Covid19, “Valide terapie compromesse dagli interessi delle BigPharma”

I leghisti Alberto De Santis e Riccardo Corsetto scrivono una lettera aperta al ministro Speranza e al governatore Zingaretti. I due esponenti denunciano l'immobilismo della Regione e i conflitti di interesse su alcune valide terapie "compromesse" dalle influenze del Dem Marcucci e le BigPharma

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Andrea Marcucci

Stanno richiudendo tutto, di nuovo, come a marzo. Ma siamo sicuri che serva questo massacro economico e sociale per proteggere la popolazione e non sia un rimedio peggiore del male? Non siamo i soli ad avere moltissimi dubbi sull’utilità di questa gestione sanitaria, siamo in tanti compresi tanti medici e scienziati e c’è un interessantissimo dibattito scientifico sulle pratiche mediche che hanno dati i migliori risultati che non viene riportato dalla stampa e dalle tv.

Luigi Cavanna

Ci chiediamo perché fonti estremamente autorevoli come il prof. Luigi Cavanna, medico e professore universitario con un curriculum di prim’ordine, debbano scrivere lettere aperte per comunicare direttamente ai cittadini le assurde difficoltà imposte dai protocolli ufficiali sull’uso di medicinali come la clorochina o l’idrossiclorochina e fare petizioni per il reinserimento di questo efficacissimo medicinale nei protocolli ufficiali.

Purtroppo i cittadini non sanno, e dovremmo chiederci perché i giornali e le tv non riportano queste importanti informazioni, che l’utilizzo dell’idrossiclorochina è ampiamente sperimentato già da anni (era già stato ampiamente sperimentato per l’epidemia di SARS-Cov un virus molto simile al COVID 19), è riconosciuto da autorevolissimi studi scientifici internazionali, è alla base dei protocolli di cura attualmente usati negli USA, ed è stato sperimentato direttamente anche dal team del prof. Cavanna con grande successo sui pazienti malati di COVID 19.

Se poi andiamo a vedere chi si oppone all’utilizzo di questi strumenti di provata efficacia ci si pongono ancora più domande. Prendendo ad esempio gli interventi in programmi tv di prima serata del prof. Roberto Burioni, che con tutto il rispetto ha un curriculum professionale diverso dal prof. Cavanna, e si vanno a vedere i conflitti di interesse del suddetto le domande aumentano.

Il prof. Burioni è considerato l’esperto di riferimento per molti, sempre presente in TV nonostante le cantonate prese (ricordiamo tutti quando diceva che “il rischio di contrarre il coronavirus in Italia era zero perché il virus non c’era” e poco dopo ci hanno rinchiusi tutti in casa) ed i noti e notevoli conflitti di interesse.

Giuseppe De Donno

Sarebbe importante per valutare correttamente le informazioni ed i consigli ricevuti dagli esperti conoscere i conflitti di interesse che possono condizionarli. Nel caso del professor Burioni spaziano dai contratti di consulenza milionari dalla sua società Lifenet ai brevetti da lui depositati e di cui è proprietario, ed alle attività della sua società Pomona Ricerca Srl collegabili per interessi economici a colossi della farmaceutica come la Novartis, la Roche e la Jonson & Jonson più altre “quisquilie” quantomeno gravi che sono state segnalati anche dal Codacons.

La salute è importante e noi vogliamo poter capire l’affidabilità dei consigli e delle indicazioni degli esperti proposti dai media di maggiore importanza e vogliamo poterci fidare delle autorità deputate alla difesa della nostra salute per le quali stanno emergendo dei conflitti di interesse inquietanti. Se andiamo a vedere come sono state gestite ricerche molto importanti, portate avanti da strutture di prim’ordine, come quella sul plasma iperimmune del Dott. Giuseppe De Donno ed il Dott. Massimo Franchini, le domande ed i dubbi aumentano ancora.

Il dottor Giuseppe De Donno ed il Dott. Massimo Franchini, direttori di pneumologia e terapia intensiva ed immunoematologia e di Medicina Trasfusionale dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, dall’inizio della pandemia hanno sperimentato la terapia al plasma iperimmune nella cura al coronavirus ottenendo ottimi risultati pubblicati su riviste scientifiche di prim’ordine come “Haematologica” e riconosciute internazionalmente. Non si capisce perché questa ricerca, già inserita in un centro di eccellenza con contatti e riconoscimenti internazionali importanti, sia stata spostata in un centro che applicava un protocollo diverso e non aveva una casistica di applicazione di queste cure.

Massimo Franchini

Tante cose sembrano strane in questa operazione, le racconta in una intervista lo stesso dott. De Donno ed andrebbero verificate nell’interesse della popolazione e per la tutela della salute collettiva. Da alcune indagini giornalistiche sono emersi dei conflitti di interesse inquietanti che ci fanno preoccupare per i futuri sviluppi di questa ricerca che si era rivelata fondamentale nella cura dei malati di Covid-19. La ricerca è stata spostata, scegliendo come riferimento l’ospedale di Pisa che aveva applicato la terapia a solo due pazienti, estromettendo sia l’ospedale Carlo Poma di Mantova che il San Matteo di Pavia che avevano iniziato la sperimentazione e che avevano sviluppato il protocollo di cura, ed ha coinvolto solamente quattro regioni, tutte a guida PD. Oltretutto, l’amministratore delegato di una delle aziende maggiorente coinvolte nella sperimentazione, la Kedrion, è Paolo Marcucci, il fratello di Andrea Marcucci, capogruppo al senato del PD.

Andrea Marcucci

C’è di che preoccuparsi e soprattutto c’è molto da verificare per tutelare la salute della popolazione. Nonostante ci sia stata una interrogazione parlamentare del deputato della Lega Andrea Dara e sia stato organizzato un convegno in Commissione Igiene e sanità al Senato, hanno continuato a mantenere questi conflitti di interesse regalandoci, nell’evoluzione della ricerca fino ad oggi, delle altre perle inquietanti. Il protocollo di cura Mantova-Pavia derivato dalla ricerca sul plasma iperimmune del Dott. De Donno e del Dott. Franchini prevedeva la donazione del sangue da parte dei malati di Covid-19 ormai convalescenti da cui, dopo un trattamento che ne garantiva la piena sicurezza, si estraeva il plasma contenente le immunoglobuline di classe G che agiscono contro il virus e possono essere trasfuse ai pazienti malati.

Questo procedimento richiedeva quantità limitate di sangue (una sacca da trasfusione di cui venivano restituiti al paziente i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine), era facilmente reperibile, in quanto la quantità di pazienti convalescenti era nettamente superiore ai pazienti ricoverati in terapia intensiva che ne avrebbero fruito, ed aveva un costo irrisorio rispetto ad altre cure, pienamente sostenibile dagli ospedali che la attuano.

La ricerca che l’ha sostituita, sviluppata estromettendo completamente i medici e le università che avevano scoperto e portato avanti questa cura, è partita sempre dal plasma delle persone convalescenti da Covid-19, da cui sono state isolate delle cellule che producono gli anticorpi monoclonali che sono stati espansi a livello industriale per produrre farmaci iniettabili ai malati. Che cosa cambia rispetto alla ricerca originale del Dott. De Donno e del Dott. Franchini, oltre alla presenza dei conflitti di interesse precedentemente enunciati? La presenza delle grandi industrie farmaceutiche come GalaxoSmithKline (GSK), l’industrializzazione del processo che in sé non è una cosa negativa, ed il costo, che è ben superiore a quello della cura originaria.

I risultati di questa ricerca saranno presto pubblicati e speriamo ci sia una adeguata verifica della loro validità ed una comparazione con quelli già pubblicati della ricerca originaria. Il nostro problema ed i nostri dubbi non sono legati tanto ai comportamenti poco scientifici, oltre che poco corretti, che evidenzia questa ricerca, ma al fatto che i conflitti di interesse che evidenzia non lasciano proprio tranquilli sull’obiettività delle scelte di salute pubblica che ne deriveranno. Molti attori sono gli stessi che stanno dietro l’obbligo vaccinale per il quale ci chiediamo perché rendere obbligatoria una pratica utile che un genitore vorrebbe poter garantire ai propri figli. Se tanti genitori non vogliono vaccinare i propri figli è perché sono preoccupati per la mancanza di trasparenza sui bambini danneggiati dal vaccino e sugli enormi conflitti di interesse che ruotano intorno a questo enorme mercato. È normale che un genitore si domandi perché lo si obbliga con pene draconiane a vaccinare il proprio figlio e non si prova a convincerlo con adeguate informazioni e garanzie verificabili.

Altri, notevoli, dubbi emergono dal mancato investimento in strumenti di prevenzione della malattia che sono noti e non si capisce perché non siano incentivati dai protocolli di cura e neanche divulgati, talvolta addirittura diffamati, dai media più importanti. Fin dall’inizio medici in prima linea avevano dato indicazioni utili per la prevenzione della malattia, e riporto come esempio il dottor Stefano Manera, che ha ultimamente condiviso gratuitamente, insieme ad altri medici coautori, un libro in cui spiega i metodi e gli strumenti per rinforzare il sistema immunitario per diminuire la probabilità di ammalarsi ed avere più strumenti per affrontarla. In rete si possono trovare interviste molto interessanti come quella di Radio Radio al Dott. Giuseppe Di Bella in cui si parla di prevenzione e del fatto che i contagiati non sono malati. Anche qui come si fa a non porsi domande quando le tv ed i giornali principali parlano di contagiati senza specificare quanti sono i malati.

Ultima, ma non ultima, ancora più inquietante è stata la gestione politica del Covid-19. A marzo eravamo in una situazione nuova, sfuggita velocemente di mano, ed era ammissibile una gestione in emergenza. L’ondata di ritorno attuale era largamente prevista e al governo hanno avuto tutto il tempo per organizzarsi, per cui non può essere gestita come una emergenza. Non si può più accettare che vengano meno i passaggi istituzionali previsti a tutti i livelli, dal parlamento ai consigli comunali. Non si può accettare che non siano stati predisposti adeguati supporti al reddito per le persone che, per ordine del governo, devono chiudere l’attività o non possono lavorare in condizioni economicamente remunerative (un esempio tra tanti, la chiusura dei bar e dei ristoranti alle 18).

In questo modo si esaspera la popolazione, che è già provata dai duri mesi precedenti ed è già in condizioni economicamente difficili. La violenza va sempre condannata, anche perché sposta su un binario morto un malcontento legittimo che speriamo si traduca in una spinta al cambiamento al quale anche noi vogliamo contribuire, ma almeno evitiamo di alimentarla con il senso di presa in giro delle comunicazioni terroristiche dei dati sanitari e la vacuità degli annunci roboanti visto che la popolazione ormai conosce la “potenza di fuoco” in campo. (L’UNICO)

Alberto De Santis, consigliere comunale di Poggio Mirteto e Coordinatore Lega Salvini Poggio Mirteto

Alberto De Santis – Lega Poggio Mirteto

Riccardo Corsetto, consigliere comunale di Magliano Sabina – Sezione Lega Salvini Ponte Milvio

Riccardo Corsetto – Lega Ponte Milvio

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