Colosseo, Bergamo contro Franceschini sulla nuova gestione: “Una scelta infelice”

Ieri il ministro Franceschini ha annunciato di creare il parco archeologico del Colosseo e i Fori Imperiali e affidarlo a una soprintendenza unica. Ma Bergamo risponde: “È una scelta infelice affidare ad un gestore la good company, la macchina che attrae e macina ricavi e ad un altro gestore il resto"

Ieri il ministro ai beni e alle attività culturali Dario Franceschini ha annunciato la nuova gestione del Colosseo e dei Fori Imperiali, che diventeranno un parco archeologico, gestito da un’unica Soprintendenza con un direttore manager scelto con concorso internazionale, a cui andrà il 30% degli incassi. “Un grande passo avanti nella gestione di un’area archeologica tra le più importanti del mondo” secondo Franceschini.

Ma non tutti la pensano allo stesso modo. È “una scelta infelice”, secondo il vice sindaco e assessore alla Cultura Luca Bergamo, “affidare ad un gestore la good company, la macchina che attrae e macina ricavi (il Colosseo appunto) e ad un altro gestore il resto (oggi parente povero), poiché non motiva il primo a sviluppare una strategia di gestione capace di creare valore sul resto”. “La valorizzazione del patrimonio di Roma – continua Bergamo – richiede una programmazione integrata che a sua volta nasce da una strategia che investe unitariamente tutta la città”. “La scelta annunciata oggi – spiega il vicesindaco – risponde ad una logica che non posso condividere: considerare il Colosseo e i Fori come una macchina a prevalente servizio di un’offerta che, purtroppo, asseconda il consumo mordi e fuggi del turismo a Roma. Inoltre lo schema che vale a Pompei o agli Uffizi non si applica al cuore di Roma e agire per omogeneità non mi sembra un criterio valido. Se Parlamento e Ministro avessero avuto meno fretta, avremmo potuto esplorare strade nuove per dare consistenza allo statuto di Capitale su questo tema, con accordi davvero capaci di rendere il rapporto tra l’Amministrazione centrale e quella capitolina un valore per tutto il paese”. Secondo il neo vice sindaco, infatti, si sarebbe potuto istituire un “organo unitario investito della tutela e valorizzazione sull’intero territorio di Roma, nel cui seno costituire un ramo dedicato alla gestione del parco archeologico”. Infatti, “prendere atto della unicità di Roma e del suo immenso potenziale per metterlo a supporto dell’intero paese richiede più ambizione. La strada tracciata fino ad oggi con il “famoso” accordo di valorizzazione tra Stato e Roma, è un passo di corto respiro perché si concentra solo sul centro e non coinvolge l’immensa riserva di ossigeno che affiora ad ogni angolo della città. All’Italia e a Roma serve pensare ed agire davvero in grande: si può fare molto di più e di meglio di un parco archeologico dell’area centrale di Roma, se Governo e Roma Capitale lavorano di concerto”.

Infine Bergamo commenta anche la quota stabilità dal ministero riguardo ai ricavi. “Riconosco al ministro di essersi impegnato a destinare automaticamente il 30% degli introiti netti del parco alla nuova soprintendenza speciale di Roma. Ma domando: perché non oltre il 50%, visto che oggi questa è la percentuale che rimane a Roma al netto dei costi di gestione e della quota ripartita al Ministero? Il diritto a godere della vita culturale spetta a tutti i cittadini, anche nelle periferie di Roma”. (L’UNICO)

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