Consiglio ai Pensionati, Caf Ponte Milvio: ‘Mandate diffida a INPS entro 31 dicembre’

Caf Ponte Milvio e Caf Vaticano consigliano di inviare la lettera diffida entro il 31 dicembre 2016, al fine di non perdere il diritto al rimborso dei ratei di perequazione "rubati" ai pensionati italiani

Ci sono ancora pochi giorni utili per usufruire del diritto della rivalutazione della pensione e per esigere che vengano riconosciuti gli arretrati dovuti. Caf Ponte Milvio (Via Riano 44 – Roma) e Caf Vaticano (Via Ostia 4 – zona Prati Trionfale) coordinati da Riccardo Corsetto ti consigliano di inviare la lettera di diffida alla sede INPS di Roma o alle sedi provinciali di rispettiva competenza  per interrompere ogni termine di prescrizione degli arretrati dei ratei pensionistici. L’invio della diffida è solo il primo passo per poter ottenere gli adeguamenti annuali di pensione bloccati indebitamente dal Governo Monti dal 2012. A questa diffida dovrà seguire un ricorso alla Corte dei Conti regionale (per i pensionati pubblici) o al Tribunale (per i pensionati privati) per non essere coinvolti in un eventuale nuovo provvedimento di legge che, a seguito di una nuova sentenza della Corte Costituzionale, potrebbe ridurre il numero degli aventi diritto all’applicazione della sentenza.

Caf Ponte Milvio e Caf Vaticano metteranno a disposizione un legale gratuitamente per esigere dall’INPS il pagamento dei ratei di pensione trattenuti irregolarmente come sancito dalla recente sentenza della Corte Costituzionale. E proprio tra pochi giorni la Corte Costituzionale stabilirà definitivamente se i sei milioni di pensionati italiani hanno diritto ai rimborsi tanto attesi. Parliamo di quella quota di assegno mensile che nel 2012/2013 e per effetto della cosiddetta norma Fornero non avevano ricevuto; indebitamente, secondo la Consulta, che con una sentenza – la n.70 del 30 aprile 2015 – bollò come incostituzionale quel provvedimento che aveva sospeso la rivalutazione di tutte le pensioni superiori a un po’ meno di 1.500 euro lordi al mese: per il 2012 e il 2013 e con una sorta di effetto-domino sugli anni successivi. La Corte Costituzionale tornerà ad esprimersi – alla luce anche dei ricorsi-pilota presentati in tutta Italia alle Corti dei Conti regionali per i pensionati del pubblico impiego e ai Tribunali della provincia di residenza per i lavoratori a riposo del settore privato.

In attesa del pronunciamento della Consulta, c’è qualcosa che i pensionati, che non hanno ancora agito, devono fare: inviare una lettera di diffida all’Inps con cui mettere in cassaforte il diritto a richiedere il maltolto. C’è tempo, ripetiamo, fino al 31 dicembre 2016 per far scattare questa tutela.

La scadenza. Perché la lettera di diffida: al 31 dicembre 2016 saranno trascorsi cinque anni dall’entrata in vigore della Riforma delle pensioni messa a punto dall’ex ministro Elsa Fornero. Dopo questa data, se il pensionato non farà alcuna mossa, passerà in cavalleria il diritto a richiedere le quote di assegno mensile corrose dal blocco delle perequazioni e non ancora riscosse, o riscosse solo in parte grazie al rimborsino del governo Renzi.

La sentenza attesa. La Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi non sulla norma Fornero, che ha già giudicato incostituzionale, bensì sul decreto 65/2015, cioè il provvedimento con cui il governo Renzi ha deciso di riconoscere solo un rimborsino – parziale e in soluzione unica – e solo ad una parte della platea dei pensionati beffati: e cioè a chi nel 2012 percepiva una pensione tra poco più di 1.400 euro lordi mensili e poco meno di 2.900 euro lordi al mese. La sentenza, valutano i sindacati, è attesa per la metà di dicembre, o comunque entro la fine dell’anno.

SCARICA CLICCANDO QUI LA LETTERA DIFFIDA DA INVIARE ALL’INPS ENTRO 31 DICEMBRE IN RACCOMANDATA A/R e I PRIMI DI GENNAIO CHIEDI CONSIGLIO AI LEGALI DELLA CASA DEL CITTADINO DI PONTE MILVIO E ROMA PRATI VATICANO

MA COS’E’ ESATTAMENTE LA PEREQUAZIONE?

La perequazione è il termine che identifica la rivalutazione dell’importo pensionistico legato all’inflazione. In pratica si tratta di un meccanismo attraverso il quale l’importo delle prestazioni medesime viene adeguato all’aumento del costo della vita come indicati dall’Istat. (L’UNICO)

 

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