Emilio Solfrizzi è l’Argante di Moliére. Straordinario ritorno al Quirino con “Il malato immaginario”

"Il malato immaginario" di Moliére in scena al Teatro Quirino fino all'11 dicembre. Protagonista Emilio Solfrizzi, che interpreta Argante e le sue mille ipocondriache inquietudini, in un mix di esilarante comicità e profonda riflessione.

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Emilio Solfrizzi e tutto il cast de "Il malato immaginario" in scena per gli applausi, al termine della prima
Una scenda de “Il malato immaginario”

Dopo il successo della scorsa stagione, Emilio Solfrizzi torna anche quest’anno sul palco del teatro Quirino. La sua interpretazione de “Il malato immaginario”, celebre opera di Moliére, andrà in scena fino a domenica 11 dicembre. Con lui sul palco, per la regia di Guglielmo Ferro, Lisa Gaantini, Antonella Piccolo, Sergio Basile, Viviana Altieri, Cristiano Dessì, Cecilia D’amico, Luca Massaro e Rosario Coppolino.

La scena è scarna, semplice. Soltanto un alto mobile a scaffali al centro, pieno di medicine. Il rimedio ai tanti mali – per lo più dovuti alla sua inguaribile ipocondria – di Argante, il protagonista, ai quali trova sollievo con i clisteri che puntualmente gli prepara il suo fidato dottor Purgone. Un’ipocondria che si insinua anche nelle dinamiche familiari del protagonista. Con la moglie, Bellonia, che dietro le coccole e le moine architetta un piano per appropriarsi dell’eredità. E la figlia, innamorata di Cleante, ma dal padre promessa in sposa a Tommasino, eccentrico figlio del dottor Diaforetico, soltanto perché la professione che svolge potrà tornargli utile.

Una scena de “Il malato immaginario”

Chiave di volta nella storia è Tonina, la serva, che facendo da mediatrice tra Argante e Angelica riuscirà, anche attraverso un sorprendente ed inaspettato finale, a realizzare il sogno di Angelica e a concederla in sposa all’uomo che lei ama. Il padre acconsente, a patto che decida di farsi medico. Tonina, però, riesce a convincerlo a farsi lui stesso medico, così che potesse avere contemporaneamente medico e paziente nella stessa persona. Argante appare all’inizio titubante, per il fatto di non avere gli studi necessarii, ma alla fine si rende conto che in fondo basta portare il camice di medico per poter essere tale.

Dietro una esilarante, e a tratti grottesca, comicità, resa ancor più evidente dalle continue risate in platea, si cela però una profonda riflessione. Una critica aperta di Moliére tanto alla mania ipocondriaca degli uomini quanto all’imperizia di medici che intendono prendersene cura, che Moliére definisce egoisti, ipocriti, avari e formalisti. Una pomposità che dietro parole greche e frasi in latino imparate a memoria, cela una insufficiente formazione culturale, che davvero rende “ridicolo – come dice Beraldo, fratello del protagonista, sul finire della rappresentazione – un uomo che pretende di guarirne un altro“.

Francesco Amato

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