Bello Figo, la verità ci fa male

Sberleffo provocatorio all’Italia ventre molle dell’Europa, che è anche manifesto politico di un’immigrazione sfrontata, sfacciata, che non bussa sperando venga aperto, ma irrompe pretendendo.

Bello figo

di Andrea Furetto

Bello figo. Immigrato. Ma italiano. Dal Ghana all’Emilia Romagna, rapper di medie qualità. Perfetto per fare fortuna in Italia, dove da tempo la mediocrità fa curriculum. Gli anni 2000 con l’avvento del reality show e di YouTube hanno portato la mediocrità al potere. Non solo in televisione, ma anche  nella musica, nel cinema. Per non parlare della politica. I processi di selezione (la famosa gavetta) sono bypassati oggi da meccanismi di semplice empatia banalista. Ideologia della banalità. Una regressione di popolo a dimensione infantile. Basta gli dicano “cacca” l’italiano inizia a ridere gridando ancora. Dobbiamo fare i conti con noi stessi e la nostra parabola discendente di popolo, per ammettere che siamo divenuti dei coprofili culturali. Anche perché altrimenti non si spiegherebbero i 9 milioni di visualizzazioni ai video di Bello Figo, e alla sua ormai famosissima “Io no pago affitto”. Sberleffo provocatorio all’Italia ventre molle dell’Europa, che è anche manifesto politico di un’immigrazione sfrontata, sfacciata, che non bussa sperando venga aperto, ma irrompe pretendendo. “Scopiamo figa bianca”. “Vogliamo wifi  e “rubiamo biciclette”.

Dal punto di vista stilistico Bello Figo ha l’attenuante del realismo invettivo tipico del rap, cioè di chi canta la società descrivendone senza compromessi criticità e perversioni. Lo fanno da sempre Eminem (milioni di dischi venduti nel mondo) e qui da noi Fabri Fibra, a cui un filosofo del calibro di Galimberti ha riconosciuto uno spessore nichilistico e poietico. Il problema di Bello Figo non è lui ma noi italiani. Che prima lo rendiamo mito con 9 milioni di visualizzazioni, condannando la mediocrità al successo, e poi lo minacciamo di morte,  secondo il perfetto iter dei martiri che si guadagnano la Storia.

Abbiamo eletto Gianluca Vacchi personaggio dell’anno. Ci vergognamo ad ammettere pubblicamente di aver visto almeno una volta i  suoi video, ma la verità è che vorremmo essere come lui: sfondatamente ricchi, circondati di figa e apparentemente liberi da pensieri su qualche panfilo della Costa Smeralda. Vacchi è diventato fenomeno perché ha l’impudicizia di mostrare all’italiano, con la stessa mediocrità e immediatezza di un porno, chi e cosa l’italiano vorrebbe essere. Bello figo funziona con lo stesso meccanismo. Mostra la contraddizione tra chi vorremmo essere e cosa siamo divenuti. Vorremmo essere dei buon(isti) samaritani ma non siamo altro che degli importatori di delinquenza, “meticciato”, concorrenza sessuale, lavoristica e insofferenza sociale. Non so se è più mediocre Bello Figo di chi lo ha eletto nuova star del web ma certamente Bello Figo non è più mediocre di chi lo sta minacciando di morte. I duri alla Mussolini buttano divina mediocrità su banale mediocrità. “Vergognati, tagliati quel ciuffo, ti prenderei a calci”. Meglio Salvini. Che accusano di razzismo ma non possiamo accusare di banalità. Bello figo? “Ci racconta chi siamo.” Cosa NON siamo. Un popolo autocritico né auto-ironico. (L’UNICO)

 

Lascia un commento

commenti