Caso Zanier, Lettera a Mattarella: Si impegni a far giudicare Julia Bravo in Italia

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. PRESIDENTE TIRI FUORI LA VOCE E SOSTENGA LA PROCURA DI PERDENONE A NON MOLLARE IL FASCICOLO SU JULIA BRAVO. LA SOLDATESSA USA NON ERA IN SERVIZIO, E GLI ACCORDI INTERNAZIONALI NON SONO NATI PER PROTEGGERE CIVILI STRANIERI CHE COMMETTONO REATI FUORI DAL SERVIZIO

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Strage del Cermis nel 1998. Un aereo militare USA tranciò in volo i cavi della funivia
Riccardo Corsetto Direttore L’Unico
Presidente Mattarella,
farò una lunga premessa prima di chiederle di esporsi in prima persona per far giudicare in Italia, la soldatessa USA, Julia Bravo, di stanza alla base NATO di Aviano.
Dopo essersi messa alla guida ubriaca, ha ucciso il giovane Giovanni Zanier di anni 15, e la Procura di Pordenone la indaga giustamente per ‘omicidio stradale’, secondo le leggi italiane. Il sospetto non molto remoto è che presto, come avvenuto in passato, un aereo la sottrarrà alla giurisdizione italiana per assicurarla agli USA, dove sarà scagionata al di là di ogni evidente colpa.
Qualche premessa storica, utile a ricordare a chi ci legge – non a Lei che ha più memoria del sottoscritto, i tanti casi in cui i responsabili di condotte ai limiti del colposo, sono stati candidamente graziati da un sistema che frantuma la fiducia del popolo italiano nello Stato.
Solo qualche giorno fa di ritorno da una vacanza familiare a Moena, noto paese nella Val di Fassa, sulle Dolomiti, sono passato sotto un cavo di acciaio che trasporta le cabine di risalita dalla stazione di Cavalese fino all’Alpe Cermis.
L’impianto è tristemente noto per i due incidenti accaduti il primo nel 1976, e il secondo nel 1998. Nel primo caso, quello del ’76, la cabina schiantò al suolo per motivi legati all’avidità degli uomini, esattamente come accaduto nella strage del Mottarone, in cui “qualcuno” disinserì i sistemi frenanti per bypassare dei malfunzionamenti e continuare ad erogare il servizio sulla pelle dei turisti.
Nel disastro del ’76 morirono 42 persone, tra cui c’erano 15 bambini. Morirono 21 tedeschi, 11 italiani, 7 austriaci e 1 francese. Unica sopravvissuta una quattordicenne italiana. Il processo, in realtà fu una farsa, perché nel 1981 giunse a condannare un tale di nome Carlo Schweizer, manovratore senza regolare patente, ma riconosciuto dai giudici come unico responsabile della criminosa decisione di togliere i freni per non far perdere lucro all’impianto. I titolari di licenza, e tutta la catena di gestione, compreso quindi coloro che avevano messo lì quel manovratore senza patente, non subirono nessuna condanna.
Solo tre anni più tardi, il Capo Servizio Aldo Gianmoena, a seguito della riapertura dell’inchiesta, fu condannato a tre anni di reclusione. Le analogie con il Mottarone sono suggestive. La dinamica criminale pare se non identica, molto simile, tant’è che che mentre i gestori si trinceravano dietro un dito negli istanti successivi alla sciagura, nella quale morirono 14 persone, (si salvò solo un bambino, il piccolo Eitan come ricorderà!), i Carabinieri e gli inquirenti rinvennero i famosi e famigerati “forchettoni”, strumenti di morte che servirono a disinnescare il sistema di frenata d’emergenza.
Funivia Stresa Mottarone
I titolari furono prima arrestati in custodia cautelare e poi subito rilasciati a piede libero, col pericolo di intraprendere condotte inquinanti e addirittura la fuga per la latitanza, da un GIP che il sottoscritto duramente criticò, e che non a caso, dopo un’ondata di indignazione nazionale fu privata del fascicolo e trasferita ad altri incarichi dalla Procura di Perugia.
Per quella critica affidata a una testata online, oggi il sottoscritto si trova indagato a Perugia per diffamazione. Un rischio che avrei potuto molto comodamente evitarmi omettendo di scrivere quelle critiche. Ma quanto vale, Presidente, un uomo che non è disposto a rischiare nulla per difendere le proprie convinzioni?
Aspetteremo gli esiti dell’incidente probatorio – senza farci aggredire da affanni giustizialisti – sperando che la sentenza accerti responsabilità che paiono evidenti e già cristallizzate sulla scena della strage, una strage provocata esclusivamente dall’avidità criminale di coloro che gestivano quell’impianto. Esattamente come accaduto del resto sul Cermis nel ’76, anche se in questi due casi, Mottarone e Cermis ’76 la politica estera e le relazioni internazionali non c’entra, c’entra solo la malagiustizia.
Veniamo dunque al Cermis del ’98.
Il velivolo militare americano – un Grumman EA-6B Prowler – tranciò i cavi che tenevano sospesa una cabina di risalita del Cermis. Era il 3 febbraio del 1998.
Morirono 19 passeggeri più il manovratore. Sette tedeschi, cinque belgi, due polacchi, due austriaci , un olandese e tre nostri connazionali.
Gli Stati Uniti d’America impedirono l’esecuzione di un regolare processo in Italia attraverso un’opera di pressione che è ancora coperta da segreto di Stato come ebbe a confermare l’ex Premier Massimo D’Alema.
Richard Ashby tentò di volare a mille all’ora sotto i cavi – a poco più di cento metri dal suolo – sentendosi come Tom Cruise in Top Gun. I suoi tre colleghi, furono complici nel distruggere la scatola nera e il filmato della loro sanguinolenta bravata. Ironia del diavolo, e forse questo non lo ricorderà, uno dei militari USA assassini sul Cermis si chiamava Schweizer, esattamente come il manovratore condannato per la strage del ’76.
Si ricorda certamente come andò: gli USA tirarono fuori la questione della Convenzione di Londra del 1951 per indurre il GIP a fermare il processo per mancanza di competenza. La nostra Procura alla fine obbedì ossequiosa.
Lei è un uomo che ha vissuto, e sa perfettamente cosa è successo quel giorno: il comandante pilota, Richard J. Ashby, tentò di passare con l’aereo sotto i cavi della funiva per un gioco finito male, allo scopo di dare sfogo a una scommessa estrema molto in voga all’epoca nelle valli dolomitiche prossime alla base di Aviano, negli anni dei conflitti balcanici .
L’Italia offriva agli USA il suo territorio come rampa di lancio per il bombardamento – e l’aggressione – delle nazioni della Ex Jugoslavia che erano coinvolte da guerre civili. E i nostri governi di sinistra post-comunista di fatto spalleggiarono con bombe molto poco intelligenti quelle campagne scissioniste, che nei modi e nei fatti possiamo considerare molto simili a quella che oggi ha spinto all’intervento armato il presidente russo Putin in Ucraina.
I quattro militari USA che tranciarono in volo la funivia del Cermis nel 1998. Il pilota, Richar Ashby è il primo a sinistra
La storia la conosce bene, è inutile che gliela rammenti: quei 4 militari USA, a partire dal pilota che si credeva Tom Cruise, vennero giudicati in un processo militare farsa in America, e scagionati dall’accusa di omicidio colposo. La provincia di Trento dovette anticipare i soldi per ricostruire l’impianto turistico, fondamentale per l’economica dei locali, e anticipare addirittura i soldi per gli indennizzi alle famiglie delle vittime dopo che il Congresso americano aveva boicottato l’erogazione. Fino a quando il presidente di allora,  Bill Clinton, in via stragiudiziale, con un briciolo di pudicizia rimasta e per mettere fine alle polemiche sui media, inviò 50 milioni di dollari ai parenti dei morti.
Ricorderà che la Federazione dei lavoratori trentini che si era costituita nel processo e si oppose eroicamente al trasferimento in USA del processo, citando in giudizio USA e Governo italiano, fu costretta dalla Cassazione anche a pagare le spese processuali, dopo aver perduto il ricorso.
Che pagina vergognosa! Oltre ad aver avuto i morti e i danni, i lavoratori trentini furono costretti anche a pagare in una delle pagine più tristi della storia delle relazioni internazionali italiane del Dopoguerra.
Dopo l’assoluzione totale dei militari USA ricordo il titolo de il Manifesto: “Sono morti di freddo”.
Oggi, Presidente, lei sa benissimo come tutti gli italiani che da Aviano non è partito un mezzo militare, ma è partita un’automobile utilitaria, guidata da Julia Bravo, una civile statunitense, ubriaca e fuori servizio, che a bordo della sua macchina privata, ha ammazzato un ragazzino dopo una serata in discoteca.
Anche all’epoca del Cermis, costituzionalisti più titolati del sottoscritto obiettarono che il volo di addestramento (tale era e non un’operazione di guerra) che investì colposamente la funivia non era un volo autorizzato dalla NATO, ma esclusivamente dagli Stati Uniti e che per tanto c’erano gli estremi, anche in quel caso, di giudicare lo spericolato Ashby in Italia ignorando le convenzioni internazionali.
Poi gli americani ce la incartarono come sempre.
Ma quella convenzione di Londra, di cui oggi i giornali parlano per preparare il furto di giurisdizione ha una ragione per proteggere segreti militari dall’opinione pubblica all’interno di procedimenti penali che coinvolgono azioni, strutture e informazioni militari.
In questo caso però  la soldatessa USA era fuori servizio e non ci sono quindi motivi reali per i quali Julia Bravo, debba essere giudicata in America, in quanto il processo in nessun caso interferirà con operazioni e segreti di natura militare.
Presidente lei è il Capo dello Stato, ha le prerogative di imporsi sul caso di Pordenone, dimostri di non essere un anziano signore buono solo a nominare ministri e capi del governo imposti dai partiti e dai mercati e buono a leggere il monologo di inizio anno.
Drizzi la schiena e alzi la fronte, sostenga il PM e la Procura della Repubblica di Pordenone a mantenere il caso in Italia. Faccia sentire la sua voce adesso che dalla Casa Bianca squilleranno i telefoni della Farnesina, faccia come il latitante Craxi nell’88, a Sigonella, che all’ex attore di film western noto come Reagan le cantò quando pretendeva che il nostro governo gli consegnasse i terroristi palestinesi che avevano dirottato l’Achille Lauro.
Si faccia sentire, il ruolo lo ha.
Glielo chiede la mamma di Giovanni, il 15enne ucciso. Che non deve morire di freddo come quei 20 disgraziati e dimenticati da Dio sul Cermis.
Glielo chiediamo non certo per ansie di giustizialismo ma solo di giustizia. Ne vale la credibilità anche della NATO.
Se Julia Bravo dovesse essere giudicata e scagionata negli USA come successo ai carnefici del Cermis, che idea si farebbe l’opinione pubblica di questa alleanza atlantica?
Come è possibile esportare la democrazia e fermare l’avanzata di Putin VodkaRedbull in pugno? investendo ubriachi e facendola franca?
Quella mamma, lei lo sa, si chiama Barbara Scandella, e vuole solo, come 60 milioni di italiani che il processo si faccia in Italia. Ha già perso un figlio, il bene più prezioso. Non le faccia perdere la fiducia e l’orgoglio dello Stato.
riccardo.corsetto@gmail.com

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