Perché la Ferrovia Roma Nord chiude. A meno che…”

Lo sanno i nostri politici che molti abitanti dei Comuni a nord di Roma hanno cominciato a vendere le case perché i collegamenti con la Capitale cominciano ad essere impossibili?

di Gianfranco Lelmi

Chi si appresta a leggere questo scritto, sappia che in esso vengono riportate le opinioni dell’autore. Non si vuole offendere nessuno, non si vuole parlare di politica o giudicare l’operato di chicchessia: si vogliono esporre solo dei fatti che quotidianamente leggiamo sui giornali, che se attentamente osservati portano il lettore a trarre determinate conclusioni.

Ecco i titoli che quotidianamente leggiamo sui giornali: “Ma quali tagli: 12,7 miliardi di nuove tasse”; “Sì alla stangata sullo zucchero, prelievi su sigarette, alcol e imballaggi di plastica”. Il flusso migratorio nel mese di settembre ha registrato ben 2280 sbarchi sulle nostre coste, e il totale degli attraversamenti irregolari delle frontiere UE a settembre è stato di 17.200 persone. Sono a rischio gli stipendi degli statali, l’apertura degli asili nido, la sanità per noi cittadini. Secondo la fonte Neodemos, considerando i dati per il 2015, il numero di persone povere passa da 4,6 milioni, applicando la soglia assoluta ai consumi, a 8,3 milioni. “Obbligatorio pagare l’assistenza ai migranti anche senza soldi in bilancio”, raffica di condanne per i Comuni.

Per chi non lo sapesse, come si legge su alcuni organi di stampa, “attualmente l’ATAC sta gestendo in proroga “tecnica” le ferrovie ex concesse, tra cui la Ferrovia Roma Nord. Il contratto infatti è scaduto il 19 giugno 2019 e sembra non sia stata firmata estensione o proroga in regione Lazio”. Da quanto esposto, si capisce ampiamente che i soldi non ci sono e quei pochi destinati alla ferrovia, come già successo, come in una partita a carte, prenderanno altre strade.

In tutta questa storia, come viene riportato, il parco dei rotabili tra Firma ed Alstom era composta da 20 treni, con 18 treni idonei ogni giorno. Fino al 30 giugno 2019 il totale dei treni era di 56 corse, poi improvvisamente ridotte a 39 a partire dal nuovo orario in vigore 16 settembre 2019. Quindi si sono ridotte 17 corse di treni e 9 corse di bus.

Soppressioni continue ed improvvise sono all’ordine del giorno. Chi resta fedele alla ferrovia è un eroe, poiché sa che parte e non sa se ritorna. Per la Regione eliminare tal servizio di trasporto risulterebbe un risparmio enorme. Certamente questa riduzione di corse non è dovuta alla normativa dell’ANFS, come dicono: non ci sono i soldi per comprare i pezzi di ricambio dei treni, il personale addetto alle riparazione è insufficiente e lavora in condizioni estremamente precarie.  Il tutto sembra creato appositamente per far dimenticare la ferrovia.

Le promesse sono state tante da parte della Regione Lazio a Rignano Flaminio, Castelnuovo di Porto, Sacrofano, Riano; si è parlato di milioni di euro pronti ad essere utilizzati. Ma che si aspetta ad alleviare subito le sofferenze dei numerosi pendolari, mettendo i soldi per le riparazioni dei convogli? Lo sanno i nostri politici che molti abitanti di Morlupo hanno cominciato a vendere le case perché i collegamenti con la Capitale cominciano ad essere impossibili?