Centocelle, parco archeologico in fumo. PAC Bene Comune sul piede di guerra

A Centocelle continuano a bruciare i detriti rimasti da tempo nel canalone del parco archeologico con il degradarsi dei vari insediamenti abusivi. A niente sono serviti gli interventi della protezione civile e dei vigili del fuoco effettuati fino ad ora. PAC Bene Comune è sul piede di guerra: "Serve una bonifica totale. Se non si muove nulla, andremo in Procura"

“È un caso troppo grave. Stiamo preparando delle mail certificate da inviare al ministero della Salute, alla Protezione Civile, all’Arpa, al Prefetto, al sindaco”. Così i volontari di PAC Bene Comune, che sono da giorni al parco di Centocelle, dove ancora stanno bruciando i rifiuti sotterrati nel canalone.

Lo scorso 4 gennaio, quando le fiamme hanno cominciato a salire, c’era stato il primo intervento dei vigili del fuoco. Ma ancora i rifiuti continuano a bruciare, e da due settimane i residenti devono sopportare un’aria irrespirabile. Solo il 16 gennaio i vigili del fuoco e la protezione civile hanno dato risposta alle numerose segnalazioni dei residenti, tornando con mezzi speciali a smassare i detriti e spegnere le fiamme. La soluzione è durata però solo poche ore e i comitati continuano a muoversi per far vedere come, dal tunnel scavato durante il Fascismo per la metropolitana, oggi si può “ammirare” la spazzatura infuocata. Rifiuti che, peraltro, si trovano lì da tempo, strascichi degli insediamenti abusivi sgomberati negli anni, dal Casilino 900 alle varie baraccopoli sparse nei campi. Le cause sembrano essere imputabili ad un petardo esploso per la festa di Capodanno. È un incendio covante, senza fiamme e in condizioni di assenza di ossigeno, i cui spegnimenti non hanno ancora risolto il problema.

“Serve una bonifica totale del canalone, bisogna togliere i rifiuti, non solo in superficie, il fumo arriva dall’interno” spiega Roberta Ricci, attivista del PAC, a RomaToday, mentre Mauro, residente in via Giannino Ancillotto, scrive: “Se non si prendono provvedimenti seri questo schifo ci avvelenerà”. Ma il guaio più grosso è per i residenti della casa Ater di via di Centocelle, a cui l’aria fetida arriva da una voragine ancora aperta dopo un anno, che ha fatto da valvola di sfogo per l’incendio. “Le mie stanze da letto affacciano direttamente sulla voragine, per fortuna che è inverno e possiamo almeno tenere le finestre chiuse senza scoppiare – dice ancora Livio Seri, che abita al civico 3 dagli anni e che nel parco andava da bambino –. Il  canalone era molto più profondo, adesso ci sono tre, quattro metri di terra con rifiuti stratificati. Non sono semplicemente abbandonati, si vede che è fatta ad arte. Due o tre anni fa, non ricordo con esattezza, vidi dei camion che sversavano terreno, quasi a prepare gli strati per gettare i rifiuti”. “L’unico modo per risolvere definitivamente è bonificare tutto il canalone. Non solo in superficie, ma è un’operazione enorme e nessuno ci ha ancora delucidato sulle intenzioni dell’amministrazione – aggiunge Ricci, che insieme a volontari e cittadini si prepara alla battaglia –. Gli enti locali non sono in grado di gestire una cosa del genere. Sminuiscono dimostrando di non avere il polso della situazione”. Dalle istituzioni, infatti, nessuno ha rassicurato, spiegato e ascoltato i cittadini. Nessuna risposta neanche dal Municipio VII, dove da oltre un mese manca l’assessore all’Ambiente. “Ci stiamo rivolgendo ai vertici – conclude Ricci – e se niente si smuoverà andremo dritti in Procura”. (L’UNICO)

Lascia un commento

commenti