Caso mascherine Lazio, linee guida per i tempi a venire

Regione Lazio, sul caso delle mascherine mai consegnate risponde a L'Unico Ettore Minore, import-export manager e esperto di relazioni commerciali con la Cina: "Errore non giustificabile con l'urgenza"

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di Pietro Fiocchi

Sull’ormai tristemente noto caso delle mascherine per il Lazio, anche L’Unico vuole andare fino in fondo, così come certi esponenti politici che in questa direzione si stanno muovendo e a cui abbiamo già posto alcune delle nostre domande. Ma vorremmo anche guardare oltre. Capire come ci si potrebbe muovere diversamente, in una situazione come questa o simili.

Lo chiediamo ad Ettore Minore, direttore generale di International Trade Market Ltd, da venti anni operativo tra l’Italia e la Cina.

A suo parere, come si sono mossi i vertici della Regione Lazio per l’acquisto delle mascherine? Cosa ha determinato la scelta di una società che, se tutto confermato, con le sue inadempienze ci ha creato ulteriori seri problemi?
Certo il periodo non ha creato i fattori positivi di scelta ma credo che qui siamo di fronte ad un errore (se così vogliamo chiamarlo) a dir poco imbarazzante che non si può giustificare con l’urgenza. Se tutto dovesse essere confermato, il grave errore potrebbe essere stato causato da incompetenza e da un pessimo controllo di gestione degli uffici che gestiscono gli acquisti della Regione Lazio. Parliamo naturalmente dei tecnici preposti a tale incarico.
Non sempre la parte politica è responsabile anche perché molte volte queste procedure sono condotte appunto da tecnici e solo nella parte finale vi è il controllo politico. Ma è responsabilità della politica punire chi ha recato un danno simile anche per prevenire in futuro altre situazioni del genere.

Per quanto ci troviamo nel mezzo dell’emergenza e con i minuti contati si corre sempre il rischio di scelte incaute, crede l’errore commesso si sia potuto evitare?
Ripeto, se tutto dovesse essere accertato, si è commesso un errore gravissimo. Per evitarlo bastava effettuare pochi controlli veloci, come ad esempio se la Società ha già avuto operazioni di import export, quando e in che entità. Per un Ente come la Regione Lazio avere queste informazioni dall’Agenzia delle Dogane sarebbe stato molto più semplice.
Evitare ad esempio che la società fosse in parte formata da una S.r.l.s. (società a responsabilità limitata semplificata), verificare sede legale e sede operativa. Insomma mi sembra che questo non sia stato fatto. Ad Esempio noi, che importiamo DPI e specificatamente FFP2, per alcuni Enti abbiamo dovuto certificare dei requisiti e anche in un momento come questo, la presenza in ufficio è stata sempre attiva.

Come sarebbe stato meglio agire da parte della Regione per andare a colpo sicuro e individuare una società affidabile, italiana o cinese che sia?
Individuare la Società giusta non è difficile, ma con l’urgenza di questo periodo potrebbe risultare difficoltoso. Le imprese che operano in Import Export di solito sono conosciute dagli spedizionieri internazionali, sono censite dall’Agenzia delle Dogane.
Il consiglio è rivolgersi ad una società italiana che opera già nei territori di produzione, in questo caso nella Repubblica Popolare Cinese, e non affidarsi direttamente ad una Società Cinese, questo perché i pagamenti sono sempre anticipati totalmente o in parte e una società italiana presente in loco garantisce anche un certo controllo.
Per quanto riguarda i Prodotti Sanitari in questo periodo, soprattutto i DPI, viviamo un momento di caos dovuto a normative troppo stringenti e ad una burocrazia che troppo spesso alimenta questo tipo di truffe o speculazioni. Una normativa più snella e veloce nei momenti di grave emergenza come questa garantirebbe un approvvigionamento migliore per la collettività.

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