Conte sfrutta i Servizi segreti: verso la creazione di un suo partito

Un membro del Copasir: "Giuseppe Conte vuole creare un super servizio segreto per imbastire una maxi cordata che costituisca l’asse portante per un suo partito"

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Si vede come Giuseppe Conte, in trasparenza, intenda creare un super servizio segreto con sé stesso al vertice, con un fine trasparente: imbastire una maxi cordata nei gangli fondamentali dello Stato, che costituisca l’asse portante di riferimento per un suo partito“. È la rivelazione di un membro del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. L’intenzione di Conte, secondo Linkiesta, è prendere il controllo dei Servizi segreti per creare un sostrato che lo sostenga in vista delle prossime elezioni, alle quali potrebbe partecipare con una sua nuova creatura politica.

Un partito accreditato dai sondaggi tra il 12 e il 15%, che già adesso potrebbe essere di influenza, ma che ancora di più lo sarebbe in un prossimo futuro, con la crisi del Movimento 5 Stelle. È all’incirca la stessa operazione che fece Mario Monti nel 2013, entrando ufficialmente in politica con Scelta civica. Ma, se il professore della Bocconi lo imbastì in fretta e furia, Conte sta costruendo delle basi solide per il suo progetto politico. Il Premier sta, infatti, lavorando sul lungo periodo e rafforzando la struttura politica di riferimento, composta per lo più da manager dello Stato. Così si spiega la creazione ad libitum di task forces e comitati tecnico-scientifici.

Si aggiunge, così, un nuovo obiettivo all’agenda dei Servizi segretti. Oltre all’attività di spionaggio economico – nella quale sono impegnati sul fronte dei grandi progetti delle reti, delle grandi tensioni geopolitiche con Cina e Usa, e del controllo delle infratrutture – i Servizi contribuiranno a spianare la strada ad una potenziale carriera politica di Conte. Non è un caso, del resto, che Conte abbia tentato una manovra proprio sui Servizi e che abbia intenzione di nominare 6 manager e 300 consulenti per gestire i fondi del NextGenerationEu. Manovre, entrambe, contestate sia da Italia Viva che dal PD, e che rendono evidente una linea ideale tra il mondo manageriale e i Servizi: i primi assicurano i voti, gli altri le informazioni riservate in esclusiva.

Tra l’altro, il Premier non è nuovo a queste vicende. Secondo il membro dei Servizi sentito da Linkiesta, egli “ha raggiunto una posizione professionale apicale giocando magistralmente tra le cordate universitarie e quelle della Amministrazione, sino a diventare membro del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa, il Consiglio superiore della magistratura (Csm) dei giudici amministrativi – spiega -. Forte di quella esperienza, di quegli anni di scalata, ora il presidente del Consiglio tenta spregiudicatamente di mettersi alla testa di una grande cordata costituita da un mix di manager dello Stato, che gli devono riconoscenza e prebende, e di gestione di informazioni economiche riservate da lui acquisite tramite il controllo extra legem dei Servizi“.

Tutto ciò dovrebbe passare attraverso una Fondazione che, nelle intenzioni di Conte, dovrebbe gestire il comparto della cybersecurity. In realtà, però “se si attribuisce questa Fondazione al controllo del solo Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) e della Presidenza del Consiglio, come interebbe fare Conte, si crea un super servizio Segreto, che rivoluziona la logica stessa di garanzia” che per legge deve intercorrere tra le varie strutture dei Servizi, aggiunge il componente del Copasir.  Peraltro, fa notare, “nella situazione più che anomala di un Conte che tiene per sé la delega sul controllo dei Servizi“.

La delega ai Servizi segreti mantenuta dal Premier, in effetti, è un fatto inedito. L’aveva mantenuta soltanto Gentiloni, ma allora fu una scelta dettata dalla transitorietà del suo governo. Una deriva di potere di cui, anche se con estremo ritardo, si sono accorte le forze di maggioranza, che hanno posto anche questo tema sul tavolo della verifica di governo. “Il controllo della cyber sicurezza, passaggio fondamentale per l’acquisizione di informazioni sensibili su tutto il comparto economico dell’Italia, deve essere una attività funzionale di Aisi e Aise, non può e non deve essere egemonizzato dal Dis (che deve limitarsi rigidamente al solo coordinamento tra Aisi e Aise) e dalla Presidenza del Consiglio per di più attraverso una fondazione con apporto di privati“, spiega ancora il componente del Copasir, che paventa l’instaurazione di un monopolio delle informazioni più preziose del comparto economico italiano a vantaggio esclusivo di Conte.

La cybersecurity è, quindi, un cavallo di Troia, che permette al Premier di galoppare sulla landa desolata di PD e 5 Stelle, conquistando un suo ruolo istituzionale. Ma ciò che più puzza è il silenzio delle forze di maggioranza, che hanno, sì, aperto la questione nella verifica di maggioranza, e molti in entrambi partiti credono che sia meglio – anche per queste sue derive autoritarie, mostrate persino nella gestione della crisi pandemica – sia meglio togliere a Conte ruoli di governo. Eppure non hanno mai spiegato ufficialmente la loro contrarietà. Un silenzio assordante, che sa di complicità.

Francesco Amato

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