Casa del Cinema: omaggio alla divina Caterina Boratto

La Casa del Cinema in occasione dell'anniversario della nascita dell'attrice Caterina Boratto, le rende omaggio con la proiezione dei suoi più celebri lavori

Una vita da leggenda e non solo nel cinema: Caterina Boratto, la diva degli anni Quaranta che incantò Hollywood e almeno due generazioni di italiani. In occasione dell’anniversario della nascita (15 marzo 1915) la Casa del Cinema le rende omaggio dal 14 al 16 marzo con la proiezione di alcuni suoi celebri film impreziosita da contributi documentali e letterari a partire da quello del figlio, Paolo Ceratto, co-autore del libro a lei dedicato.

Una vita personale e professionale, al di là delle indubbie qualità artistiche, avvolta nella leggenda e nel mito sin dagli inizi ai tempi del primo successo ‘Vivere’ del 1936, vuoi per le voci  circolanti di una sua presunta parentela con il noto Ercole Boratto, lo chauffer del Duce (il regime era convinto che fosse il padre), vuoi per quelle diffuse ad arte per pubblicizzare il film su una sua relazione con il protagonista, Nino Besozzi.

Eppure grandi amori, torbidi e tragici, non mancarono certo alla divina. Primo fra tutti quello per l’eroe di guerra, il conte Guidi di Romena, “il giovane colonnello pilota di Bertinoro, il solo a farla letteralmente tremare di desiderio” scrive la figlia Marina, giornalista, in anni recenti raccogliendo le confidenze  della madre. La morte del conte in un incidente aereo durante il conflitto mondiale contribuisce a costruire l’immagine dell’eroina da romanzo rosa che la Boratto si porterà dietro per tutta la vita nonostante le mille svolte che questa ebbe.

A partire appunto dal successo di “Vivere” che le spalancò le porte di Hollywood e degli Studios. Sembrava l’avvio di una carriera oltremanica sfolgorante e invece la guerra e il fascismo la trasformarono in “nemica degli Stati Uniti” costringendola al ritorno in patria dove rimase protagonista sugli schermi italiani fino al film “Campo de’Fiori” di Mario Bonnard del 1943 sceneggiato anche dal giovane Fellini che avrà poi un ruolo decisivo per la sua rinascita artistica.

Nel frattempo la vita le riserva momenti drammatici legati all’evolversi della situazione storica e politica internazionale. Un fratello partigiano, un altro ucciso nell’eccidio di Cefalonia. Rivede e sposa nel 1944 un amico d’infanzia, Armando Ceratto, proprietario della Clinica Sanatrix e legato alla Resistenza torinese, che ospitò diversi partigiani e anche l’amministratore della FIAT Vittorio Valletta.

Dopo un fugace ritorno sugli schermi con  “Il Tradimento” di Riccardo Freda nel 1951, fu Federico Fellini a indurla a tornare definitivamente in attività agli inizi degli anni Sessanta offrendole una parte in “8 ½”. Questa occasione le aprì una nuova prospettiva in un cinema tanto diverso da quello che aveva conquistato da giovane e le permise di frequentare tutti i generi cinematografici: la commedia musicale con Lina Wertmüller (“Non stuzzicate la zanzara”, 1967), il thriller con Mario Bava (“Diabolik”, 1968), il kolossal con Sidney Pollack (“Ardenne ‘44”, 1969), la satira con Luciano De Crescenzo (“32 dicembre”, 1988). E naturalmente il miglior cinema d’autore di quegli anni con maestri come Pasolini, Dino Risi, Ettore Scola, Franco Brusati e Federico Fellini (che la diresse anche in “Le notti di Cabiria”) il cui incontro rimase il vero snodo della sua doppia vita da diva

Negli ultimi anni ampliò le sue esperienze dedicandosi all’operetta (La principessa della Ciarda), il teatro pirandelliano con Peppino Patroni Griffi e la fiction televisiva (Anna Karenina, sceneggiato televisivo del 1974 diretto da Sandro Bolchi, e Villa Arzilla, interpretato nei primi anni novanta sotto la regia di Gigi Proietti). (L’Unico)

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