Bisogna ammettere che l’euro è stato un errore: pillola blu o pillola rossa?

“L’euro è stato un grande errore. Bisogna lavorare a nuovi accordi che consentano l’uscita dalla moneta unica entro il 2022, trentesimo anniversario di Maastricht”. Queste parole pronunciate da Gyorgy Matolcsy, Governatore della Banca Centrale di Ungheria, innescano molto fermento nel dibattito sia politico che economico. C’è chi sostiene questa tesi giudicandola eccellente e chi invece ha qualche riserva.

Molto spesso si sentono molte critiche verso l’universo sovranista, capace, secondo i suoi avversari politici, solamente di criticare e di sfuggire spesso al volentieri al confronto, incantando i cittadini con false illusioni e promesse elettorali irrealizzabili. Ma quali potrebbero essere alcune proposte per migliorare l’area Euro e porre fine alle folli politiche di austerità?

Ecco qualche possibile ricetta economica: la Banca Centrale Europea ha un mandato di natura esclusiva, ossia ha soltanto un unico obiettivo, ossia quello della stabilità dei prezzi intesa come l’aumento dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo inferiore ma prossimo al 2%. La BCE dovrebbe invece integrare tra i suoi obiettivi, oltre a quello inerente all’inflazione, anche quello della crescita economica collegata alla lotta contro la disoccupazione che non deve mai essere superiore ad un certo valore di riferimento che potrebbe essere il tasso di disoccupazione dell’UE (attualmente al 6,3% FONTE: Eurostat).

Lo Stato che ha un tasso di disoccupazione superiore a quello europeo ha diritto ad accedere all’Investment Easing: il valore delle risorse è determinato dalla differenza tra il tasso di disoccupazione al suo livello effettivo e il 6,3% che si applica ai 4676.26 miliardi di euro di liquidità di cui attualmente dispone la BCE.

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Prendiamo il tasso di disoccupazione italiano, attualmente al 9,5% (FONTE: EUROSTAT): la differenza tra 9,5 % e 6,3% dà 3,2%. Il 3,2% di 4676.26 è 149,64 miliardi di euro, ossia le risorse che il programma dell’Investment Easing attribuirebbe all’Italia, da utilizzare per investimenti pubblici, fondamentali dato che la successiva crescita economica funga da traino agli investimenti privati e quindi dare un colpo deciso e netto alla disoccupazione.

Prendetevi cura della disoccupazione e il bilancio si curerà da solo. Chi avrà mai detto questa frase? Uno “statistahahaha” alla Di Maio? No John Maynard Keynes, il padre della macroeconomia moderna, non il capo politico dei cinque stelle, in preda a manie di onnipotenza.

Un’altra regola proposto da Nicola Chiribella, consigliere comunale della Lega a Borgoforte, è quella di togliere le attuali regole di finanza pubblica, decisamente stringenti per le economie europee (soprattutto per la nostra) sostituirle con il pareggio di bilancia commerciale o meglio un pareggio di bilancia commerciale: quindi non ci sono Paesi che punterebbero eccessivamente sull’export, come la Germania, lasciando indietro tutti gli altri. Ad esempio: la Germania ha un avanzo di partite correnti superiore a quello stabilito nei Six Pack, quindi deve fare deficit. Stesso discorso per l’Italia: avendo un avanzo di partite correnti di circa 50 miliardi di euro può permettersi di fare deficit per tale cifra. Una regola che, come visto, permette agli Stati di avere più flessibilità sul bilancio nazionale. La Francia che ha invece un disavanzo di partite correnti, deve fare austerità.

Altra pista è quella del Piano B, suggerita già da diverso tempo da Paolo Savona, ora Presidente CONSOB.

Per riprendere la famosa citazione di Matrix: pillola blu o pillola rossa?

Pillola blu: l’Europa viene cambiata con queste regole

Pillola rossa: piano B del Prof. Savona

Quale scegliete? Ai posteri ardua sentenza, ma intanto meglio cominciare a pensarci.

Stefano Mastrillo