Coronavirus, De Santis e Corsetto scrivono a Zingaretti: “Non perseveriamo negli errori di marzo”

Pubblichiamo la lettera aperta dei leghisti Alberto De Santis e Riccardo Corsetto, indirizzata al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Il tema è il coronavirus, e l'invito dei politici a non ripetere gli stessi errori di marzo, altrimenti anche per quanto riguarda la sanità finiremmo per fare come per l'economia, "dove ci siamo dimenticati persino le basi della macro economia".

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Concittadini, signor Presidente,

In questo periodo l’argomento più dibattuto, più controverso e più sentito sulla viva pelle degli italiani è la gestione del COVID-19 e le carenze del sistema sanitario che mette a nudo. Non entriamo nel merito di come sia nato il virus e di come si sia inizialmente propagato, sono analisi che lasceremo agli storici come è giusto che sia, ma vogliamo evidenziare le gravi lacune nella gestione manageriale e politica dell’emergenza.

Ad oggi, dopo ben otto mesi dall’inizio della diffusione del Covid-19, non si può continuare ad utilizzare il termine emergenza per un problema largamente previsto per la cui soluzione in questi mesi si è fatto ben poco. Abbiamo assistito ad annunci di varia natura, acquisti improvvidi di banchi a rotelle, commesse incaute per l’acquisto di mascherine, bonus per l’acquisto di monopattini ed una totale deficienza di programmazione, pianificazione e razionalizzazione del sistema sanitario per affrontarne le reali esigenze e carenze. Troppo facile attribuire le colpe ai sindaci ed ai cittadini, troppo facile far pagare il prezzo alle partite IVA ed alle famiglie.

Governare vuol dire amministrare ed assumersi gli oneri e gli onori di quanto fatto, e non fatto. Noi chiediamo e pretendiamo un reale e proficuo confronto. Noi auspichiamo che dati statistici ed epidemiologici siano gestiti e divulgati in modo obiettivo e rispondente alla realtà per consentire una adeguata analisi della situazione e permettere ai cittadini di reagire in maniera efficace e razionale. La storia del Novecento ci insegna che la paura indotta nella popolazione, soprattutto se utilizzata strumentalmente, è un formidabile humus per la formazione ed il consolidamento delle dittature (ce lo hanno raccontato gli stessi ideologi nazisti al processo di Norimberga).

La sanità pubblica italiana era fino agli anni 90 all’avanguardia nel mondo, un vero fiore all’occhiello. Ci sono voluti trent’anni per svilirla e svenderla, insieme agli altri asset statali vitali per la salvaguardia, la difesa e lo sviluppo del nostro Popolo. Questo massacro è stato fatto in nome del sogno europeo che ci era stato raccontato diversamente quando eravamo giovanissimi. In quel sogno di una Europa dei Popoli e dei Territori noi ci crediamo ancora, e non ci riconosciamo minimamente in questa Europa delle lobby e dei monopoli privati. In questa Europa nessuno rappresenta il Popolo, che non è più sovrano né nel proprio stato né nella comunità europea.

Ci hanno raccontato che saremmo diventati cittadini europei, ma siamo diventati sudditi governati da gente non eletta, che non risponde democraticamente a nessuno. Dobbiamo tornare ad essere sovrani, cittadini in grado di decidere democraticamente del proprio futuro. Senza questa indipendenza non potremo mai realizzare delle vere politiche sanitarie. Per molti versi dobbiamo tornare al futuro, ad una sanità nazionale fortemente radicata sul territorio, come originariamente disegnata negli anni 70. Dobbiamo tornare al diritto reale ed universale alla salute ed alla prevenzione.

Siamo passati in questo trentennio dalle USL (unità sanitaria locali) alle ASL (aziende sanitarie locali) per finire ad INTRAMOENIA (sanità privata per chi se la può permettere). È bizzarro constatare che i protocolli in essere portino i medici di base a fare diagnosi telefoniche. Ci stiamo dimenticando che oltre al COVID-19 ci sono una infinità di patologie. Presto ci accorgeremo delle conseguenze della mancata prevenzione per tante malattie, curabili se prese in tempo, come quelle oncologiche o cardiache. Anche per il COVID-19, dove c’era ancora una sanità locale ramificata, dove i medici potevano operare liberi da protocolli astrusi e da indicazioni assurde come quella di non fare autopsie o diagnosi in presenza, i risultati ci sono stati e la differenza si è vista.

Sembra che tutto sia fermo in attesa di un vaccino per il COVID-19, ed è stato azzerato il dibattito sulle cure migliori che oggi devono essere somministrate ai malati. Il vaccino servirà per gli anni futuri, ma oggi dobbiamo pensare ai malati e non solo a quelli di COVID-19. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che i ritardi sugli esiti dei tamponi e le regole sulla quarantena stanno mettendo in ginocchio le famiglie e stanno distruggendo il tessuto economico.

Paradossalmente, dopo 8 mesi stiamo esattamente come a marzo, e nel caso in cui malauguratamente dovessimo ammalarci di COVID-19, correremmo lo stesso rischio di essere rinchiusi in casa senza poter essere visitati da un medico né curati con farmaci la cui efficacia è stata abbondantemente testata e dimostrata in questi mesi. Quale malattia non curata non porta a guai? Non crediamo sia logico né consigliabile, con 39 di febbre, mettersi in fila per fare il tampone nei drive-in; né che sia logico e consigliabile lasciare le persone con la febbre alta per settimane rinchiuse in casa curate solo con la tachipirina. Rinunciamo all’uso della idroclorochina che costa pochissimo per favorire farmaci ancora non esistenti per cui si è già pagato sulla fiducia un prezzo spropositato.

Con i protocolli esistenti il medico di base di fatto è disarmato ed obbligato a pratiche la cui valenza scientifica è tutta da dimostrare. Vogliamo ancora perseverare negli stessi errori e farci rinchiudere in casa per poi farci intubare quand’è troppo tardi? Troppi morti si potevano evitare a marzo ed oggi sarebbe proprio criminale perseverare con dei protocolli sbagliati che ormai si sa possono portare alla morte. Che questo sistema non funziona è ormai risaputo. Vogliamo organizzarci diversamente? Vogliamo riorganizzare la rete operativa della sanità locale?

Iniziare adesso è sciocco, ma sarebbe addirittura criminale non farlo. Predisponiamo nuclei operativi per diagnostica anche domiciliare. Predisponiamo visite e cure domiciliari fin dall’inizio per i sospetti malati di Covid-19 e non solo. Predisponiamo dei centri di coordinamento e di supporto all’intervento sanitario domiciliare ricordandoci di tutto il territorio, anche quello meno densamente popolato. Aggiorniamo i protocolli comprendendo la possibilità di utilizzare farmaci la cui efficacia è ormai nota come l’idrossiclorochina e lasciamo liberi i medici di poter operare secondo scienza e coscienza. Diamo la possibilità al medico di base di esercitare la propria professione basandosi sui propri studi, sulla propria esperienza e sul buon senso, altrimenti faremmo come in economia, dove ci siamo dimenticati persino le basi della macro economia.

Non è mai troppo tardi per migliorare e tutelare i nostri concittadini.

Cordialmente

Alberto De Santis, Consigliere comunale Poggio Mirteto – Cord. Lega Poggio Mirteto
Riccardo Corsetto, Consigliere comunale Magliano Sabina – Sez. Lega Ponte Milvio

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