Elezioni Usa, è guerra civile: sparatorie e arresti

La Corte Suprema ha respinto il ricorso del Texas sui brogli alle ultime elezioni presidenziali americane. Intanto è scontro aperto tra i cittadini, che si sono riversati nelle piazze contro gli oppositori, tra pugni, calci e colpi di armi da fuoco

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La Corte Suprema americana ha respinto il ricorso presentato dal governatore del Texas Ken Paxton e sostenuto dallo stesso Trump, insieme ai governatori di altri 17 stati e a 126 deputati repubblicani. La causa contro Georgia, Pennsylvania, Wisconsin e Michigan, che avrebbe potuto ribaltare il risultato delle elezioni, non può quindi avere corso. La Corte non ha preso in considerazione la vicenda, dichiarando in un comunicato che “la materia non rientra nei compiti assegnati alla Corte dalla Costituzione“. Peraltro, secondo i giudici, “il Texas non ha un riconosciuto interesse giudiziario a contestare le norme di altri Stati nella materia elettorale“.

Un esito che ha creato molte divisioni, anche all’interno della stessa Corte. Dei nove giudici, infatti, due – Samuel Alito e Clarence Thomas – si sono dissociati dalla decisione, ritenendo che in realtà la cosa fosse di competenza della Corte. Per il Presidente uscente Trump, si tratta di un enorme e vergognoso fallimento della giustizia. “Il popolo degli Stati Uniti è stato truffato – ha twittato – e il nostro Paese disonorato“.

Gli scontri nelle piazze

È scontro, però, anche tra i cittadini, che dopo la sentenza della Corte si sono dati appuntamento in molte piazze statunitensi per manifestare il loro sostegno a Trump. Un migliaio di persone hanno manifestato davanti al palazzo della Corte Suprema e a Freedom Plaza. Guerriglie anche ad Olympia, capitale dello stato di Washington, dove è stato necessario l’intervento della polizia. Numerosi i manifestanti che hanno colpito con calci, pugni e colpi di armi da fuoco gli oppositori. Almeno 23 sono gli arresti, secondo le stime del New York Times, e molti i feriti.

La denuncia di Trump: elezioni illegittime

Il Presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump

Intanto, proprio oggi i grandi elettori si riuniranno per eleggere il Presidente che guiderà gli Stati Uniti nel prossimo Triennio, e la scelta ricadrà sicuramente su Biden. Ma sarà un presidente illegittimo secondo Trump, che sin da subito ha denunciato brogli e irregolarità nelle operazioni di voto. “Tutti sanno che persone morte, persone sotto il limite di età, immigrati irregolari, persone con firme false, detenuti e tanti altri hanno votato illegalmente“, ha scritto Trump sui social. “Inoltre, i ‘guasti’ delle macchine, gli elettori non residenti, voti di scambio, gli osservatori repubblicani esclusi, voti più numerosi degli elettori a Detroit, Philadelphia, Milwaukee, Atlanta, Pittsburgh, e altrove – ha aggiunto -. In tutti gli Stati chiave ci sono più voti di quanti siano necessari per conquistare lo stato e vincere le elezioni. Questi voti non possono essere certificati, quest’elezione è contestata“.

In effetti, proprio ad Atlanta, in Georgia, le telecamere di sorveglianza hanno dimostrato una evidente operazione illecita all’interno di un seggio elettorale. In assenza di testimoni, mentre il conteggio dei voti era sospeso, un addetto al seggio ha prelevato delle valigie da sotto un tavolo avvicinandosi alla macchina per il conteggio elettronico. Un’operazione evidentemente illegittima, tanto che il governatore della Georgia, Brian Kemp, ha dichiarato in diretta televisiva di voler procedere alla verifica delle firme, per accertare l’effettiva presenza delle schede contraffatte.

Francesco Amato

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