Civitavecchia, Autorità di Sistema Portuale senza board

Il comitato di gestione dell'Authority attende i suoi tre componenti: Luciani stoppato dall'ANAC, Cozzolino in forse, Africano in attesa della formalizzazione

L’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno centro-settentrionale, che amministra le infrastrutture marittime del Lazio, non sembra nata sotto una buona stella. A seguito della riforma dei porti fortemente voluta dal governo Renzi – e portata a compimento lo scorso autunno dal ministro Delrio- la vecchia autorità portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta ha cessato di esistere e, dopo un lungo periodo di commissariamento, è stata sostituita dal nuovo ente. Il vecchio comitato portuale, carrozzone con decine di componenti in rappresentanza di tutte le categorie impegnate nelle attività dei porti non c’è più, sostituito da un board più snello e maggiormente qualificato.

Il nuovo presidente, nominato da Delrio a novembre, è l’avvocato Francesco Maria di Majo, uomo di grande esperienza internazionale soprattutto negli appalti pubblici, che sino ad oggi è stato suo malgrado costretto a mandare avanti la baracca in assenza del Comitato di Gestione. Ai sensi della riforma i tre componenti del comitato devono essere designati rispettivamente dalla Regione Lazio, dalla Città metropolitana di Roma Capitale e dal Comune di Civitavecchia. Messa così sembrerebbe facile. Se non fosse che, al pari del presidente, ognuno di loro deve vantare esperienza e qualificazione professionale nell’economia dei trasporti e, soprattutto, non può avere conflitti di interesse.

Proprio ieri è arrivata la prima tegola, riguardante il rappresentante della Regione, Enrico Luciani. Perito meccanico, classe 1959, ex sindacalista CGIL e consigliere comunale a Civitavecchia, Luciani ha praticamente da sempre lavorato nella Compagnia Portuale di Civitavecchia di cui è prima diventato dirigente nel 1991, e poi presidente dal 2003. Proprio tale incarico ha fatto sì che la nomina di Luciani da parte di Zingaretti necessitasse del parere dell’Autorità anticorruzione al fine di verificarne i profili di incompatibilità. Con la delibera numero 179, l’ANAC di Cantone ha sostanzialmente bocciato Luciani proprio per via del conflitto di interesse tra la carica di presidente della Compagnia Portuale Civitavecchia e quella di membro del comitato di gestione dell’Autorità di Sistema Portuale. Per l’Anticorruzione si tratta di un evidente conflitto di interesse generalizzato e permanente tra controllore e controllato che, pertanto, non può essere sanato con una semplice astensione di Luciani dalla carica di presidente della CPC.

Per quanto riguarda il rappresentante della Città Metropolitana le cose appaiono più semplici. Già a novembre Palazzo Valentini emanò un avviso pubblico per vagliare candidature qualificate a ricoprire la carica di componente nel comitato di gestione di Molo Vespucci. Alla fine del processo di selezione il profilo più adatto tra tutti quelli pervenuti si è rivelato essere quello di Matteo Africano, ingegnere civile con esperienza accademica e professionale nella tecnica ed economia dei trasporti, nelle infrastrutture e nell’urbanistica. Classe 1977, Africano gode della stima dell’Ordine degli Ingegneri della Capitale, presso cui è stato componente e presidente di diverse commissioni, tra cui la Commissione dell’Ingegneria della Navigazione della quale è attualmente membro. La nomina di Africano è in attesa del parere del Consiglio Metropolitano che dovrebbe esprimersi nella prossima seduta e che appare più che altro una formalità visto l’apprezzamento bipartisan di cui gode l’ingegnere romano.

Il terzo componente dovrebbe essere Antonio Cozzolino, primo cittadino di Civitavecchia ed esponente del Movimento 5 Stelle, che si è “autonominato”. In virtù di tale nomina e del suo curriculum di informatico, anche la sua candidatura è passata sotto il vaglio dell’ANAC, che nel suo caso ha rimesso la decisione circa la verifica dei requisiti all’Autorità di Sistema Portuale.

Nel frattempo, senza comitato di gestione la nomina del segretario generale resterà nel cassetto, non si potrà procedere all’approvazione del piano operativo triennale e, cosa più importante, Molo Vespucci non disporrà di un proprio bilancio approvato, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

Riccardo Corsetto

 

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