Bimbo ucciso a Vetralla: padre strafatto d’alcol non avrebbe tentato suicidio

Tra le ipotesi giornalistiche circolate, dopo l'uccisione del piccolo Matias, e il ritrovamento senza sensi di Mirko Tomkov, si era parlato di un probabile tentativo di suicidio dopo l'assassinio del figlio ma secondo quanto appreso dal nostro giornale il polacco era senza sensi a causa di consumo eccessivo di alcol. Da scartare dunque l'ipotesi dell'omicidio con tentativo di suicidio

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Il piccolo Matias ucciso a dieci anni dal padre Mirko Tomkov
Riccardo Corsetto Direttore L’Unico

di Riccardo CORSETTO

Non avrebbe mai tentato il suicidio Mirko Tomkov, il polacco di 44 anni che a Cura di Vetralla, provincia di Viterbo, è indagato con l’accusa di aver ucciso il figlio di dieci anni, che al momento dell’aggressione si trovava solo in casa.

Tomkov secondo quanto appreso da L’Unico, da fonti ufficiali, quando è stato ritrovato dalla madre del bambino, era privo di sensi in un’altra stanza della casa. Inizialmente si era parlato di un tentativo di omicidio-suicidio, ma secondo quanto appreso dalla nostra redazione, l’uomo, trasportato in codice rosso all’ospedale Belcolle di Viterbo, e lì piantonato dalle forze dell’ordine, avrebbe perso i senso a causa dell’eccesso di alcol, e non ci sarebbero quindi altri elementi per confermare un tentativo di suicidio, dopo l’uccisione del figlio. Inoltre l’uomo non avrebbe assunto droghe.

Ieri Tomkov è apparso lucido e vigile durante l’interrogatorio davanti al GIP Savina Poli,  durato circa un’ora e trenta.

La madre del bambino, Mariola Rapaj, è stata dimessa dall’ospedale dopo il ricovero per lo shock. Polemiche sull’efficacia del codice rosso e dei provvedimenti di allontanamento che spesso fanno scattare la violenza senza contenerla. Tomkov aveva ricevuto l’obbligo di lasciare l’abitazione familiare 48 ore prima dell’omicidio del figlio Matias, mentre un bambino di dieci anni era solo in casa ad aspettare la madre costretta a lavorare. Un caso che mette in luce non solo la brutalità dell’uomo ma l’inefficacia del nostro sistema, dei servizi sociali e del codice rosso. Forse minacciare di dar fuoco a una donna davanti a un bambino dovrebbe essere sufficiente per privarlo della libertà.

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