Draghi è il salvatore. Ma delle banche, non dell’Italia

Draghi rischiamo di ritrovarcelo come il nuovo Monti, il professore della Bocconi, molto amico di Draghi, che iniziò il lavoro di spremitura delle arance che adesso Draghi dovrà finire

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Arriva il Salvatore. Sì ma delle banche. Mario Draghi, da trent’anni fa gli interessi della grande finanza, e già da quando era alla direzione del Tesoro, ha sempre curato interessi distanti da quelli nazionali, quando non contrari.

Nel 1992, da Direttore Generale del Tesoro salì al bordo del Britannia, la famigerata nave che ospitò i potenti della Finanza e alcuni camerieri della politica nazionale per svendere al mercato il capitale pubblico della nostra nazione. Della Patria, se il termine non vi disturba, quella per cui i nostri nonni donarono oro, sfilandosi la fede nuziale. No signori, Draghi non deve passare. Come sanno tutti, gli asset e le partecipazioni statali italiane, dopo quella gita in barca, dove erano seduti anche Prodi e Beppe Grillo, furono svendute in buona parte anche alla Goldman Sachs, di cui Draghi, poco dopo diverrà vice presidente. Ora dire che Draghi è da sempre membro tra i più quotati del Club Bilderberg è cosa nota, il circolo privato dove sono iscritti i potenti della finanza e che dal Dopoguerra persegue l’obiettivo dell’Unione mondiale, della moneta unica, della fine dei confini, del mondo mercato unico mondiale, insomma della fine della politica. E’ presente anche nella commissione Trilaterale, fondata dal vecchio Rockefeller, oltre ad essere membro dell’Aspen Institute di cui uno dei maggiori finanziatori è la Rockefeller Brothers Found.
In Italia di questo istituto fanno parte fra molti altri: Giuliano Amato, Giovanni Letta, Romano Prodi, Francesco Profumo e Marco Tronchetti Provera.
Come governatore della BCE ha affidato gli stress test degli stati al gruppo Black Rock, il più grande gruppo di investimenti mondiale con evidente conflitto di interessi.
Potremmo proseguire ancora, ma stringendo, e chiaro che Draghi rischiamo di ritrovarcelo come il nuovo Monti, il professore della Bocconi, molto amico di Draghi, che iniziò il lavoro di spremitura delle arance che adesso Draghi dovrà finire.
Il tanto apprezzato Q.E. di fatto ha portato una montagna di soldi alle banche, ma quasi niente all’economia reale.
Per ultimo va ricordato che è Draghi colui che autorizzò e diede il via negli anni ’90 ai famosi derivati, i titoli tossici che hanno avvelenato il mondo e messo in ginocchio l’economia mondiale, e di cui ancora paghiamo le spese. Adesso viene presentato come possibile “salvatore”. Siamo proprio sicuri? Anche perché pare che almeno uno dei primi due partiti sovranisti lo sti a sdoganando da un pò. (L’UNICO)

F.F.

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