedesca superiore al diritto europeo. In Italia non è più così, “ma non perché ci costringono i paesi del nord, ma perché siamo stati noi stessi a scriverlo in Costituzione. La schiavitù l’abbiamo voluta noi.

Un’alternativa all’uscita dall’Europa, irrealistica nell’immediato, è quindi una riforma che cancelli questo vincolo esterno. Ma anche “la creazione di una moneta fiscale, che potrebbe aiutare l’economia in corso, e che è compatibili con i trattati – conclude Becchi –. Nulla vieta al Tesoro di fare una sua moneta fiscale, lasciando l’euro come moneta ufficiale.

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