Una città abusiva dentro la città: 101 palazzi occupati nella capitale

101 palazzi occupati dai migranti in una città dove ci sono 245mila case vuote e dove sono stati spesi 42 milioni per l’emergenza abitativa. Tra i palazzi incriminati l’edificio degli anni Cinquanta che fu la sede di Federconsorzi.

“Qualcuno potrebbe giudicare una contraddizione il fatto che in una capitale con 245 mila case vuote e dove il Comune è arrivato a spendere 42 milioni l’anno per far fronte all’emergenza abitativa ci siano 101 palazzi occupati da inquilini abusivi, quasi sempre organizzati in associazioni, gruppi o comitati di lotta in qualche caso legati anche alla politica. Ma contraddizione non è affatto, se si considera l’attenzione qui dedicata alla legalità”. Così il Corriere della Sera sul caso dei 101 palazzi occupati abusivamente nella Capitale.
Tra i palazzi incriminati anche “immobili pubblici come quello stabile di pregio della Regione Lazio a cento metri da piazza del Popolo, occupato 12 anni fa: l’indifferenza del proprietario è in tutto questo tempo risultata tale da sfiorare la complicità”. Ma nel calderone anche tanti altri palazzi privati. Un esempio su tutti è “il grande palazzo che affaccia su piazza Indipendenza, un edificio d’impronta razionalista costruito negli anni Cinquanta vincolato dalla Soprintendenza per delle caratteristiche” che lo rendono di grande pregio artistico. Un edificio, peraltro, che “per decenni ha ospitato la sede della Federconsorzi, crollata venticinque anni fa”, segnando “l’inizio della fine della Prima Repubblica e lasciato ferite profonde nel mondo dell’agricoltura”.
Questo edificio, con una storia così importante, “dal 2013 è stato occupato da alcune centinaia di immigrati dal Corno d’Africa, che lì hanno eletto la propria residenza, trasformando in abitazioni i 33 mila metri quadrati del palazzo, che oggi assolve anche al costo di pochi euro al giorno a persona la funzione di residenza alberghiera per molti che da quella parte del continente africano arrivano a Roma senza avere un punto d’appoggio”.
Ovviamente, tale situazione porta con sé episodi non proprio legali: oggi i residenti sono 550, e spesso il palazzo ha necessitato dell’intervento dei “Vigili del fuoco per portare via decine di bombole del gas utilizzate per cucinare: cinquantasette in un solo sopralluogo”.
Da allora sono fioccate denunce, lettere e istanze, “finché esattamente un anno fa il tribunale di Roma ha emesso un decreto di sequestro preventivo per occupazione abusiva”, seguito, il 31 marzo, dall’annuncio di sgombero del Ministro dell’Interno Angelino Alfano durante un question time alla Camera dei Deputati. «Alcuni degli eritrei arrestati a Roma qualche giorno fa dal nucleo speciale di intervento della Guardia costiera sono stati rintracciati nell’immobile di via Curtatone, il cui sgombero è stato inserito dalla prefettura di Roma in un elenco di obiettivi prioritari». Queste le parole di Alfano. Quindi, “il 12 aprile seguente, arriva una delibera del commissario straordinario del Comune di Roma, Francesco Paolo Tronca, con l’elenco degli immobili da sgomberare, in cui compare anche quel palazzo che fu della Federconsorzi”.
Certamente “il problema di 550 immigrati da sistemare è serio. Ma proprio per questo dovrebbe essere affrontato con coraggio e soprattutto serietà. La stessa che probabilmente manca pure nelle altre 100 situazioni simili a questa”. Eppure ancora non giungono risposte certe.
“Benvenuti a Roma – conclude l’articolo del Corriere –, la capitale di un Paese dove il rispetto delle regole è un’opzione riservata a pochi volenterosi”. (L’UNICO)

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