Fascisti tornate nelle fogne, chiesto giudizio per ex sindaco Marino

Il rinvio a giudizio anticipato dal quotidiano L'Unico. Il medico genovese era stato denunciato da Fabrizio Santori e Fabio Sabbatani Schiuma per una frase pronunciata durante la festa dell'Unità. L'ex primo cittadino ora rischia una condanna per diffamazione

di Riccardo Corsetto 

“Fascisti, tornate nelle fogne”. Per queste parole l’ex sindaco della Capitale, Ignazio Marino, dovrà difendersi davanti a un Giudice. Secondo il decreto di citazione a giudizio del Tribunale di Roma – anticipato e diffuso da L’Unico – l’ex sindaco dovrà presentarsi ad aprile per rispondere del reato di diffamazione – articolo 595 comma 1 del codice penale – perché in qualità di primo cittadino aveva offeso, pubblicamente, tutti gli elettori di destra,  durante un comizio alla Festa dell’Unità alle Terme di Caracalla il 21 giugno del 2015, quando il medico genovese ancora era primo cittadino della Capitale. Per quelle frasi il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Fabrizio Santori e il segretario nazionale di Riva Destra, Fabio Sabbatani Schiuma avevano denunciato con un esposto alla Procura. Nell’esposto querela presentata da Santori e Schiuma, rappresentati nel procedimento dall’avvocato Remo Pannain, i due esponenti della destra romana ritenevano “gravissime” le offese di Marino “poiché provenienti dal Sindaco di Roma, primo cittadino, che dovrebbe essere Sindaco di tutta la comunità cittadina e che invece offendeva un’intera parte politica, quella rientrante nei partiti politici di destra, che ha la colpa di essere all’opposizione.”

LA FRASE DI MARINO SUI FASCISTI TOPI DI FOGNA: CHIESTO GIUDIZIO

“Arrivando in Campidoglio, e dobbiamo dirlo, dopo le rovine lasciate da quella destra che oggi si erge a scudo morale di questa società. Ma non hanno vergogna? Perché non tornano dalle fogne da dove sono venuti? E’ là che devono andare! E la smettano questi eredi del nazi-fascismo – di dare lezioni di democrazia…”

Il Decreto di citazione a giudizio nei confronti di Ignazio Marino

La frase pronunciata innanzi alla platea della festa organizzata dal quotidiano fondato da Antonio Gramsci, e poi ripresa da tutti i giornali, si riferiva al detto degli anni ’70, “Fascisti, carogne tornate nelle fogne”. Un detto “violento” e “triste” – secondo Santori e Schiuma – che rievoca le sanguinose pagine della lotta politica italiana e la discriminazione ideologica di quegli anni, che offende – secondo i querelanti – “chiunque si professa di destra”.

E ci sarebbe un video agli atti del procedimento, dal quale – secondo Santori e Schiuma “è facile comprendere che, con le sue parole gravemente offensive Marino si rivolge a tutti coloro i quali militano o comunque si ritengono simpatizzanti di destra”.

Marino pronunciando testualmente le seguenti parole: “Ma non hanno vergogna, perché non tornano nelle fogne…” dimostra inequivocabilmente l’intenzione di offendere la reputazione delle persone che esercitano il democratico diritto di critica della condotta e delle scelte di chi sta al governo di Roma o d’Italia.”

“Parole denigratorie che investono l’onorabilità dei partiti politici di destra e dei suoi appartenenti che si riconoscono in posizioni e scelte politiche differenti da quelle del partito e dei movimenti rappresentati dall’ex Sindaco di Roma, tutti indistintamente coinvolti e definiti topi di fogna.”

IL VIDEO DELLA FRASE: FASCISTI, TORNATE NELLE FOGNE

Adesso il Pm Giulio Berri, concluse le indagini preliminari ha disposto il giudizio e ha chiesto che Ignazio Marino risponda del reato di diffamazione di fronte al giudice di Pace in un’udienza ad aprile. (L’UNICO)

 

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