La trascrizione del verbale dell’interrogatorio di garanzia di Raffaele Marra, dello scorso 20 dicembre, non lascia dubbi sul ruolo chiave dell’ex capo del Personale del Campidoglio sulla distribuzioni di nomine ed incarichi.

“SCARPELLINI? L’HO INCONTRAI 10 VOLTE” – “Io non sono una persona corrotta, sono una persona perbene. Nella mia vita forse dieci volte mi sono incontrato con Scarpellini”. Così Raffaele Marra il 20 dicembre scorso nell’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto con l’accusa di corruzione. Secondo l’accusa, l’imprenditore Sergio Scarpellini avrebbe pagato a Marra alcuni immobili per corromperlo. Per questo i due finirono in manette il 16 dicembre scorso: Scarpellini passò ai domiciliari dopo pochi giorni, mentre l’ex funzionario comunale è tuttora detenuto nel carcere di Regina Coeli. In alcune intercettazioni risalenti all’estate del 2016, l’ex finanziare, poi diventato capo del personale del Campidoglio, parlando con la segretaria di Scarpellini si definiva “a disposizione” dell’imprenditore.

Secondo la procura, tra le regalie di Scarpellini a Marra ci sarebbe il pagamento da parte dell’imprenditore di buona parte dell’appartamento nel quale Marra risiede, da lui acquistato nel 2013 dall’Enasarco, e per il quale Scarpellini avrebbe fornito oltre 367 mila euro. Marra è anche indagato in un’altra inchiesta, ancora aperta, nella quale risponde di abuso d’ufficio insieme alla sindaca Virginia Raggi (accusata anche di falso in atto pubblico) per la nomina del fratello, Renato Marra, a capo del dipartimento Turismo del Comune.

“Nel 2016 penso di aver incontrato Scarpellini una o due volte. Diciamo che il rapporto avuto con lui – riferì Marra nell’interrogatorio davanti al gip – è un rapporto in cui nella vita ci saremo incontrati in sei anni forse dieci volte, dodici volte, lo potete verificare”.

Dopo aver spiegato che la somma, ritenuto provento del reato (i 367mila euro provenienti dai conti correnti di Scarpellini per l’acquisto di un immobile in via Prati Fiscali nel 2013), “è solo una restituzione”, Marra aveva detto al gip: “Ho dato disposizione ai miei avvocati di non presentare alcuna istanza di scarcerazione, di misura alternativa, io voglio rimanere in galera. Io devo rimanere qua sino a quando non sarò sufficientemente in grado di dimostrare la mia estraneità. Io sono una persona perbene, non sono un corrotto, non ho mai aiutato nessuno, questo deve essere chiaro… Voglio uscire da qua dentro con tutta la dignità che merito”.

“VOLEVO LASCIARE IL CAMPIDOGLIO” – A Virginia Raggi “ho più volte manifestato la volontà di andare via sin dai primissimi giorni dal conferimento dell’incarico di vice capo di gabinetto”. Così Raffaele Marra spiegava la sua posizione in Campidoglio e, a suo dire i dubbi, nell’interrogatorio di garanzia quattro giorni dopo esser stato arrestato con l’accusa di corruzione. In poche ore Marra era passato dall’essere considerato da Virginia Raggi la persona che conosceva meglio di chiunque altro il Campidoglio, tanto da cercargli un posto di rilievo nel suo staff nonostante le critiche feroci di una parte del del M5s, all’esser definito dalla sindaca, subito dopo l’arresto, “uno qualsiasi dei 24mila dipendenti del Comune”.

“Ci sono decine di messaggi tra me e il sindaco in cui più volte manifesto la volontà di andare via sin dai primissimi giorni dal conferimento dell’incarico di Vice capo di gabinetto – ha detto Marra davanti al gip – il mio ruolo al comune sarebbe dovuto essere tutt’altro”. “Mi disse il sindaco: mi puoi aiutare a far ripartire la macchina organizzativa? e io dissi che l’unico ruolo che al momento mi poteva dare era un incarico soltanto di coordinamento – ha aggiunto Marra – la proiezione non era fare il vicecapo di gabinetto vicario ma fare il direttore generale del Comune che è ben altra cosa”.

“Negli ultimi mesi della campagna elettorale siccome conoscevo il funzionario Salvatore Romeo, mi avevano chiesto (esponenti M5S ndr) di dargli un supporto relativamente alle attività che avrebbero dovuto svolgere e mi chiesero la disponibilità a rientrare dall’aspettavi per dar loro una mano”. “Io – aggiungeva Marra – pur avendo dato in un qualche modo una mano in quei giorni, avevo più volte manifestato la mia indisponibilità a rientrare proprio perché avevo anticipato che ci sarebbero stati degli attacchi assolutamente strumentali nei miei confronti. La stessa cosa era successa inizialmente, nel 2010 e poi nel 2013, quando c’era il sindaco Marino”.

“RAPPORTO CON MOVIMENTO 5S? INESISTENTE – Il mio rapporto con il movimento (5S, ndr) è assolutamente inesistente. Io conoscevo una persona del movimento che si chiama Salvatore Romeo perchè era un mio funzionario al Dipartimento Partecipazione, questo era il rapporto che avevo…”.

INCARICHI E RETRIBUZIONI – Raffaele Marra suggeriva via sms incarichi e retribuzioni disegnando le basi della macrostruttura del Campidoglio. Il dettaglio, già emerso nel corso delle indagini, ora è più chiaro con il deposito degli atti del processo per corruzione. “Domani ti mando i provvedimenti da adottare, i possibili incarichi e le retribuzioni”, scrive Marra a Salvatore Romeo, ex capo della segreteria di Virginia Raggi. Marra, ex capo del Personale, dunque secondo quanto emerge da chat e mail, ma già anticipato dagli atti di indagine, stava ponendo le basi della macrostruttura dirigenziale del Campidoglio attuata attraverso l’istituto dell’interpello. Con questa procedura fu poi promosso il fratello Renato a capo del dipartimento turismo.

MARRA E ROMEO: I PRIMI ATTI DA COMPIERE – “Ci sono cose che possiamo fare subito e cose che necessitano di modifiche del regolamento relativo alla organizzazione e funzionamento degli uffici. Domani ti chiamo e ti dico”. Così in chat Raffaele Marra a Salvatore Romeo l’11 maggio 2016, quando i due sentono già in tasca la vittoria di Virginia Raggi alle imminenti elezioni comunali. “Questa notte ho completato il lavoro che mi ha chiesto V. (verosimilmente Virginia Raggi, ndr) relativamente ai primi atti da compiere. Dopo ve li mando”, scrive Marra a Romeo il 10 giugno, pochi giorni dopo il primo turno delle amministrative che Raggi ha chiuso nettamente in vantaggio su Roberto Giachetti del Pd. Il 12 giugno ancora Marra a Romeo: “Ti ho inviato due email. La prima con la macrostruttura! La seconda con la lista degli atti da compiere e relativa tempistica. Confermami che hai ricevuto le email e ke riesci ad aprire gli allegati”. Quindi una raccomandazione: “Ps gira le email solo a V. e Daniele mi raccomando”. Dovrebbe essere Daniele Frongia, poi vicesindaco e con Raggi, Marra e Romeo nella ormai nota chat “4 amici al bar”.

“Ritenuto che il pericolo di recidivanza non appare in nulla attenuato, risultando allo stato concreto e attuale, nonché di notevole intensità”. Lo scrive il gip Maria Paola Tomaselli nel provvedimento con il quale ha confermato per Raffaele Marra il regime di custodia cautelare in carcere.

Il giudice, sulla base del parere negativo espresso dagli inquirenti, prende atto che “l’amministrazione capitolina, a seguito dell’emissione del provvedimento cautelare nei confronti di Marra, ha preso le distanze da questi sia a livello mediatico con le dichiarazioni rese dal sindaco Raggi, sia sostituendolo nell’incarico sino ad allora ricoperto”.

Inoltre specifica che “dalle dichiarazioni rese da Sergio Scarpellini nel corso dell’interrogatorio di garanzia e in particolare davanti ai pm, che hanno la natura di una vera e propria chiamata in correità che ha confermato l’impianto accusatorio, già di estremo significato, e la ricostruzione dei fatti operata nell’ordinanza, emerge in maniera chiara”. E “da un canto, la disinvoltura con la quale Marra era solito avanzare le sue richieste e con la quale faceva mercimonio della sua funzione e, dall’altro, come la determinazione dell’imprenditore di accoglierne le istanze fosse motivata dalla posizione di potere da questi rivestita e dalla capacità di influenzare le scelte della pubblica amministrazione ad essa connessa”.

È fissato per il prossimo 25 maggio, davanti alla seconda sezione del Tribunale di Roma, il processo all’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele Marra e all’imprenditore Sergio Scarpellini, accusati di corruzione. Il rito immediato, chiesto dalla pm Barbara Zuin e dall’aggiunto Paolo Ielo, titolari dell’indagine, consente di saltare l’udienza preliminare portando il processo direttamente in aula.

 

 

 

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