Elezioni Umbria, un commento a freddo

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Ho appositamente aspettato di pronunciarmi sul risultato delle amministrative in Umbria, proprio per evitare di gettarmi alla rinfusa su quei facili entusiasmi ai quali troppo spesso poi non fa seguito una più che adeguata azione.

Quello delle elezioni in Umbria è un risultato che parla chiaro.

A perdere non è stata solo una fazione politica anziché un’altra, ma una visione del mondo che, alla prova dei fatti, ha inequivocabilmente dimostrato di esser perdente senza appello. Quando un modello politico genera inefficienza, corruzione, malessere sociale, degrado. Quando quel modello ha avuto a disposizioni decenni per dimostrare la propria capacità di interagire con la realtà circostante e non è riuscito nello scopo. Quando, invece di ammettere i propri errori, e pur di rimanere attaccati ad una poltrona, si butta coerenza e dignità alle ortiche preferendo innaturali alleanze con chi, sino a pochi istanti prima, era considerato il demonio, o quasi. Quando tutte queste ragioni si fanno evidenti agli occhi di un’opinione pubblica, stanca ed esasperata da parole e promesse vuote ed inani, allora questi sono i risultati.

Quello dell’Umbria è stato un primo sostanzioso assaggio di democrazia diretta, (quella vera, però, non quella da piattaforma digitale alla pentastellata, sic!), che sembra far da preludio a quello che potrebbe accadere in un prossimo futuro, a livello nazionale. La lezione che da questo risultato esce fuori, inequivocabile, è che chi sbaglia paga e che oramai, in democrazia, nessuno è più eterno, nel senso che è finita l’era della statica impunità, di cui hanno goduto le forze politiche dei decenni passati. Il mondo gira ed anche in fretta. Quel che prima valeva oggi non vale più, quando si fa carico di una malafede e di un’incoerenza che oggi pagano sempre meno, anzi. Non c’è giorno che qualche esponente della classe politica nostrana non venga colto in flagrante a rubare, corrompere o ad “impicciare”, al di là di schieramenti o appartenenze.

Il mondo  gira. E coloro che prima si ammantavano di rivoluzionaria purezza, oggi si scoprono schierati fianco a fianco con quello stesso Sistema (con la “S” maiuscola…) che loro dicevano di voler combattere, andando a perdere il confronto con la storia, e destinandosi così all’insignificanza. Il neoliberismo progressista ed il globalismo hanno fallito e stanno fallendo in grande scala. Rivolte, guerre, degrado umano ed ambientale ci mettono dinanzi alla necessità della costruzione di un modello “altro” da contrapporre a questi signori e alle loro sempre più vane giaculatorie di ipocrita buonismo.

Matteo Salvini ha dimostrato delle inusitate capacità di leadership politica ma ora più che mai tocca ad un intero schieramento, ispirato a sovranismo ed identitarismo, farsi movimento e dar vita ad un lavoro orizzontale “di squadra”, in grado di dar corpo e di render durature quelle istanze espresse dalle urne che, altrimenti, rischiano di scadere nel binario senza uscita del qualunquismo. Ora più che mai, non ce lo dimentichiamo, gli sbagli si pagano senza appello, da destra, da sinistra o da qualunque altra posizione vengano commessi. Né tanto meno si può sperare che un intero Sistema di potere – sempre con la “S” maiuscola – si lasci impunemente metter con le pive nel sacco, “sine nulla dicere“.

Coerenza e decisione, unite a chiarezza di vedute e lavoro di squadra, costituiscono la formula vincente per affrontare la sfida che ci attende. Intanto, senza sosta, proseguono gli sbarchi sulle nostre coste, il crimine imperversa, le nostre città sono strangolate da traffico e degrado urbano, i cittadini sono oberati da tasse, spese e balzelli su balzelli, accanto ad una burocrazia ottusa, mentre, più che mai, la sanità pubblica continua a non funzionare…Questi, sono solo alcuni dei problemi che dovranno essere risolutamente affrontati da chi dovrà prossimamente (speriamo…) succedere agli attuali, inetti responsabili, della gestione della nostra amata e sfortunata “res publica“.

Umberto Bianchi

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