Caso Balotelli: emergenza razzismo o speculazione giornalistica?

Lo stadio, è risaputo, è il luogo dove troppo spesso, si dà sfogo ai peggiori istinti e si abbandonano freni inibitori e comportamentali, senza remora alcuna. Ma lo stadio è anche divenuto il luogo in cui, paradossalmente, vengono a galla malesseri e malumori che covano tra le ceneri del tram tram quotidiano, assumendo l’inedito ruolo di inconscio dell’organismo sociale e comunitario intero. 

Nello specifico, gli insulti ed i cori contro Balotelli , che non rappresentano certo né un bell’esempio, né un modo corretto di comportarsi con chicchessia, costituiscono comunque un segnale evidente e da non sottovalutare. Un segnale che, senza mezzi termini, ci dice che l’esperimento globalista di realizzare una società “open”, aperta a tutte le identità, nella fattispecie di una sorta di allegro e spensierato arcobaleno, all’insegna di un liberismo senza né limiti né freni, sta rovinosamente fallendo, trascinando il mondo intero ad un destino di rovina e degrado. 

In Francia come in Svezia, le “banlieuses”, i quartieri-ghetto, per lo più abitati da “immigrati” sono in perenne rivolta. Violenze, saccheggi, ma anche la quotidianità di tanti e continui episodi di microcriminalità e comportamenti violenti ed aggressivi, verso le donne ed i singoli cittadini, accompagnano queste esplosioni di rabbia collettiva. Dal Belgio alla Francia, alla Germania, alla stessa Italia, è un continuo fiorir di tentativi di compiere attentati, spesso, ahimè, andati in porto. 

Protagonisti di tutte queste belle gesta, sono, spesso, gli “immigrati” di seconda o terza generazione; il che ci dimostra, in modo virulento e senza veli, il conclamato fallimento del tanto decantato modello “multiculturale”.  L’Italia e l’Europa sono piccole e sovrappopolate, frutto di millenni di una profonda stratificazione etnica e culturale, che un cinquantennio di follia buonista non può, in quattro e quattr’otto, spazzar via quanto si è andato via costruendo, pena la morte e l’estinzione di popoli e civiltà. 

Laddove sono state costituite società multietniche, vedi l’esempio delle due Americhe o altrove, queste sono per lo più state realizzate in immensi spazi geografici vuoti e detrimento di altri popoli, producendo veri e propri genocidi. Queste società “ibride” nel loro prosieguo storico, vivono spesso afflitte da cronici problemi di discriminazione, marginalità economica e sociale, che vanno a riverberarsi in un andamento complessivo instabile. E questo accade in contesti geopolitici, come abbiamo già rilevato, caratterizzati da una disponibilità di spazi vitali, totalmente assente nella piccola Europa dove, prima o poi, con l’incedere di una crisi di lunga durata, quale quella attuale, determinate contraddizioni sono destinate ad esplodere con in modo dirompente, come la Storia recente e passata, ha già avuto modo di mostrarci. 

Tutto questo, non può e non deve giustificare certi atteggiamenti, come nel caso di Balotelli, (tra l’altro figlio adottivo di italiani), visto che il problema sta molto più a monte. Nello specifico ambito del calcio e dello sport nazionale in genere, dovrebbe semmai riguardare tutti quegli stranieri “doc” che, direttamente provenienti da fuori, vengono arbitrariamente inseriti nelle competizioni agonistiche, togliendo il posto che dovrebbe spettare di diritto, ai giovani talenti sportivi italiani. 

Un altro elemento che non va assolutamente sottovalutato, è dato dai motivi puramente economici che animano lo sport, il calcio in particolare, oramai assurto a vera e propria forma di spregiudicato business, ove il primato, la prestazione fisica portata allo stremo, portano a rilevanti risultati economici. Sempre sulla falsariga di quanto abbiamo detto, per il calcio in particolare, va detto che questa pratica sportiva e tutte le attività ad esso connesse, hanno assurto a vero e proprio “monstrum”. 

Nel nome del calcio, tutte le forme di violenza, sono tollerate e punite con minor rigore di quanto altrimenti accadrebbe. Sono davanti agli occhi di tutti, le immagini delle aggressioni vili ed ingiustificate contro gli uomini delle forze dell’ordine, che reagiscono sempre in modo molto misurato rispetto alle violenze subite, allo stesso modo che il ricorrere di episodi di violenza contro gli arbitri da parte di genitori, che vanno a sostenere i propri figli che vanno sul campo in tenera età. Lamentarsi di insulti o cori razzisti è, pertanto, un esercizio di pura malafede, perché come recita un antico adagio popolare “chi semina raccoglie”. Lo stadio è divenuto luogo di impunità e violenza, da molto tempo. E nessuno, a quanto pare, riesce a porre fine a questo stato di cose. 

Ora però, non appena insulti e cori vanno a toccare un qualche nervo scoperto del “politically correct”, ecco scatenarsi un pandemonio mediatico per nulla. Lo ripetiamo ancora una volta:il fallimento del modello multiculturale liberista e globale, è sotto gli occhi di tutti e cercare di esorcizzare un dato di fatto, con piagnistei anti razzisti è quanto di più inutile ed ipocrita si possa fare.

Umberto Bianchi

CONDIVIDI
Articolo precedenteBisogna ammettere che l’euro è stato un errore: pillola blu o pillola rossa?
Articolo successivoTOTEM, tracciabilità anche per la pubblica amministrazione
Umberto Bianchi
Giornalista, opinionista ed editorialista, prolifico autore di scritti di poesia, oltre ad essere impenitente “motorbiker” e giramondo, Umberto Bianchi (1960),è specializzato nella pubblicazione di saggi e di analisi su tematiche che spaziano dalla politologia all’economia, giungendo a toccare la riflessione filosofica e lo studio delle varie correnti del pensiero esoterico. Direttore del Quotidiano “on line” di ispirazione sovranista, “L’Unico”, è stato collaboratore di lungo corso del quotidiano "Rinascita" e del periodico "on line" "Il Fondo/Magazine di Miro Renzaglia", presso i quali ha pubblicato la maggior parte dei propri saggi, altresì reperibili presso il catalogo di "Arianna Editrice": Ha anche scritto sulle pagine del periodico “Il Ribelle” di Massimo Fini, oltre ad aver precedentemente collaborato con "Orion" ed "Il Giornale d'Italia". Nel 1999 crea il sito www.ripensareilpensiero.it, (ora sostituito dal presente “Il Pensiero Antagonista”) e nel 2005 ha dato alle stampe, per i tipi di "Nuove idee" "Alle origini della Globalizzazione/ Per una revisione del pensiero". Ha pubblicato i propri saggi anche sulle pagine della rivista on line “Scuola Romana di Filosofia Politica” diretta ed animata dal Prof. Giovanni Sessa e nell’Ottobre 2011, inoltre, prende parte alla stesura del libro-manifesto “Per una Nuova Oggettività/Popolo-Partecipazione-Destino”, a cura della Heliopolis Edizioni, con il saggio “Post Modernità e Nuova Oggettività”. Nel Novembre 2014, sempre per i tipi della Heliopolis Edizioni, ripete l’esperienza della partecipazione alla stesura di un’altra antologia, “Non aver paura di dire…”, con il saggio “Elogio della Moto Avventura”. Nel 2015 pubblica , per i tipi della Carmelina Edizioni, il saggio “Il fascino discreto dell’Occidente”. Relatore in numerose conferenze e convegni, a partire da quelli organizzati e realizzati con grande frequenza e partecipazione di pubblico sia dal “Movimento Tradizionale Romano”, che da “Pietas”, passando anche attraverso la partecipazione, sempre nel ruolo di relatore, ad alcuni eventi di taglio meta politico, organizzati da “La Destra”. Al momento, oltre a continuare a pubblicare sulle pagine de “L’Unico”, collabora con la rivista on line “Ereticamente”, presso la quale ha pubblicato altri saggi, alcuni dei quali, riguardanti le vicende del cosiddetto “Gruppo di Ur” e la dottrina Ermetica, di taglio prettamente esoterico. Tutti quegli spunti necessari a poter effettuare analisi nei settori dell’economia e della finanza, sono, invece, frutto di una trentennale esperienza lavorativa quale operatore del mercato assicurativo e finanziario, accompagnata ad una profonda conoscenza dei meccanismi del settore principalmente in Italia, con l’esperienza di stage di lavoro in America Latina (Argentina e Brasile). Tuttora, Umberto Bianchi è titolare di un’attività di consulenza tecnico-legale specializzata nel patrocinio stragiudiziale.