Coronavirus: la burocrazia e il dramma delle mutevoli autodichiarazioni

Nella situazione già drammatica dell’emergenza coronavirus, c’è un aspetto tragicomico che emerge: le autodichiarazioni che cambiano un giorno sì e uno no. In una nazione che, nemmeno in emergenza, riesce a spogliarsi del vizio “tutto italico” della burocrazia.

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autodichiarazioni

di Francesco Amato

Stiamo attraversando un periodo di seria crisi sanitaria a causa dell’epidemia da coronavirus. I dati parlano, a ieri sera, di più di 80mila casi e circa 8mila deceduti. Una seria crisi sanitaria – accentuata dagli ingenti tagli alla sanità dall’austerity ad oggi – che ha portato ad una chiusura quasi totale del motore economico nazionale. Hanno dovuto abbassare le saracinesche i piccoli commercianti, già attanagliati dall’IVA e dalle tasse, e, da lunedì scorso, anche le industrie “non necessarie”.

Una situazione che inevitabilmente porterà a forti difficoltà economiche per molti lavoratori costretti ad interrompere la propria attività. Tanto più che le misure necessarie alla compensazione del mancato guadagno per i commercianti, inserite nel cosiddetto decreto “Cura Italia”, sono state promulgate il 17 marzo scorso. Circa 10 giorni dopo il decreto che ne ha ordinato la chiusura.

Ma la parte tragica, anzi tragicomica, di tutta questa situazione riguarda le autodichiarazioni, che permettono ai cittadini di muoversi per adempiere ai bisogni primari per la propria famiglia: fare la spesa, comprare medicine, prelevare denaro, accudire parenti anziani, recarsi a lavoro eccetera. Infatti, non si fa in tempo a stampare un modulo, che subito ne viene pubblicato uno nuovo.

Si sono sprecati i meme e i commenti ironici per questo continuo cambio dei modelli. Il primo è uscito il 9 marzo, all’indomani del DPCM che ha dichiarato zone rosse le province del Nord Italia maggiormente colpite dall’epidemia. Modulo che, però, ha avuto vita breve. L’indomani, infatti, ne è uscito un altro, per recepire le misure stabilite dal DPCM del 9 marzo, che ha reso l’intero territorio nazionale zona protetta. Passa soltanto un’altra settimana, ed ecco uscire un nuovo modulo il 17 marzo. Stavolta viene inserito l’obbligo di dichiarare l’eventuale stato di quarantena. L’ultimo, infine, era stato pubblicato lunedì scorso, per recepire le nuove misure introdotte dal DPCM del 22 marzo, che ha introdotto la chiusura delle aziende non essenziali.

Siamo al 26 marzo, ed ecco che il capo della polizia, Franco Gabrielli, annuncia a SkyTg24 la pubblicazione di un nuovo modulo. “Sono state fatte ironie, ma cambiano le disposizioni e noi dobbiamo aggiornare il modulo, anche per intercettare i quesiti che arrivano dai cittadini”, spiega Gabrielli. È importante rispettare gli obblighi imposti dal Governo in questo periodo di emergenza, spiega Gabrielli. “L’articolo 4 stabilisce che non c’è più un reato penale, ma un comportamento sanzionabile con un’ammenda che va da 400 a 4000 euro, e sarà aumentata di un terzo qualora si usino veicoli – aggiunge –. C’è poi una sanzione specifica per violazione di quarantena, con l’arresto da 3 a 18 mesi sanzione ed il pagamento da 500 a 5mila euro”.

Il nuovo modulo (SCARICABILE QUA), da portare con sé in ogni spostamento, sostituisce il precedente, che ora non potrà più essere utilizzato. Il nuovo documento ha recepito il decreto-legge del 25 marzo, che ha introdotto nuove sanzioni per chi non si attiene alle disposizioni governative, e le possibili ulteriori misure dettate da eventuali ordinanze dei Presidenti delle Regioni. Come nel modello precedente, inoltre, bisognerà indicare, oltre alla residenza, anche il proprio domicilio, e specificare esattamente la destinazione e la causa dello spostamento.

È il quinto, dunque, pubblicato nel corso di questa emergenza. E probabilmente sarà seguito da una altrettanto lunga serie. Una nazione, dunque, che nemmeno in pieno stato di emergenza perde il vizio “tutto italico” della infinita burocrazia. Una burocrazia che rende, così, ancora più confusa una situazione già caotica di suo, con decreti presentati prima della loro stesura, continue fughe di notizie, dirette Facebook notturne e fake news di ogni tipo che circolano nelle varie chat come inarrestabili catene di Sant’Antonio.

Una burocrazia che complica le cose soprattutto per i più anziani, che non possono, o semplicemente non sanno stampare i moduli. Tanto più se cambiano con velocità inimmaginabili. Ma anche per le forze di polizia che devono fare i controlli, che si vedono cambiare ogni giorno le carte in tavola, non sapendo più cosa si può fare e cosa no, cosa è vietato e cosa no. Una burocrazia, quindi, che rappresenta forse la vera “piaga” di questa pandemia da covid-19. A meno che non sia proprio essa un modo per combatterlo. Rincoglionendolo con i moduli e soffocandolo tra le carte.

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