Euranic 2, la moneta che affonda: la grande crisi

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di Stefano Mastrillo

Sono passati quasi due anni dall’inchiesta chiamata Euranic pubblicata sul Primato Nazionale e protagonista anche sul nostro giornale: tre puntate in cui abbiamo provato a capire i motivi per cui l’Area Euro e soprattutto come i meccanismi di politica economica e monetaria, anziché essere favorire la crescita dell’economia europea e dei singoli, l’abbiano invece rallentata. Gli altri aspetti affrontati hanno messo in luce tutti i provvedimenti che l’Italia avrebbe dovuto mettere in atto in caso di eventuale “Italexit” per ritornare di nuovo grandi a livello economico e geopolitico.

La politica economica europea è tutt’oggi orientata all’esportazioni favorita dalla svalutazione del fattore lavoro e dalla compressione della domanda interna come dichiarato dall’ex Premier Mario Monti alla CNN mentre esercitava il ruolo di Presidente del Consiglio, distruggendo i diritti dei lavoratori (non potendo più svalutare la moneta) e contribuendo alla stagnazione delle economie dell’area Euro. A tutto questo fu dato il nome di Euranic parafrasando il nome del più celebre Titanic dato che chi difende l’euro è identico a coloro che ballavano al terzo piano della nave mentre il primo piano era interamente sommerso dall’acqua: ora questi signori stanno cercando anche loro di scappare da Euranic…hanno iniziato a sentire l’acqua sotto ai loro piedi e temono di affogare.

Proprio nel marzo del 2018 mentre questo piccolo Phamplet “Euranic” si faceva conoscere sul web, si è verificato questo episodio che ricordo come se fossi ieri: parlai con un trader che asseriva, con fare molto saccente, come in realtà i Paesi europei fossero molto virtuosi soprattutto la Germania, che a differenza nostra, era molto più solida a livello interno e che dunque la linea sovranista fosse frutto di palese ignoranza e superficialità. Gli risposi, fornendo dati a supporto della mia tesi, che la Germania e gli altri Paesi Europei avevano tutti sforato i famosi vincoli europei ad eccezione dell’Italia costretta a folli misure di austerità. Questi parametri, infatti, non erano dei totem da idolatrare, ma semplicemente una scelta politica, dettata dalla stessa Germania e dalla Francia, che nulla ha a che vedere con l’economia: la Germania continuava a compensare la sua scarsa domanda interna con una enorme domanda estera dovuta al suo mega export in barba a tutti i vincoli europei relativi al saldo di partite correnti e che nel lungo periodo i crucchi sarebbero finiti col culo per terra. Ricordo ancora la sua reazione isterica come se fosse ieri…Dopo due anni, complice la crisi del commercio internazionale che ha portato non pochi problemi in Germania e nel resto di Europa, le nostre considerazioni si erano finalmente verificate: non ci vuole la palla di vetro per capire che l’architettura della Zona Euro è fragile proprio come un castello di carte. Quello che era stato detto non solo con Euranic, ma ancor prima da accademici, politologi e da tutte quelle persone che si ispirano alla linea di pensiero sovranista è diventato realtà.

Nel 2020 la storia sembra ripetersi: le Borse europee che crollano a cause delle folli dichiarazioni dell’attuale Governatore della BCE Christine Lagarde con lo scopo ben preciso di colpire l’Italia per far partire una nuova ondata speculativa sui Titoli di Stato italiani, spread che si impenna e di nuovo il ritorno del Quantitative Easing: 750 miliardi che anche questa volta finiranno in mano alle banche e all’economia reale non arriverà nemmeno l’odore di tutti questi soldi. Ma le disgrazie non sono finite qui… ecco alleggiare il MES, il Fondo Salva Stati, quello a cui diamo ogni anno svariati miliardi di euro che ce le ripresta se però facciamo manovre lacrime e sangue, tassando anche l’aria e privatizzando i servizi primari più essenziali rendendoli inaccessibili a tutti a causa del loro costo divenuto esorbitante.

In pratica lo Stato è diventato a tutti gli effetti un’azienda che eroga servizi e i cittadini sono diventati i loro clienti che vengono trattati in base al loro potere d’acquisto: quelli che in uno Stato normale dovrebbero essere considerati diritti diventano opzioni. Questo è il mantra neoliberista che però ultimamente sta decisamente vacillando e i nostri governanti hanno fiutato il problema: quale potrebbe essere la loro soluzione? Nel medio periodo le economie mondiali stressate dall’emergenza COVID 19 registreranno forti flessioni del PIL (in Italia si parla di una perdita compresa fra gli 8 e i 10 punti di PIL) e tutto ciò avrà forti ripercussioni sui mercati finanziari: se anche la Cina dovesse attraversare una forte recessione (l’economia del Dragone pesa per più di un terzo sul PIL mondiale secondo il FMI) potrebbe scatenarsi un effetto contagio che avrà come conseguenza lo scoppio di una recessione mondiale. Chissà che per la Germania non sia l’occasione buona per imporre all’Italia il ricorso al MES di cui parlavamo poco fa, rendendo l’Italia totalmente schiava di un’Unione Europea che le sta tentando tutte pur di salvare sé stessa.

La seconda possibilità potrebbe essere quella di rivedere l’appartenenza all’UE: mentre gli USA attingono alla MMT per far ripartire la propria economia, l’UE è ancora ferma ai suoi dogmi intoccabili: la BCE, come sostenuto anche dal Prof. Paul De Grauwe, uno dei principali economisti e professore di Politica Economica alla London School of Economics, che ha recentemente affermato “Se fossi italiano e vedessi gli altri Paesi non sono disposti ad aiutare l’Italia, metterei in dubbio l’appartenenza all’Unione” . A conferma di questa tesi, De Grauwe aveva indicato la monetizzazione dei deficit nazionali da parte della BCE, cosa che fanno tutte le banche centrali del mondo, come unica risposta a questa situazione: “La BCE deve acquistare titoli di Stato sui mercati primari, emettendo denaro per finanziare i deficit di bilancio degli Stati membri durante la crisi. L’aspetto positivo di tale approccio è che risparmia ai governi nazionali di dover emettere nuovo debito. Poiché tutti i nuovi debiti sarebbero monetizzati, infatti, i deficit non aumenterebbe i rapporti debito/PIL. In questo modo i paesi non dovranno preoccuparsi di un’eventuale ritorsione da parte dei mercati. Si potrebbe obiettare che il finanziamento monetario produrrebbe inflazione. Tuttavia, nelle circostanze attuali, questo rischio non esiste”.

Quando una Banca Centrale di uno Stato acquista debito pubblico dello stesso Stato in pratica è come se non esistesse: lo Stato vanta un debito e contemporaneamente un credito verso sé stesso e nel frattempo immette liquidità. In pratica il debito viene “depennato” per un principio molto semplice: la Banca Centrale è il monopolista della valuta (colei espressamente autorizzata alla creazione di nuova base monetaria e di gestire l’immissione della nuova liquidità all’interno del sistema economico) e può ripetere questo processo all’infinito: tutto ciò permette allo Stato di non essere esposto ai diversi rischi (di credito, di mercato ecc.) rendendo lo Stato mai soggetto a default.

La terza opzione potrebbe essere quella dell’implosione dell’UE: l’Unione franco-tedesca dovrà proteggersi da sé stessa, smettendo di essere la mera espressione della Francia e della Germania o di paradisi fiscali come l’Olanda e coinvolgendo tutti i Paesi e ponendo della travi solide che rendendo il complesso europeo finalmente stabile e non come, fino ad oggi, ballerino e instabile altrimenti… ognuno per sé e Dio per tutti. Un’eventuale uscita dell’Italia dall’Ue sarebbe fortemente delegittimante, essendo il Bel Paese uno dei fondatori, e il suo impatto sarebbe così forte da far implodere l’UE: questo la Germania l’ha capito e sta cercando di spolparci fino all’osso. Ma la resa dei conti arriverà per tutti. Crucchi compresi.

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