Dite a Conte che il Fascismo apriva ospedali contro i virus, loro li chiudono

In un post su Twitter il premier italiano accosta il regime fascista alla sciagura dell’epidemia. "Se abbiamo superato il regime fascista, supereremo anche il virus". Ma dimentica che i principali istituti contro le malattie infettive a disposizione del Governo oggi contro la pandemia da Covid19, portano la firma di Benito Mussolini

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Riccardo Corsetto, giornalista, oltre a L’Unico collabora con il Candido e il Borghese.

Italiani popolo di poeti, artisti, eroi, santi, pensatori, scienziati, navigatori, e trasmigratori. Oggi a questa storica frase scolpita nel marmo, abbiamo tutti il dovere di aggiungere anche i medici. I nostri eroi senza medaglia. Ieri i giornali davano titoli choc: quasi tremila i camici bianchi contagiati” dall’inizio dell’emergenza. Tra medici, e infermieri. Una ventina sono passati a miglior vita. Qualcuno di questi è anche indagato da qualche magistrato assiso dietro una scrivania e dietro l’immunità dalla responsabilità civile. Inaccettabile. I nostri medici e i nostri sanitari, sono derubricati ormai da anni come un costo, in quel delirio neoliberista che ha ridotto alle leggi del mercato anche la Salute e l’assistenza.

Il twitt bugiardo di Conte

Qualche giorno fa il premier Conte ha scritto su Twitter un post corretto politicamente, ma storicamente scorrettissimo. Ve lo cito testualmente:

“159 anni fa veniva proclamata l’Unità d’Italia. Da allora il nostro Paese ha affrontato mille difficoltà, guerre mondiali, il regime fascista. Ma gli italiani, con orgoglio e determinazione, hanno sempre saputo rialzarsi e ripartire. A testa alta.”

Insomma torna il leit motive sempre verde del fascismo ‘male assoluto’. A nulla è servita l’opera di De Felice, e nemmeno quella dell’antifascista Giampaolo Pansa. L’avvocato Conte, comparsa casuale e occasionale della Storia, non riesce a evitare il facile e banale, per non dire scontato accostamento, del fascismo al male assoluto.

Mussolini durante il regime fascista, inaugurò tre tra i principali poli scientifici e sanitari contro le malattie infettive: il Sacco di Milano e lo Spallanzani e Forlanini di Roma. Quest’ultimo chiuso da Zingaretti oggi al Governo

Ora, lungi da me voler fare apologia di fascismo (sono un discreto ipocondriaco che però non soffre di torcicollo), credo sia un dovere – come ha fatto egregiamente qualche follower del premier – far notare a Conte che il regime fascista è lo stesso che gli ospedali li apriva. A partire da quelli per le malattie infettive come il Coronavirus. Eccellenze come il Luigi Sacco di Milano, il Lazzaro Spallanzani e il Carlo Forlanini di Roma. Questo ultimo chiuso nel 2015 proprio dal partito che oggi fa da stampella al Governo Conte. Chiuso da Zingaretti che vorrebbe metterci  dentro le ONG. 

Il sanatorio, inizialmente chiamato “Istituto Benito Mussolini”, fu inaugurato il primo dicembre 1934. L’inaugurazione fu effettuata proprio dal capo del Governo Benito Mussolini, mentre il 17 aprile 1936 ci fu l’omaggio della visita del Re Vittorio Emanuele III e dalla consorte, la Regina Elena. All’inaugurazione erano presenti il senatore Luigi Federzoni, l’onorevole Costanzo Ciano, insieme ad altri come Balstrodi, Bruno Leoni e il sottosegretario conte Galeazzo Ciano. Zingaretti, attuale alleato del Governo Conte, lo chiuse nel 2015

Non è apologia di fascismo: è storia

Se l’apologia di fascismo non ci riguarda, ci interessa però l’apologia della verità storica. Perché la verità ci sta a cuore quanto la salute. Il fatto che Benito Mussolini, al netto dell’infamia delle leggi razziali, sia ancora oggi vivido nella memoria collettiva degli italiani, e influenzi il dibattito dopo 70 anni dalla morte, che piaccia o meno, è dovuto in gran parte alla insuperata attenzione per il sociale e per la concezione assistenziale (non assistenzialista) dello Stato Moderno. Che in Italia, fu, storicamente, una invenzione di Mussolini. Lo Stato che assiste i suoi figli, dalla culla alla bara. E’ questo il retaggio assorbito dal padre e dall’epoca giovanile, di fervente socialista, che fece di Mussolini il campione dello Stato come “madre”.  Quando vedete i nostri medici, infermieri e volontari della protezione civile, contagiarsi (e morire anche) per curare pazienti sconosciuti, lì vedete la manifestazione tragica, politica e materiale del concetto ideale di Stato sociale. E’ qualcosa che il socialismo ha ereditato sicuramente dalla dottrina sociale della Chiesa, ma è qualcosa che manca imperdonabilmente nel neoliberismo di oggi.

La Salute non è mai un costo, è ricchezza

La politica italiana ha sottratto 40 miliardi di euro alla Sanità negli ultimi dieci anni, abbandonando da tempo il principio secondo il quale la spesa sanitaria non è affatto un costo, ma ricchezza. Il modello neoliberista atlantico-europeista, ha trasformato i pazienti in consumatori. Applicando il format di Leroy Merlin alla sanità. Ma l’assistenza non è riducibile mai solo ed esclusivamente a un servizio mercenario o merceologico. Lo sanno bene i medici. Le cure non sono merce pura. E le conseguenze di questa impostazione l’abbiamo vista in questi giorni di shock esterno. Ci mancano 50 mila posti letto in terapia intensiva, che in uno Stato moderno di 60 milioni di persone, non possono mancare. Un millesimo della popolazione. Certo le terapie intensive costano, ma il modello neoliberista, quello dell’iperproduzione riesce addirittura a farci andare in deficit di mascherine. Oggi la nostra Protezione Civile e i nostri infermieri lavorano, spesso, a volto scoperto.

Ecco perché se cita il regime fascista, presidente Conte, deve avere l’onestà storica di ricordare la verità. Il Carlo Forlanini – così come lo Spallanzani e il Sacco – portano la firma del regime fascista e di Benito Mussolini. Il Forlanini fu un’eccellenza italiana anche dal punto di vista architettonico. Quando lo Stato costruiva ancora per lasciare tracce di civiltà e non solo per la sete di lucro e speculazione. E’ grazie a Mussolini che il suo Governo oggi ha poli d’eccellenza per contrastare il virus. E posti letto per accogliere i malati. Dopo 70 anni. Chi ha chiuso gli ospedali invece sono i politici della sua generazione, presidente Conte. A partire da Nicola Zingaretti e dal Pd, che oggi fa da stampella al suo Governo. Il Forlanini è stato trasformato nel 2015, dal fratello di Montalbano, da luogo salva vite, a isola di morte, dove adolescenti come Sara Bosco, trovano la morte per overdose, a sedici anni.

L’ospedale Carlo Forlanini è stato un ospedale di Roma chiuso definitivamente a giugno 2015 della regione Lazio, il cui presidente Nicola Zingaretti ha trasferito le sue funzioni nei vicini ospedali San Camillo-Forlanini sulla Circonvallazione Gianicolense e Lazzaro Spallanzani sulla via Portuense[1].
Era intitolato a Carlo Forlanini, uno dei principali seguaci in Italia del professor Robert Koch, Premio Nobel per la medicina nel 1905 e scopritore dell’agente patogeno della tubercolosi. Fu inaugurato il 10 dicembre 1934. Fu chiuso nel 2015 da Zingaretti, attuale alleato del Governo Conte.
Gli ospedali sono al collasso per colpa vostra. Il virus ha un pregio: aver smascherato l’inefficienza dell’Europa e della politica italiana. Oggi il Coronavirus sta dimostrando tre cose. Che si rischia di morire di malapolitica più che di infezione. Che il sistema neoliberista, antikeynesiano, che taglia la sanità considerandola un costo e non un asset, è un sistema suicida. Che il paradigma europeista e euroinomane, fatto di austerità, vincoli di bilancio, cessione di sovranità, colonialismo monetario, usurpazione e usura è ormai prossimo al capolinea. Come tutti i cicli storici. E se non sarà la politica a destrutturarlo, lo farà la Storia come nella presa della Bastiglia. Non è un caso che l’Eu questo amaro presagio (amaro per la sua sussistenza) inizia a percepirlo. Il ravvedimento, ipocrita, dopo la gaffe per nulla involontaria di Christine Lagarde, né è solo una delle prove. Le lacrime di coccodrillo della signora Von der Layen, sono il volto accomodante di un regime finanziario che usa lo spread al posto delle leggi razziali.

L’Europa, come organismo comunitario, sussidiario, solidale, non è mai esistita. Chi l’ha concepita in questa versione aveva in mente esclusivamente il piano di fagocitare le economie nazionali e le sovranità politiche, per raggiungere l’obiettivo della fine delle frontiere, finalizzate nemmeno all’ideale cosmopolita, ma al sogno-delirio del mercato globale. Un sistema che però può funzionare e reggere in tempi di equilibrio politico ed economico, ma che mostra tutte le sue falle in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo.

Forse, capiremo, che è arrivato il momento di produrre moneta non a debito, per risollevare l’economia, dopo il terremoto Coronavirus, esattamente come sta facendo la Germania, con la sua Banca nazionale che emetterà 550 miliardi di euro non a debito. Anche perché l’Italia oggi, alle condizioni europee, ha solo due vie d’uscita, una peggio dell’altra: Da una parte il bazooka della BCE – nella migliore delle ipotesi –  ma che non è gratis e serve a garantire il sistema Euro e le banche tedesche e francesi (il quantitative easing non lo fanno mica perché vogliono bene all’Italia), oppure il MES (nella peggiore delle ipotesi), che ormai anche i profani di economia politica e finanza sanno benissimo essere l’eldorado di chi scommette contro l’Italia per motivi speculativi: chi tifa per il default come avvenuto alla Grecia per pignorarci le isole, le imprese, le partecipazioni statali residue e metteteci dentro pure il Colosseo.

Perché il MES, va chiamato col suo nome: non certo un “fondo SalvaStati comunitario”, ma una procedura fallimentare illegittima, che compie l’esproprio nazionale, utilizzando i miliardi dell’esecutato. Una follia. Senza soffermarci sulla tirannica immunità giuridica del MES e i suoi membri.

La necessità di arginare la diffusione della tubercolosi, in forte ripresa al termine del primo conflitto mondiale, indusse il Comune di Milano ad iniziare nel 1927 la costruzione del sanatorio di Vialba, uno dei primi tisicomi di pianura sorti in Italia.
La nascita di un ospedale cittadino per cronici, completava la capacità ricettive di un sistema di accoglienza che comprendeva a livello territoriale anche i sanatori di Garbagnate Milanese, Cuasso al Monte, Legnano, Ornago e Prasomaso.
Inaugurato il 28 ottobre 1931, il sanatorio di Vialba (gestito dall’INPS) è rimasto tale sino a quando fu convertito nel 1971 in ospedale generale provinciale per effetto della riforma ospedaliera del 1968.

Caro Presidente Conte, il regime fascista, commise errori atroci. E la Storia lo giudicò senza un processo, con l’esecuzione sommaria dei suoi capi, che pagarono con la vita. Piazzale Loreto fu una delle pagine più buie della nostra Storia. Ma non mischi la lotta al Coronavirus con il Fascismo, perché Benito Mussolini, lo rivendico senza apologia, fu un campione di modernità, previdenza, e assistenza. A lui dobbiamo i letti su cui abbiamo già salvato buona parte dei malati di Covid19. Per questo il suo nome, ad oltre 70 dalla sua morte, influenza ancora il dibattito politico, rendendolo il padre dello Stato Moderno.

L’ospedale Lazzaro Spallanzani fu fondato nel 1936 e fu destinato alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie infettive, occupando con i suoi 15 padiglioni un’area di 134 000 m² all’interno dell’ospedale San Camillo, fondato nel 1929.
Nel corso degli anni ’30 fu aperta una sezione dedicata alla cura e alla riabilitazione per i malati di poliomielite, mentre negli anni ’70 l’istituto si concentra sul contrasto all’epatite B, che rappresentò un punto di partenza verso una maggiore competenza nel campo dell’epatite virale acuta e cronica. A partire dal 1980 rappresenta uno dei maggiori centri per l’assistenza e la ricerca sulle infezioni causate dal virus HIV.

 

Non è apologia presidente, è Storia. Senza quegli ospedali costruiti nel ventennio, il suo Governo, piangerebbe oggi una carneficina. L’Italia che legge la Storia oggi dice grazie al fascismo della previdenza sociale e sanitaria. Dovrebbe farlo anche lei che ha denigrato i medici in prima linea, esposti alla responsabilità civile (a differenza dei magistrati), e perennemente esposti a querele, minacce, e processi, ogni volta che la morte prevale sulla vita. Legga De Felice, presidente Conte, legga perché Mussolini oggi è suo alleato nella lotta al virus. Anche da morto. Adesso darete il Forlanini alle ONG, col suo alleato Zingaretti, considerando la salute dei figli un costo, una spesa inutile, mentre considererete il business della carità una risorsa. Ci spiace, non è un modello sano. E lo combatteremo. Democraticamente s’intende.

riccardo.corsetto@gmail.com (seguimi su FB: RiccardoCorsetto1980)

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