Brogli elettorali, l’America che i media (non) raccontano

Da come ne parlano i media italiani, Trump è un povero invasato che non vuole accettare la sconfitta e si sta giocando il tutto per tutto per non si sa quale motivo, o peggio ancora per tutelare i propri interessi privati. Ma è davvero così?

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Tutti diamo per scontato la nostra libertà di informazione e facciamo affidamento sulle notizie che ci arrivano dai giornali e dalle TV ma, per quanto possa sembrare incredibile nell’era delle telecomunicazioni, la più grande battaglia del nuovo secolo sta passando completamente inosservata. Faccio riferimento alla contestazione dei brogli nelle ultime elezioni presidenziali che sta deflagrando nei tribunali americani.

Da come ce lo raccontano i nostri media, Trump è un povero invasato che non vuole accettare la sconfitta e si sta giocando il tutto per tutto per non si sa quale motivo, o peggio ancora per tutelare i propri interessi privati, come il nostro caro Silviuccio (mi permetto di chiamare così Silvio Berlusconi citando la vecchia satira nostrana). Ma sarà proprio così? Seguendo le fonti americane, si direbbe proprio di no. Ci sono attualmente più team che stanno presentando denunce di brogli, di cui solamente uno, guidato da Rudy Giuliani, rappresenta il 45° Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump.

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L’avvocato personale di Donald Trump, già sindaco di New York, Rudy Giuliani.

Rudy Giuliani, salito agli altari della cronaca nostrana per la tintura dei capelli, ha una lunga e gloriosa storia alle sue spalle. È stato sindaco di New York dal 1994 al 2001 e, in ottemperanza al motto elettorale “tolleranza zero”, ha riorganizzato la città ed ha lotto contro la criminalità, ottenendo una netta diminuzione dei crimini in generale e dei crimini violenti durante il proprio mandato. Precedentemente, come procuratore generale del South District di New York, si era battuto contro la droga e il crimine organizzato, collaborando in quegli anni anche con i nostri martiri Falcone e Borsellino nelle indagini sulla mafia ed il narcotraffico.

Dal 2018, Giuliani ha seguito come avvocato personale di Trump il famigerato Impeachment sul Russia Gate e sui contratti controversi in Ucraina, per il quale la stampa nostrana ha dimenticato di comunicarci che si è dimostrato un nulla di fatto nei confronti di Trump, ma che sono ancora in corso indagini che coinvolgono Obama, la Clinton ed il sedicente presidente eletto Biden, soprattutto per i suoi controversi rapporti con l’Ucraina e per quelli ancora più controversi del figlio Hunter.

Alcuni media nostrani dicono che Biden è il Presidente eletto e che non ci sono prove di brogli, ma in realtà sono state raccolte e depositate centinaia di dichiarazioni giurate e video che attestano l’inserimento di contenitori pieni di schede di dubbia provenienza in un momento in cui i conteggi erano stati sospesi e non erano presenti rappresentanti dei partiti. I nostri media dicono che non ci sono brogli ma non danno informazioni al riguardo, non riportano le prove che sono state depositate in Georgia e non fanno vedere cosa dicono gli avvocati di Trump nelle rassegne stampa, fata eccezione per il resoconto dettagliato della tintura per capelli.

Non citano neanche la giurisprudenza americana ed il fatto che ci sia un precedente, la sentenza 98 US 61 del 1878 della Corte Suprema Americana che certifica legalmente il precedente che anche in presenza di un solo broglio in un solo stato, quelli depositati in Georgia ad esempio, viene inficiata la regolarità dell’intera elezione, estromettendo il candidato democratico. E non dicono neanche che sono stati sequestrati i server collegati alle macchine Dominion per il voto elettronico e sono state riscontrate diverse irregolarità nel software che potrebbero creare non pochi grattacapi al sedicente presidente eletto Biden, anche perché sono state depositate come prove nella causa in Arizona accompagnate da diverse testimonianze giurate.

A detta dello stesso team giuridico di Trump, molte prove non sono state ancora rilasciate e saranno rilasciate direttamente quando si arriverà alla corte suprema. Sono state annunciate anche se non sono state ancora depositate le prove relative alla verifica della validità delle schede. Alcune fonti hanno riportato l’esistenza di alcune filigrane che consentirebbero il riconoscimento delle schede elettorali originali da quelle contraffate. Ipotesi che personalmente considero realistica, ma che riporto con il beneficio di inventario fino alla formalizzazione delle relative denunce in sede processuale.

Gran parte dei nostri media ed anche molti nostri politici di rilievo si sono congratulati con Biden ma di fatto Biden non ha avuto alcun riconoscimento formale. Ha sono iniziato una parziale transizione in un modo quantomeno controverso, accompagnato dalla denuncia di minacce di Emily Murphy, la responsabile del GSA, l’ufficio che gestisce la suddetta transizione, che i nostri media si sono ben guardati dal diffondere come notizia. Oltre al team di Trump è presente almeno un altro team, quello guidato da Sidney Powell, che porta avanti altre denunce di brogli per conto dell’ associazione We the People (Noi il Popolo).

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L’avvocato ed ex procuratore federale USA, Sidney Powell.

Sydney Powell era l’avvocato del Generale Flynn, un generale incriminato durante le indagini di Muller (il Russia Gate, ndr) che è uscito indenne da anni di cause ed alla fine è stato graziato dal Presidente subito prima della festa del ringraziamento. Sydney Powell è un avvocato militare in grado di perseguire anche presso le corti militari le accuse di alto tradimento e tutte le accuse legate all’interferenza straniera che si iniziano a palesare ma ancora non sono state formalizzate (collegamenti tra i finanziamenti ottenuti dalla società che gestisce le macchine per il voto dominion e la Cina e sembra anche la produzione di schede elettorali false in Cina).

La battaglia è ancora apertissima e ricca di colpi di scena e sembra incredibile che sia così poco rappresentata dai nostri maggiori media e ci si possa informare soltanto sulle fonti originali e su giornali minori o considerati complottisti. Questo fatto rimanda storicamente a periodi non proprio felici della nostra storia, quando gran parte degli italiani non si fidava più dei giornali o delle comunicazioni ufficiali e sentiva Radio Londra per cercare di capire cosa stava effettivamente accadendo.

Paola De Santis

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