Farnesina, piano casa e strutture in legno per ricostruire a costo zero

La soluzione dell'architetto La Greca Bertacchi: costruire a costo zero attraverso l'aumento di cubature previste dal Piano Casa una struttura in legno. "un edificio leggero e flessibile con massimo livello di sicurezza antisismica e una risposta energetica da tripla A".

Mancano dieci giorni alla scadenza dell’assistenza alloggiativa per gli sfollati del crollo di via della Farnesina. E c’è chi pensa già alla ricostruzione, visto che l’edificio parzialmente crollato ormai è stato del tutto abbattuto. Le due ipotesi più gettonate sono il Piano Casa e la bioedilizia, che saranno protagoniste della ricostruzione della palazzina di Ponte Milvio. L’idea, infatti, consiste nello sfruttamento del Piano Casa, in modo che la ditta costruisca lo stabile ricevendo in cambio il ricavato dell’aumento dei metri cubi: appartamenti da mettere in vendita.

È l’architetto Stefano La Greca Bertacchi che si sta occupando del progetto. “Vista l’inerzia che ha caratterizzato tutta la vicenda mi sono proposto al condominio per cercare di risolvere alcuni problemi – ha spiegato a RomaToday – e i condomini mi hanno conferito l’incarico per prevedere la ricostruzione dell’immobile. La soluzione non è nulla di particolare: è semplicemente un’ipotesi progettuale che fa riferimento all’articolo 4 del Piano Casa che è stato reiterato fino alla fine di maggio e che prevede la demolizione con conseguente ricostruzione e incremento di cubature”. Il progetto di La Greca Bertacchi è stato già depositato al Dipartimento PAU. Al momento però, non essendo conclusa la messa in sicurezza delle macerie, è stato rinviato l’esame, in attesa di integrarlo con gli elementi attualmente mancanti.

Il coordinamento con i tecnici di Roma Capitale è costante per escludere l’ipotesi che le cubature in più del Piano Casa vengano realizzate lontano dalla palazzina crollata. In ogni caso, precisa l’architetto, “l’unico impegno che abbiamo chiesto a Roma Capitale è che vengano rispettati i tempi relativi al rilascio delle autorizzazioni visto pure che in questo caso ci troviamo in una situazione di emergenza: ipoteticamente in 90 giorni potremmo avere un permesso a costruire ma al momento gli uffici non possono procedere perché abbiamo un progetto che per forza di cose è incompleto”. Per i tempi di costruzione, invece, “dipenderà dalla scelta che faranno i condomini”. Il suggerimento di La Greca Bertacchi è la scelta di un edificio in legno, anche se “ciò non vuol dire che avremo una baita tirolese”. “Sarà un edificio – spiega l’architetto – identico a quelli che vediamo su Roma ma con tecnologia innovativa. Una struttura in legno con fondazioni in cemento armato, un edificio leggero e flessibile con massimo livello di sicurezza antisismica e una risposta energetica da tripla A”. Con questa soluzione l’edificio sarebbe pronto in 6 mesi. Ma non tutti i condomini sono d’accordo. “Lo scetticismo in merito a tali soluzioni – spiega La Greca – è solo un fatto culturale, ad ogni modo anche in caso la scelta ricada sulla muratura la risposta energetica sarà ugualmente adeguata anche perché il piano casa ce lo impone”. Unica pecca sarebbero i tempi più lunghi.  Infatti, “potrebbero servire un anno e mezzo, un anno e otto mesi circa”. Secondo l’architetto, comunque, “la struttura in legno è la più adatta alla situazione: è veloce e le prestazioni sismiche ed energetico-ambientali sono migliori. Non è un’ipotesi azzardata o futuribile: si fa in tutto il mondo”.

Ma il tempo stringe a Ponte Milvio. La proroga del Piano Casa scadrà a maggio e l’auspicio dell’architetto La Greca Bertacchi è che Roma Capitale mantenga le promesse e non allunghi i tempi. “È evidente che se non ci sarà l’incremento di cubatura previsto dal Piano Casa i condomini dovranno pagare un’impresa, qualunque essa sia: se invece riuscissimo a portare avanti tale soluzione una quota dell’operazione potrebbe essere per loro quasi a costo zero”. “Bisogna vedere poi quello che accadrà con gli stabili limitrofi perché il problema del fabbricato di via della Farnesina n.5 non è in esso insito ma è territoriale – spiega l’architetto –: le case confinanti, che non a caso sono state evacuate, hanno le stesse problematiche. La soluzione da me proposta potrebbe dunque essere replicata per altri condomini con i proprietari che si ritroverebbero palazzine realizzate con altissima tecnologia, dalle prestazioni energetiche eccellenti e pure con parcheggi interrati che oggi non hanno”. Un’operazione, quindi, che eliminerebbe quegli stabili degli anni ’50 per far posto ad edifici nuovi ed efficienti. L’ipotesi è per ora limitata solo alla palazzina del civico 5, peraltro con i margini del Piano Casa ancora da conoscere e senza sapere se qualche ditta potrebbe essere disponibile. Solo così si potrà evitare ai condomini di provvedere a proprie spese anche alla ricostruzione. (L’UNICO)

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