Gaia e Camilla. “La roulette del semaforo rosso una bufala”. Poi è giallo del Suv sulla rampa

A parlare è un compagno di classe della 3^ linguistico dell’Istituto De Sanctis. Dopo la divulgazione su alcuni media di questo rischioso gioco, attraversare col rosso sfidando la sorte, alcuni adolescenti di Roma nord smentiscono. Smentisce anche un compagno di classe di Gaia e Camilla. Al De Sanctis, dopo l’Epifania, arriveranno gli psichiatri per assistere i compagni di classe delle giovani Gaia Von Freyman e di Camilla Romagnoli. Uno dei suoi compagni di classe è risentito. “Sono bufale. Il gioco non esiste proprio. Non conosco nessuno dei nostri compagni che fa giochi così stupidi.”

Articoli e illazioni che non devono aver fatto bene alle famiglie delle due vittime. Perché un conto è attraversare distrattamente, o anche irresponsabilmente, lo accerteranno le autorità. Un conto è far passare Gaia e Camilla come due aspiranti suicide che sfidano la morte.

Sullo “sciacallaggio” mediatico è intervenuto duramente anche il legale della famiglia di Gaia Von Freyman, l’avvocato Giulia Bongiorno: “Non è una fiction, qualcuno sta cercando di farle passare per suicide”.

Del resto alle forze dell’ordine non sarebbero mai arrivate segnalazioni in questo senso. Un conto è l’educazione stradale, e il rispetto delle norme, che non è mai abbastanza. Ma dire che a Roma Nord i giovani si lancino sotto alle macchine per sport non trova riscontri. Per alcuni è il segno che l’informazione si lasci veicolare da chi tenta di strumentalizzarla. Il sospetto che aleggia adesso è che dietro la presunta bufala del gioco del semaforo rosso ci sia solo una strategia difensiva. “I giornalisti abboccano sempre con tutte le scarpe” dice un residente. “Io ci vivo qua, ho dei nipoti, ma vuole che non si sappia se esiste un gioco così folle? e vuole che non lo sappiano le forze dell’Ordine? E’ una fake news. Poi i cretini ci sono sempre, ma farne un fenomeno per leggere questo dramma è incivile.”

Sui social in molti azzardano in queste ore la macchinazione. Che dietro ci fosse una strategia. Costruita per alleggerire le responsabilità sull’incidente. Certamente Genovese è incappato involontariamente in un tragico destino, molto più grande di lui. Sfortuna sulla sfortuna è esserci incappato con quel tasso alcolico fuori norma. Ma capire se il suo stato “alterato” abbia determinato l’impossibilità di frenare come un altro automobilista prima di lui è riuscito a fare sarà compito delle indagini. Per quanto riguarda gli oppiacei e la cocaina, il Gip ha deciso di non tener conto, in quanto non sarebbe possibile risalire alla data dell’assunzione. Un particolare che inquieta, perché potrebbe suggerire a qualcuno che a mettersi alla guida dopo aver fatto uso di coca non si rischia nulla.

IL GIALLO DELLA RENAULT FERMA SULLA RAMPA DELLA TANGENZIALE

E poi adesso c’è il giallo della posizione della Renault Koleos di Genovese. Che non si ferma su Corso Francia, ma solo sulla rampa per andare a imboccare la Tangenziale. A metà cavalcavia, però, il motore della macchina si inceppa. L’automatismo di sicurezza post incidente? Danno al motore? Lo stabilirà una perizia. Ma intanto il ragazzo è rimasto bloccato in mezzo alla rampa in avaria, prima di telefonare al padre. Le parti e i periti stanno cercando di ricostruire quegli attimi, per capire come mai Genovese dopo l’impatto non abbia accostato subito a destra, su Corso Francia, ma abbia deciso di imboccare la Tangenziale. La guerra dei testimoni è appena iniziata. Recenti sentenze di Cassazione stabiliscono che in vicinanza delle strisce, anche in presenza di rosso per i pedoni, l’assicurazione di chi guida un’ automobile risponde in solido. In sede risarcitoria le cifre ipotizzabili si contano in milioni. Che non colmeranno mai il vuoto di due giovani vite.

Alcuni testimoni, non considerati attendibili dagli inquirenti, parlano anche di altre macchine che avrebbero travolto le ragazze. Tesi smentita dagli esami autoptici. Se fosse così, che, oltre al Suv Renault anche altre macchine travolsero le ragazze, l’accusa di omicidio sarebbe alleggerita. Ma gli anatopatologi hanno smentito la circostanza. Che pure Davide, l’amico seduto quella maledetta sera sul posto del passeggero, accanto a Genovese, avrebbe riferito. (L’UNICO)

IL PUNTO DOVE LA POLIZIA RINVIENE LA RENAULT, FERMA PER UN’AVARIA AL MOTORE

Nel quadrato rosso in basso, il punto dove si ferma la macchina di Genovese. Nel rettangolo in alto il luogo dell’incidente.