Castel Romano, depuratore rotto: inchiesta sul campo nomadi

I caschi bianchi di Roma hanno sequestrato lo scarico del depuratore fognario del campo nomadi di Castelromano a cui vanno 160mila euro l'anno per la manutenzione

Questa mattina, 8 febbraio, gli agenti del reparto Tutela Ambientale del gruppo SPE (Sicurezza Pubblica Emergenziale) della polizia locale di Roma Capitale hanno sequestrato lo scarico del depuratore fognario del campo nomadi di Castel Romano. L’operazione è stata disposta dalla procura a seguito delle indagini, svolte dai caschi bianchi, che hanno appurato “l’assoluto non funzionamento” dell’impianto. Questo nonostante il “business” di 40.000 euro ogni tre mesi pagate dal Comune – per un totale di 160mila annuali – per le spese di manutenzione dell’impianto a una ditta privata.

Restano da quantificare i danni ambientali e l’eventuale pericolo di inquinamento delle falde, causate dai quotidiani scarichi non depurati, di un campo nomadi sorto nelle vicinanze, in un’area protetta come la riserva regionale di X Malafede.

Le attività dello SPE non si fermano qui. Gli agenti, infatti, che avevano già proceduto per episodi analoghi nel campo nomadi della Barbuta, proseguono le indagini su tutti i campi censiti dalla Capitale. In particolare i campi di via Salviati e via di Salone (periferia est di Roma) sarebbero addirittura privi di allacci fognari: cosa che, qualora fosse accertata, presenterebbe risvolti inquietanti vista la vicinanza alle falde di ricarica dell’acquedotto Virgo (sorto nel 70 a.C.). (L’UNICO)

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