Europa: questa riforma del MES è un suicidio

Nel silenzio generale dei media sempre più impegnati a fare propaganda politica anzichè fare informazione per i cittadini, ecco spuntare, puntuale come un orologio svizzero, la proposta di riforma del MES che sarebbe stata firmata dal Presidente del Consiglio Conte in gran segreto durante il suo primo governo. Ma andiamo con ordine. Il MES è un’istituzione che svolge la funzione di prestatore di ultima istanza all’interno dell’Unione Monetaria previa l’attuazione di specifici programmi di politica economica. Il fatto che esista trasmette serenità ai mercati e scongiura, secondo alcuni analisti, il verificarsi di nuove crisi finanziarie. Il nostro Paese versa circa 14 miliardi all’anno al MES e possiede 125 miliardi di euro di capitale autorizzato.

L’Italia, come ben sappiamo, non riesce a ripartire: le stime di crescita non sono delle migliori (anche nel 2020 registreremo tassi di crescita da prefisso telefonico) e quindi la riforma del MES è un argomento che ci riguarda molto da vicino; dall’ultima proposta di riforma emergono però scenari drammatici qualora questa proposta dovesse essere ratificata dal Governo italiano. Persino Giampaolo Galli, esponente del Partito Democratico, ha sollevato diverse obiezioni su questa riforma nell’audizione del 6 novembre 2019 in V e XIV Commissione della Camera dei Deputati. Analizziamone ora nel dettaglio i punti salienti:

  1. Ristrutturazione del debito prima di avere accesso al MES qualora il debito sovrano non venga giudicato sostenibile. Facciamo un esempio pratico: lo Stato italiano vuole ristrutturare il proprio debito pubblico allungando la scadenza dei BTP da dieci anni a venti anni e riducendo il tasso di interesse dal 4% al 2% (numeri presi come esempio): la riduzione del tasso di interesse comporta una perdita in conto interesse per chi ha investito nei BTP italiani, ma l’annuncio della ristrutturazione del debito innescherebbe un effetto panico sui mercati finanziari italiani (gli investitori si precipiterebbero a vendere obbligazioni il prima possibile facendo svalutare i BTP italiani). Un bagno di sangue per chi detiene BTP. In pratica lo Stato italiano dichiara default, o totale o parziale, cioè non riesce più a pagare nei tempi stabiliti mediante le aste e ammette “non riesco a pagarti in dieci anni, devo pagarti in venti anni”. Non ci vuole uno scienziato per capire che una cosa del genere è pura follia.
  2. I titoli di nuova emissione avranno la clausola “single lamb” ossia serviranno a rendere la procedura citata nel primo punto più veloce, in poche parole, per cuocerci prima a puntino. Perchè? Perchè la ristrutturazione dello intero stock di debito può avvenire mediante un’unica votazione che aggrega tutti i detentori di titoli pubblici, a prescindere dal contratto siglato.
  3. Il MES comprende al suo interno tutti i poteri della Commissione, trasformandosi in una sorta di Leviatano che agisce dal punto di vista dei prestatori: quindi non tutela gli Stati, ma solo i prestatori. Tutelare entrambi no?
  4. Anche i Paesi virtuosi possono accedere al MES: qualora un Paese dovesse ristrutturare il proprio debito pubblico si potrebbe innescare anche un effetto contagio sui mercati finanziari e mettere nei guai un altro Paese. Così se l’Italia dovesse dichiarare default, gli altri hanno tutto il tempo di pararsi il culo…

Questa riforma del MES come questa non solo va respinta, ma strappata e fatta diventare carta straccia. Le funzioni di prestatore di ultima istanza devono spettare non ad un organo sovranazionale, burocratico e per nulla politico, ma alla Banca Centrale, il cui Governatore dovrebbe essere eletto dal popolo, perchè la Banca Centrale è la banca del popolo. Chi vivrà vedrà, ma ne vedremo delle belle.

Stefano Mastrillo

CONDIVIDI
Articolo precedenteVenezia, una vergogna tutta italiana
Articolo successivoGalloni: “Creare una agenzia di rating per far ripartire il paese”
Stefano Mastrillo
Stefano Mastrillo, laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali (ambito politico –economico) e in Analisi Economica delle Istituzioni Internazionali all’Università di Roma “Sapienza”. Classe 91, nasce il 4 Gennaio a Roma. Analista economico e finanziario per le pagine dell’Unico, ha collaborato in passato con altre testate giornalistiche di stampo sovranista