Europa, crollano i capisaldi: sempre più simile alla Lega

Dal Patto di stabilità al MES, dagli aiuti di stato a Schengen: crollano i capisaldi europeisti. Ora l'Europa sembra dare ragione a Salvini.

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Un cambio di rotta. Possiamo definire così alcune delle scelte prese dai vertici dell’Unione Europea nell’ultimo periodo. Una profonda virata che avvicina sempre più l’Europa alla Lega di Matteo Salvini. Ad uno ad uno, infatti, sono crollati quasi del tutto quelli che sembravano i dogmi inviolabili degli europeisti.

Innanzitutto, il Patto di stabilità potrebbe rimanere sospeso anche nel 2022, come ha rivelato il Commissario europeo all’Economia, Paolo Gentiloni, al Financial Times. “La clausola di salvaguardia del Patto resterà in vigore per tutto il 2021 ma non significa che da gennaio 2022 sarà interrotta“, ha detto. Il gruppo di esperti incaricato dalla Commissione, infatti, ha suggerito di far cadere la clausola di salvaguardia solo quando tutti i Paesi torneranno ad avere il Pil ai valori dello scorso dicembre.

E dalla Vicepresidente della Commissione europea, Margrethe Vestager, ha invece ipotizzato una sospensione delle norme sugli aiuti di Stato. In particolare in riferimento agli interventi che mirano a favorire la transizione al digitale e al green, per i quali saranno fornite a tutti i Paesi delle linee guida per una serie di investimenti proposti per usare al meglio le somme del Recovery Fund. Linee guida che permetteranno, inoltre, di aggiornare e semplificare le regole sugli aiuti di Stato e “aiutare gli Stati membri a investire nelle priorità fondamentali”.

Ancora, dalla Francia dell’europeissimo Macron arriva l’invito a cambiare la regola del limite del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, tanto più adesso, con le mutate condizioni legate alla pandemia di coronavirus. “Non possiamo immaginare di attuare lo stesso patto – dice Clément Beaune, Ministro francese per gli Affari europei -. Quando la crisi sarà finita, avremo livelli di deficit, ma ancora più livelli di debito, che saranno molto diversi dal mondo che abbiamo vissuto alcuni anni fa in tutta Europa”. Dalla Francia, dunque, parte l’invito a rivedere le regole di bilancio europee.

E dalla Francia arriva anche la proposta di riformare il trattato di Schengen. “Il terrorismo, da Parigi a Bruxelles, passando da Berlino, Vienna, Barcellona, Copenhagen, è una realtà europea alla quale dobbiamo dare una risposta”, ha detto il Presidente Macron, a margine del minivertice sul terrorismo tra Francia, Austria e Germania. Per l’inquilino dell’Eliseo, rivedere il trattato è una necessità, perché “qualsiasi ‘buco’ nella sicurezza alla frontiera esterna o in uno degli Stati membri è un rischio per la sicurezza degli altri Stati”. A Macron, hanno fatto eco il cancelliere austriaco Kurz e la cancelliera tedesca Merkel, che hanno rivendicato l’idea di un’Europa unita e senza frontiere, alla quale tuttavia è necessario che faccia eco un rafforzamento delle frontiere esterne.

Infine il Mes, il meccanismo europeo di stabilità, contro il quale il centrodestra si è sempre battuto. Ma anche il Movimento 5 Stelle, che al momento è al governo. Solamente il PD era a favore. Eppure, il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli (del PD) ha dichiarato che “il Mes è ormai anacronistico“. Secondo Sassoli, “per rendere utile il Mes serve discontinuità: è necessario riformarlo e renderlo uno strumento comunitario, non più intergovernativo”.

Dichiarazioni clamorose, che hanno trovato evidentemente il consenso delle forze di centrodestra. Il leader della Lega, Matteo Salvini, esulta: “Dopo mesi di resistenza l’establishment europeo riconosce la validità delle nostre proposte: smantellare il Mes, utilizzando gli 80 miliardi del suo capitale per garantire i prestiti della Bei alle piccole e medie imprese, e cancellare i debiti Covid, coperti dalla Bce coi 1.350 miliardi del programma Pepp”. Ma anche dal centrosinistra. L’ex premier Enrico Letta, invece, rivendica una propria proposta fatta con l’istituto Delors: “Si prenda atto che è assurdo che ci siano 400 miliardi bloccati e si faccia una scelta: si trasformi il Mes e lo si porti dentro la Commissione Ue, lo si dia in gestione alla Commissione. Si gestiscano quei soldi con regole comunitarie e li si utilizzino subito”.

Francesco Amato

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