Cari sovranisti, siete proprio certi del NO a Draghi?

Mario Draghi, in un governo di Unità Nazionale, quindi con la diretta partecipazione di tutti i partiti soprattutto nelle persone dei Leader, consentirebbe all’Italia non solo di uscire dall’emergenza, ma anche di uscire dalle contrapposizioni del 900. Facendo ripartire il paese in un nuovo, grandissimo, inizio.

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di Francesco Magrini

Uno dei pochi (per non dire l’unico) tema di politica che in questi giorni drammatici timidamente si affaccia, principalmente sulla blogosfera, è quello di un governo di Unità Nazionale con a capo Mario Draghi.

Si affaccia soprattutto nel mondo cosiddetto sovranista, dove viene citato frequentemente per esorcizzarlo e dove sembra gettare parecchio scompiglio – anche se, piccolo inciso, nulla di paragonabile a quello che sta succedendo in questi giorni sul versante degli euro-globalisti, che vedono crollare tutti insieme anni di politiche (criminali), di visioni (inesistenti) e di balle sulle quali il mondo sovranista da molto tempo cerca di aprire gli occhi a loro stessi ed agli italiani (per quanto riguarda gli italiani, con crescente ed evidente successo: per quanto riguarda loro, finora, no….); e nel dramma e nella disperazione che l’Italia sta vivendo in questi giorni, abbiamo la magra consolazione di vedere quasi tutti coloro che da anni non fanno altro che insultare e deridere il fronte sovranista prendere praticamente le sue stesse posizioni e dire le sue stesse cose (anzi, perfino molto peggio); e di guardare come costoro, aprendo finalmente gli occhi sulla realtà, oggi si esprimano in quell’insieme di balbettii, di dichiarazioni ultrasovraniste e di conversioni ad U comiche e disperate che Alberto Bagnai, con la usuale genialità, ha definito “Il Crepuscolo dei Babbei”.

Ma ci penseranno gli italiani, non appena avranno la possibilità di farlo, a far garbatamente presente quello che pensano del mondo euro-globalista e dei loro piddini e pentastellati alfieri, e quello che costoro meritano per la follia in cui ci hanno cacciato.

Occupiamoci al momento, invece (visto che in un modo o in un altro ne va del futuro dell’Italia) del tema Governo Draghi, che tanto scompiglio, dicevamo, sta portando nel mondo sovranista.

Prima, però, mettiamo un punto fermo, chiaro oramai evidentemente a tutti: tra le opzioni in campo, non c’è quella delle elezioni. 

Già prima del coronavirus le elezioni erano, come è noto, difficilissime da ottenere, per l’evidente combinato disposto delle pressioni e delle richieste delle elite europee unite al desiderio di molti parlamentari di non doversi cercare un lavoro (che in alcuni casi sarebbe stato il primo!) che si sposava perfettamente al desiderio di diversi leader politici di vedere il proprio partito scomparire dalla cartina geografica della politica il più tardi possibile. Oggi, oltre al tema politico, si aggiunge anche il problema insieme sociale e tecnico della pandemia in atto, dove al blocco della quarantena seguiranno problemi economici drammatici che richiederanno risposte rapide e che difficilmente potranno lasciare spazio sufficiente, sia sul piano pratico che sul piano emotivo, alle contrapposizioni di una campagna elettorale (ed a cui seguiranno comunque il previsto referendum per la riforma costituzionale del numero dei parlamentari ed infine il semestre bianco); in queste condizioni, pensare che sia tecnicamente ipotizzabile un qualche ricorso alle elezioni è utopia allo stato puro. Ed anche i leader sovranisti sembrerebbero essersi ampiamente resi conto dell’impercorribilità di questa ipotesi. 

Quindi, cominciamo a chiarire che l’unica alternativa che gli Italiani sembrano oggi avere davanti è solamente il Governo Conte / Casalino / Gualtieri (e ce li vedo proprio, a gestire il dramma economico che sta per seguire al dramma sanitario da loro palesemente NON gestito). Con qualche possibile modifica interna, qualche rimpasto o spostamento di qualche ministro, ma che non cambierebbe la sostanza del governo, ovvero di una maggioranza totalmente o quasi prona alla troika, che finirebbe per accettare qualsiasi cosa proposta dalla Germania (magari dandogli un nome “potabile”), pur di non arrivare al punto di dover “fare da soli”.  

Draghi, dicevamo: mettiamo intanto insieme sinteticamente il curriculum che, per quanto possa valere, è francamente impressionante: allievo e assistente universitario del grande Federico Caffè, relatore della sua tesi, e successivamente dei premi Nobel Franco Modigliani e Stanley Fisher al MIT di Boston, dove svolge il suo PhD, Professore Ordinario di Economia e Politica monetaria alla Facoltà di Economia a Firenze, membro del Board of Trustees a Princeton e Visiting Professor ad Harvard, una quindicina tra lauree e PhD honoris causa; questo solo per la parte universitaria – e saltando la maggioranza dei passaggi. 

Dal punto di vista professionale, chiamato nel 1983 come consigliere del ministro dell’economia dall’ultimo governo Craxi, è stato fino al 90 Direttore esecutivo della Banca Mondiale, dal 1991 al 2001 è Direttore generale del Ministero del Tesoro, su nomina da parte di Guido Carli e confermato da tutti i governi successivi. Nel 2005, dopo un passaggio nella banca d’affari Goldman Sachs, diviene il nono governatore della Banca d’Italia, Presidente del Financial Stability Board e, dal 2011, Presidente della BCE.         

Ma allora, come mai tanta acredine nei confronti di una persona dotata di un curriculum, sul piano accademico come sul piano operativo e manageriale, che francamente davvero pochi, e non parlo solo a livello italiano, possono vantare?

E’ presto detto: il mondo sovranista vede in lui uno degli artefici, uno dei protagonisti del liberismo sfrenato e della dittatura finanziaria che, per tramite della EU, ha impoverito e sta impoverendo il nostro paese.

Lo vede come colui che ha dato il via alle liberalizzazioni, che hanno impoverito il tessuto economico del paese, lo vede come colui che ha fatto l’interesse delle banche, come capo della BCE, e che fa parte di tutti i peggiori “bar di Caracas”, ovvero di tutti i circoli elitari della finanza globalista (dal Bilderberg, alla trilaterale etc.). Insomma, è visto come un succedaneo di Monti, e si teme, comprensibilmente, che venga messo a completare l’opera di distruzione e di svendita del paese e del suo settore pubblico che il summenzionato bocconiano ha così brillantemente iniziato.

Ma è davvero così? Vediamolo punto per punto, almeno negli aspetti principali.

Capitolo liberalizzazioni. E’ vero, Draghi, in qualità di Direttore Generale del Ministero del Tesoro, vi ha partecipato attivamente, fin dalla fasi iniziali (ed anche nella famosa crociera a bordo del Britannia). Ed è assolutamente vero che le liberalizzazioni, almeno nella maggioranza dei casi, per come sono state fatte hanno nuociuto all’Italia ed agli Italiani, vedendole con il senno di poi. Però, vedendole con il senno di poi… Per quanto ero all’epoca giovanissimo, io me lo ricordo bene, il periodo delle liberalizzazioni: e ricordo perfettamente – mentre sembrano averlo tutti dimenticato – quanto gli italiani fossero stufi di uno Stato onnipresente, mastodontico, che funzionava pochissimo e nel quale si andava avanti, quasi per ogni cosa, solo con le raccomandazioni (negli ultimi due aspetti, va detto che le cose non è che sia cambiate poi molto). Può darsi che siamo stati traviati da propaganda pro-liberalizzazioni, ma l’idea che allo Stato si aggiungesse un privato, in grado di garantire maggiore efficienza e di aggiungere quella concorrenza che avrebbe potuto consentire di offrire servizi migliori al cittadino, parlandone storicamente, era una idea che incontrò un enorme favore da parte della stragrande maggioranza degli italiani. Certo, dopo ce ne siamo, almeno in molti, pentiti. Ma molto dopo.  

Quindi, qui la critica a Draghi è che, a differenza di quasi tutti gli Italiani, lui avrebbe dovuto capire che le liberalizzazioni non erano un buon affare, e che, pur essendo un tecnico (ovvero, qualcuno che non ha il mandato di decidere, ma di mettere in opera scelte fatte da altri, vale a dire i politici) avrebbe dovuto fermarle. Domande: Draghi lo sapeva che le liberalizzazioni sarebbero state un vantaggio per i grandi capitali finanziari – anche italiani – ed una fregatura per l’Italia (a differenza, ripeto, di quasi tutti gli italiani, che erano favorevolissimi alle liberalizzazioni)? Difficile dirlo. Forse si. Ma avrebbe potuto fare qualcosa per fermarle? Da tecnico, avrebbe potuto mettersi contro i politici, e cercare di arrestare da solo un’onda che in quel periodo stava crescendo non solo in Italia ma in tutto il mondo? Qui, onestamente, mi sento di rispondere: certamente no. Se avesse boicottato un processo in atto in tutto il mondo e già ampiamente deciso dai politici dell’epoca (con il favore di quasi tutti gli italiani), il processo sarebbe andato avanti lo stesso, solo senza di lui: lo avrebbero messo da parte. Ha scelto di cavalcare quest’onda, magari auto-convincendosi che avrebbe portato vantaggi agli italiani, e l’ha usata per costruirci sopra (a differenza di altri, che non ci sono riusciti) una carriera straordinaria e di un network di relazioni internazionali di assoluto valore.

Capitolo BCE. Qui l’accusa è francamente insensata. Mario Draghi è stato messo a capo della Banca Centrale Europea soprattutto dalle principali Banche Europee. Da capo della BCE, ha fatto l’interesse delle banche Europee: dove è lo scandalo? Ha fatto gli interessi dei suoi “aventi causa”, di quelli che lo avevano nominato.  Peraltro, va detto che ha fatto l’interesse delle Banche con intelligenza, competenza, capacità e, non ultimo, un forte piglio decisionale: di fronte a quella che un CEO di mia conoscenza chiama la “solitudine della decisione”, ha dimostrato di saper affrontare la situazione, non demandando, non rimandando, ma affrontando i problemi. E va anche detto che nelle decisioni che ha preso, ha avuto la capacità di resistere anche a pressioni molto forti: non è un mistero, infatti, che nell’utilizzo del Bazooka e del Quantitative Easing si è messo in tutto e per tutto contro la Germania (i falchi erano contrarissimi), ed ha tirato dritto. Ed alla fine aveva ragione lui (sia detto per inciso, alla Germania ed ai Paesi del Nord Europa Mario Draghi non è simpatico proprio per niente: tutt’altro).

Ovunque sia stato chiamato, è un fatto che Mario Draghi abbia svolto il compito che gli era stato affidato in modo eccellente. Soprattutto nei riguardi di chi, quel compito, glie lo aveva assegnato. Ora stiamo parlando di un compito che, a rigor di logica, gli stanno assegnando gli Italiani (quantomeno per via dei loro rappresentanti in parlamento)… 

Certo, “i peggiori bar di Caracas”, ovvero i peggiori circoli della finanza globalista, li conosce e li frequenta proprio tutti (alla pari, peraltro, di uomini che riscuotono nel mondo sovranista molta meno “indignazione” di quella che riscuote lui, come ad esempio Giulio Tremonti o Paolo Savona). Però anche lì ci sarebbe molto da dire. Chi, come chi vi scrive, legge per lavoro quotidianamente l’organo di stampa ufficiale della finanza globalista, ovvero il Financial Times, sa ad esempio che da almeno un quinquennio sul FT appaiono a getto continuo, anche a firma di famigerati gestori di hedge fund o di MD della Goldman Sachs, articoli che invitano gli stati ad intraprendere politiche economiche espansive, riscoprendo i dettami del keynesianesimo (la verità è che popoli ricchi che diventano poveri non convengono proprio a nessuno, nemmeno alle banche d’affari).

Draghi di Monti non ha nulla (nome a parte). Monti è un accademico messo in Italia dalla Troika (la Troika è la Germania, né più né meno), che si è limitato ad eseguire gli ordini. Draghi ha esperienza manageriali di altissimo profilo, e quando, comprovatamente, si è trattato di andare contro il volere della Germania, non ha avuto problemi a farlo. E credo in questo sia stato l’unico, almeno negli ultimi 20 anni, e non solo in Italia – dopo sono arrivati Farage, Johnson e Trump.

Soprattutto, e veniamo al punto più qualificante di tutti, e di questo scritto, Draghi non avrà in comune con Monti la tipologia di governo.  Il governo Monti è stato un governo tecnico (e dai governi tecnici, ovvero di governi supportati dalla politica “esternamente”, abbiamo capito che bisogna scappare come davanti alla peste). L’eventuale governo Draghi non sarà un governo tecnico. Non sarà un governissimo. Sarà un Governo di Unità Nazionale. Ovvero un governo che preveda una assunzione di responsabilità da parte di TUTTI i partiti, e di cui tutti i partiti, nella persona dei loro Leader, devono entrare a far parte. Se non è così, non è un Governo di Unità Nazionale. E, quindi, non ci interessa, grazie.

Ma, in una situazione drammatica come questa, che il nostro paese non viveva dalla fine della guerra (periodo caratterizzato, per l’appunto, da un governo di Unità Nazionale), è fondamentale che la politica si unisca per traghettare il paese verso la salvezza. Con la convinzione che un Governo che preveda, presenti nel Consiglio dei Ministri in funzione del loro ruolo di Ministri del governo, Matteo Salvini e Giorgia Meloni difficilmente, Draghi o non Draghi, potrebbe muoversi in direzione “montiana” ovvero anti-italiana (che Matteo e Giorgia pagherebbero in modo devastante, sul piano elettorale).

Ribadiamolo, perché il punto è dirimente: il Governo Draghi di Unità Nazionale avrebbe, soprattutto, l’enorme, basilare differenza con il Governo Monti di dover necessariamente prevedere il coinvolgimento diretto di tutti i partiti nelle persone dei loro Leader (e, quindi, significherebbe per il fronte sovranista affrontare la prova di Governo).

Non ci impone questa riflessione solamente l’evidenza dell’ecatombe economica che il Paese sta per affrontare (e che, se affrontata correttamente, potrebbe consentirci un “nuovo Inizio” sfolgorante). Ma siamo convinti che un Governo di Unità Nazionale, oltre a poter salvare il paese, è anche l’occasione per uscire definitivamente dalla Seconda Guerra Mondiale. Da quella contrapposizione che vede “quelli dall’altra parte” non come “avversari” (magari con idee sbagliate, nocive, magari incapaci etc), ma li vede come “Il Male Assoluto”. Fascisti o Comunisti. Gente con cui non si deve avere nulla a che fare. Salvando l’Italia tutti insieme, saremmo tutti insieme finalmente legittimati a vicenda. Ci lasceremmo definitivamente i drammi del 900 e le sue divisioni alle spalle. E ricordate che i primi ad avere vantaggio da un popolo intimamente diviso, sono i nemici di quel popolo. Lo sono sempre stati.

Mario Draghi, al di là del profilo accademico e professionale assolutamente eccezionale (non solo in Italia), e delle straordinarie capacità dimostrate, è l’unico che può riuscire in questo intento, nell’intento cioè di mettere d’accordo sulla sua figura tutti i partiti presenti in parlamento (meno forse il solo 5 stelle, parlandone da vivo) – con la prospettiva poi, una volta salvata l’Italia con l’aiuto della sua classe politica, di andare al Quirinale, consegnando il paese alle urne ed al Nuovo Corso che, da una Italia rinata, può venir fuori. Tutti gli altri profili che stanno emergendo (a cominciare da Tremonti) difficilmente potranno essere accettati, da una parte o dall’altra.

Quindi, cari amici sovranisti, anche tenendo presente che l’unica alternativa realistica è un Governo Conte/Casalino/Gualtieri, siete sempre certi del vostro NO assoluto ad un governo di Unità Nazionale, presieduto da Mario Draghi?

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