di Riccardo Corsetto

Riccardo Corsetto, giornalista, autore tra gli altri, de il Candido e il Borghese

Cari amici, scusate il francesismo. Ma ce l’hanno MES in quel posto. Come era prevedibile. Nel 2011 deposero Berlusconi, con lo stesso identico accerchiamento mercatista. A giugno di quell’anno ci fu una riunione in cui i vertici di BCE, Commissione Europea e Deutsche Bank assoldarono Mario Monti per sostituire senza elezioni libere Silvio Berlusconi, che in quel momento aveva il consenso della maggioranza degli italiani. Le banche franco-tedesche erano in sofferenza per scelte sbagliate, e bisognava recuperare i soldi dalle tasche degli italiani, dai pensionati e dalle imprese. Allora la banca nazionale tedesca invitava i suoi clienti a vendere titoli italiani, esattamente come oggi ha fatto la Commerzbank (quando un cittadino fa questo lo incriminano per aggiotaggio e turbativa)la BCE inviava la famosa lettera all’allora ministro Tremonti in cui chiedeva tagli verticali, e la commissione europea telefonava all’allora presidente Napolitano (quello che quando i carri armati comunisti falciavano studenti in Ungheria non vedeva) per sostituire un governo eletto con un commissario finanziario. Berlusconi, se ricordate, di solito fiero e combattivo, si fece di lato senza troppo urlare e senza chiedere la sfiducia. Lo avevano sonoramente minacciato. Ad una certa età, è pur lecito pensare al patrimonio che si lascia in eredità ai figli, e il Cavaliere sapeva che se avesse resistito, in quell’occasione, contro la Troika, lo avrebbero mandato per stracci con un  attacco ai titoli Mediaset e consociate varie, pronto ad essere sferrato.

Perché la guerra è la continuazione della politica. Ma l’economia è la continuazione della guerra senza armi. Così Berlusconi passò il campanello al gangster Monti senza nemmeno passare per la sfiducia. C’era il fondato timore che quella maggioranza di deputati e senatori resistessero per coscienza, e non si poteva rischiare di essere martirizzati sul patibolo di Piazza Affari, dove oggi si decide, con un click, chi vive e chi muore. Piazza Affari italiana venduta negli anni ’90 da Prodi alla SPA che controlla la borsa londinese. Non siamo infatti riusciti nemmeno a chiedere le borse dopo il decreto blocca-Italia proprio perché il governo non ha un potere diretto di chiudere i mercati sul suo territorio, nemmeno quando c’è un attacco speculativo.

Fin qui la storia del penultimo golpe ai danni dell’Italia. Oggi siamo all’ultimo. Il MES è un istituto che Grillo e i cinque stelle avevano, a parole, sonoramente combattuto. Prima che Conte e Casalino, infiltrassero la rivoluzione gialla per disinnescarla. Il MES è un fondo che preleva soldi dai soci del condominio Europa (l’Italia ha messo già 60 miliardi su un totale di 140 circa), utilizzati per sostenere un paese in stato di default. Ma l’Italia non è fallita. E’ stata fermata da un virus. Quindi le condizionalità e i tagli alla spesa pubblica con manovre lacrime e sangue non sono giustificate. Bisogna fare un’immissione di liquidità a fondo perduto, non prestito a usura.

Questi soldi il MES li erogherà a debito, con interessi che faranno arricchire gli istituti (tutti rigorosamente privati) che intermedieranno l’operazione. Avete capito bene: l’Italia avrà una quarantina di miliardi indietro, dei suoi sessanta, ma dovrà pagarci gli interessi. E’ come se voi prestasse dei soldi al vicino di casa, chiedendogli di renderteli al momento del bisogno, ma applicandoti un costo e delle condizioni di come spenderli in futuro. Un furto che fa scopa con una follia.

C’è un mio amico, sovranista, che da qualche ora sta esultando. Dice tanto peggio tanto meglio. Strategicamente possiamo avvicinare la data di una rivoluzione culturale, proprio perché il MES accelererà le condizioni ottimali per una più diffusa coscienza nazionale.

Gli italiani non sono ancora coscienti di questi meccanismi esattamente come non lo erano i patrioti che fecero l’unità di Italia. Sparute élite che combattevano contro gli Imperi centrali e il regno borbonico senza avere dalla loro la coscienza delle masse. Oggi siamo sostanzialmente a questo punto. L’unico modo, del resto, per ovviare al sistema imposto, parliamoci chiaro, è quello di recuperare il monopolio dell’emissione monetaria. Riappropriarci legittimamente della proprietà della moneta. A chi durante un confronto vi ripeterà il mantra dell’inflazione, rispondete che se il pubblico rischia di stampare in eccesso, è pur vero che il privato, stampa sempre in difetto, al fine di creare la fame di credito e le condizioni migliori per l’usura.

Opporci, badate bene, significa correre il rischio di sconvolgimenti sistemici enormi. Le decisioni politiche si pagano sempre. Ma è chiaro che non potremmo lasciarci rapinare senza muovere un dito all’infinito. Arriverà il giorno che questo sistema non consentirà a 5 milioni di italiani di fare la spesa, e a un’altra decina di farla a stento. La lotta di classe ottocentesca e novecentesca non esiste più. La lotta del primo secolo del terzo millennio riguarderà la proprietà della moneta. Marx è da tempo in soffitta ma Pound inizia ad essere rispolverato. Era il poeta della libertà, fatto passare per matto e fascista dai suoi connazionali neoliberisti, lasciato marcire in un manicomio solo perché aveva previsto con 80 anni di anticipo le derive turboliberiste. «Con usura nessuno ha una solida casa di pietra squadrata e liscia. Con usura non vi è chiesa con affreschi di paradiso”. (L’UNICO)

Facebook Comments