Draghi, chi sono i ministri del nuovo governo

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Si è concluso ieri il lungo iter di formazione del nuovo governo. Avrebbe dovuto essere “un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica“. Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’aveva definito intervenendo al termine delle consultazioni con i leader dei partiti, conferendo l’incarico di formare il nuovo governo a Mario Draghi. Ieri, finalmente, l’ex presidente della BCE ha sciolto la riserva dopo molti giorni di confronti e consultazioni con le forze politiche e le parti sociali, e al Colle ha presentato la lista dei ministri che lo affiancheranno nel governo.

Le indiscrezioni facevano pensare a un governo “misto”, non solamente tecnico né esclusivamente politico. Si pensava, inoltre, che i dicasteri non sarebbero stati assegnati ai leader dei partiti. La lista dei ministri, effettivamente, ha dato ragione a queste ipotesi. Dei 23 ministri che formeranno la squadra di governo, infatti, 8 sono tecnici e 15 politici. Come si vede, i tecnici non sono la maggioranza, ma sono comunque un gruppo corposo (più di un terzo) e soprattutto guidano i ministeri più importanti.

Si tratta di Luciana Lamorgese, riconfermata ministro dell’Interno. Daniele Franco, già direttore della Banca d’Italia, che guiderà il ministero dell’Economia e delle Finanze, mentre a Marta Cartabia, già presidente della Corte Costituzionale, è stato assegnato il ministero della Giustizia. A Roberto Cingolani, responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo spa, è toccato il discusso nuovo ministero della Transizione ecologica, fortemente voluto dal Movimento 5 Stelle, mentre Enrico Giovannini, ex presidente dell’Istat, andrà al ministero delle Infrastrutture. Vittorio Colao, già a capo della task force per la ripartenza, guiderà il dicastero della Transizione digitale. Infine a Patrizio Bianchi, ex rettore dell’Università di Ferrara, e a Cristina Messa, docente universitaria, andranno rispettivamente i ministeri dell’Istruzione e dell’Università e ricerca.

tecnici politici
Quota di tecnici e politici nel governo Draghi. Nostra elaborazione

Gli altri ministeri, invece, sono tutti guidati da una componente politica. Alcune sono riconferme del precedente governo guidato da Giuseppe Conte. Si tratta di Luigi Di Maio, confermato alla Farnesina, Lorenzo Guerini che continuerà a guidare il ministero della Difesa e Federico D’Incà che rimarrà al ministero dei Rapporti con il Parlamento. Confermati anche Elena Bonetti – le cui dimissioni avevano causato la crisi del Conte bis – alla Famiglia, Dario Franceschini alla Cultura e Roberto Speranza alla Sanità. Infine, Stefano Patuanelli passa dallo Sviluppo economico all’Agricoltura e Fabiana Dadone dalla Pubblica amministrazione alle Politiche giovanili.

Sono entrati nella squadra di governo, inoltre, i leghisti Giancarlo Giorgetti, Erika Stefani e Massimo Garavaglia, che guideranno rispettivamente i ministeri dello Sviluppo economico, della Disabilità e del Turismo. Torna al governo anche Renato Brunetta, che guiderà il dicastero della Pubblica amministrazione. Tra i forzisti, anche Mara Carfagna al Sud e Mariastella Gelmini agli Affari regionali. Infine, ad Andrea Orlando è spettato il ministero del Lavoro.

partiti governo
La distribuzione dei ministeri ai partiti presenti nel governo Draghi. Nostra elaborazione

È guardando alla divisione dei ministeri tra i partiti che, invece, sembra essere smentito il proposito di Mattarella di un governo che non sia espressione di alcuna forza politica. Sembra, infatti, essere l’esatto opposto, ovvero un governo espressione di tutte le forze politiche. Chi ne rimane fuori è soltanto Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, +Europa di Emma Bonino e gli altri partiti minori. Quattro sono i ministeri toccati al Movimento 5 Stelle, tre a PD, Forza Italia e Lega, uno solo per LeU e Italia Viva.

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La provenienza geografica dei ministri del governo Draghi. Nostra elaborazione

Rispetto al precedente governo, si mantiene la stessa distribuzione di uomini e donne a capo dei dicasteri. Otto sono le donne, quindici gli uomini. Vi è però una profonda virata dal punto di vista delle provenienze geografiche. Nel Conte bis 8 ministri erano settentrionali, uno del Centro Italia e ben 14 del Mezzogiorno. Al contrario, nel governo Draghi sono solamente 4 i meridionali (Di Maio, Lamorgese, Speranza e Carfagna), uno del Centro e ben 18 del Nord. Dei settentrionali, ben 9 sono lombardi e 4 veneti. Più alta, inoltre, l’età media rispetto al governo giallorosso: 54 anni. La media dei ministri di Conte era di 47 anni.

Francesco Amato

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