Durigon su Quota 100: “Sono contento per i lavoratori”

Il coordinatore della Lega romana interviene anche sulla "sugar free": "Vogliono farci credere che sia un modo per educare gli italiani, ma di fatto è una nuova tassa che grava sulle famiglie"

Il deputato e coordinatore romano della Lega, Claudio Durigon, torna a parlare di manovra finanziaria. E, più in particolare, di Quota 100, che è stata ora riconfermata dal Governo giallo-rosso. “Sono felice per i lavoratori – ha commentato Durigon – perché possono continuare ad avere il diritto di scelta secondo gli anni di lavoro”. E per questo si augura “che non sia l’ennesimo annuncio senza esito del Governo”.

Il sistema di pensionamento Quota 100 è un provvedimento a cui il leghista tiene molto. “Nasce perché c’è stata una legge iniqua, creata dal governo Monti, che ha spostato dal giorno alla notte l’età di pensionamento di cinque anni”, spiega. Quota 100, invece, “consente un diritto di scelta”, di cui “191mila lavoratori hanno voluto usufruire finora”.

Si tratta in particolare di “gente ormai sfruttata, e che non poteva dare più niente al mondo del lavoro”. Alla finestra 32+68, infatti, si aggiunge l’aumento di 5 mesi dell’aspettativa di vita, che adesso è bloccato fino al 2027, per cui “Quota 100 è la vera picconata alla legge Fornero“.

E a chi obietta che i soldi di Quota 100 avrebbero potuto finanziare la sanità o l’istruzione, Durigon risponde che “è una scelta compiuta per aumentare il mercato del lavoro”, e che, se negli ospedali mancano i medici, la vera causa “non sono i pensionamenti di Quota 100, ma una mancata previsione nel passato di permettere alle università di formare più medici”.

Durigon interviene anche sulla “sugar tax”, che impone un balzello sulle bibite zuccherate. “Ci stanno provando!”, dice. “Conte vorrebbe indurci a pensare che stanno per mettere una tassa per educare gli italiani, e invece è solo un’altra tassa in più per le famiglie – aggiunge il deputato leghista –. Un modo per coprire i buchi di bilancio. Non è così infatti che si fa una buona educazione alimentare come vorrebbe farci credere”. Le cose, infatti, “si cambiano con incentivi, e non con balzelli subdoli che vanno solo ad incidere sul bilancio familiare e sulla produttività di molte aziende”, conclude. (L’UNICO)

F.A.