Coronavirus, ecco come si fanno figli e figliastri negli ospedali del Lazio

La storia di un'infermiera che per mesi ha lavorato senza precauzioni a contatto con pazienti positivi al coronavirus, alla quale è stato negato di sottoporsi al tampone, riservato solo a pochi fortunati.

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di Stefano Mastrillo

Dopo lo scandalo mascherine, ecco un’altra storia che fa sfigurare la sanità laziale: proprio nella giornata internazionale dell’infermiere ci ha scritto una nostra appassionata lettrice inviandoci una segnalazione che ha dell’incredibile. La protagonista in questione, ex ausiliaria all’Ospedale CTO A. Alesini di Roma, ha lavorato in questa struttura entrando continuamente a contatto con persone che sono risultate positive al Covid-19 dopo aver effettuato il tampone. Cosa che sarebbe stata effettuata soltanto a pochi fortunati, mentre alla protagonista in questione sarebbe stato negato.

La protagonista di questa vicenda lamenta un totale abbandono da parte delle istituzioni, soprattutto dalla Regione, competente in materia di Sanità. Negli ultimi 10 anni sono stati chiusi ben 16 ospedali dalla Giunta Zingaretti, fra cui il Forlanini, eccellenza per le malattie respiratorie e che in questo periodo così drammatico sarebbe disperatamente servito. C.G. lamenta il fatto di non essere mai stata contattata né dalla direzione sanitaria né dalla cooperativa per la quale lavora per chiedere aggiornamenti sul suo stato di salute.

Ricordiamo che contrarre il Coronavirus in un luogo è infortunio sul lavoro secondo il DL (decreto-legge) del 17 marzo 2020, n. 18 “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, all’articolo 34, commi 1 e 2; all’articolo 42 commi 1 e 2 e all’articolo 34, commi 1 e 2. A completare il quadro, anche la circolare n.13 del 3 aprile 2020 dell’Inail che spiega come il datore di lavoro, in caso di mancata salvaguardia dei lavoratori e in caso di mancata applicazione degli standard di sicurezza per quanto riguarda il coronavirus, rischi gravi sanzioni a livello penale.

In questi giorni abbiamo seguito il caso con molto interesse: la situazione, resa ancora più esacerbante da una burocrazia asfissiante come non mai (ebbene sì, in Italia la burocrazia è un Leviatano da abbattere anche in queste situazioni) sembra essersi sbloccata il 13 maggio, giorno in cui la protagonista viene finalmente invitata a fare il tampone presso l’azienda ospedaliera.

In un periodo così drammatico, dove si elogia l’operato degli infermieri e di tutto il personale medico che rischiano la vita per noi e per la nostra salute, proprio questi molto spesso vengono ricompensati con pacche sulle spalle e non assicurando loro nemmeno le protezioni minime (diversi medici sono morti nel nostro Paese proprio per questo motivo). Alle istituzioni chiediamo più rispetto per il personale sanitario, ma tutti i giorni, altrimenti le giornate istituite rischiano di diventare semplici occasioni per scaricarsi la coscienza e non giorni di omaggio e di ringraziamento nei confronti di una categoria che forse più di altre hanno pagato il prezzo dell’austerità imposta dalle politiche eurofolli.

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