Coronavirus, la Regione Lazio e il bidone delle mascherine

Un ingente anticipo da parte della Regione Lazio per una fornitura di mascherine mai consegnate. Dalla misura camerale è emerso che la società produce lampadine e ha un capitale di 10mila euro. Chiara Colosimo (FdI) a L'Unico: "Non ci fermeremo e andremo fino in fondo a questa storia”

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di Pietro Fiocchi

Nel pieno dell’emergenza, con una fase 2 e 3 molto incerte, così come vago e dubbio è percepito il dopo, la possibilità di trovare e comprare le mascherine a prezzi decenti sarebbe stato di qualche conforto per tutti noi. Sarebbe stato un sospiro di sollievo per tutti quei medici e infermieri che hanno già visto morire troppi colleghi, anche perché non eravamo affatto pronti, ne diamo segni di grande ravvedimento.

Abbiamo appreso dalle cronache di questi ultimi giorni di un caso che riguarda i vertici della Regione Lazio, delle mascherine mai arrivate e di un ingente anticipo andato perduto. È forse proprio questa triste vicenda un’occasione per tutti di azzerare tutto e ripartire, a cominciare dal giudizio e la fiducia che a volte troppo facilmente riponiamo in coloro ai quali affidiamo incarichi ai vertici delle istituzioni.

Il Consigliere regionale di Fratelli d’Italia Chiara Colosimo, che promette di andare fino in fondo a questa storia, ha risposto alle nostre domande.

Quale è stato, a suo parere, il processo decisionale, in piena emergenza, che ha portato il Presidente della Regione Lazio e chi con lui ad affidarsi per l’approvvigionamento di mascherine ad una società di non più che comprovata affidabilità?
È proprio quello che vorremmo sapere anche noi e che ho chiesto nell’interrogazione al presidente Zingaretti. Chiariamo una cosa: è facoltà della Regione, in caso di necessità e urgenza, fare un affidamento diretto senza gara, ma è suo dovere verificare a quale società sta affidando un appalto da quasi 36 milioni di euro, con undici, dati in anticipo.
Dalla visura che abbiamo effettuato abbiamo scoperto che si tratta di un’azienda che produce lampadine con un capitale sociale minimo di diecimila euro. È evidente che qualcosa non torna. E su questo stiamo ancora attendendo risposte ufficiali, carte alla mano, dal presidente della Regione.

È possibile che gli attuali vertici della Regione non abbiano dei canali sicuri, delle persone di riferimento garantite per affrontare situazioni come quella in cui ci troviamo?
Sicuramente, a voler essere magnanimi, i vertici regionali sono stati ingenui. Ma rimane il dubbio sul perché, dopo aver verificato che la merce non arrivava e aver scritto loro stessi che la società alla quale si erano rivolti si era dimostrata inaffidabile, non sono andati a denunciarli agli organi competenti.
Anzi, proprio ieri hanno annunciato di aver dato altri sette giorni di tempo alla ditta per consegnare le mascherine. Un atteggiamento quanto meno anomalo. Anche perché il codice civile dice chiaramente che una volta che si chiede la recessione da un contratto, come ha fatto la Regione, non si può più pretendere l’adempimento dello stesso.

Prima di agire, in Regione ai colleghi dell’opposizione è stato chiesto un parere, un consiglio su come muoversi, su come eventualmente individuare la società a cui rivolgersi?
A questa domanda, mi scusi, ma mi viene da sorridere. La Regione targata Zingaretti non ha mai considerato il dialogo con l’opposizione un valore politico da portare avanti, a meno che tu non sia un grillino.

Se questo è il modus operandi di chi attualmente guida la Regione, cosa dobbiamo pensare circa la gestione del Lazio negli ultimi anni, le decisioni prese e i nostri soldi spesi?
Questa è una domanda che andrebbe fatta al presidente Zingaretti. Noi, come Fratelli d’Italia e come forza d’opposizione abbiamo il compito di vigilare sull’operato della giunta. La vicenda delle mascherine è la prova che siamo sempre vigile su quello che accade, malgrado il tentativo da parte della giunta, di far passare sotto silenzio questi provvedimenti.
Noi certo non ci fermeremo e andremo fino in fondo a questa storia. Ho già dato mandato a un legale per verificare se ci sono gli estremi per intraprendere un’azione legale.

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