Galloni, bisogna affiancare una moneta nazionale

Bisogna affiancare a una moneta internazionale come l’euro, una moneta nazionale di modo che i singoli Stati possano finanziare e investire sulle proprie risorse

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“Bisogna creare una confederazione di Stati federati. Questa Unione Europea è in realtà una dis-Unione. Non serve a nulla in questo modo. E infine bisogna affiancare a una moneta internazionale come l’euro, una moneta nazionale di modo che i singoli Stati possano finanziare e investire sulle proprie risorse”. Lo ha detto Antonino Galloni, economista eurocritico autore de “L’Altra Moneta” intervistato dal quotidiano La Notizia.

Il professor Antonino Galloni non ha dubbi: “Bene ha fatto Giuseppe Conte a esprimere il proprio profondo dissenso verso un bilancio europeo assurdo”, dice l’economista e presidente del Centro Studi Monetari, in merito alla tanto criticata proposta del presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, poco ambizioso secondo molti soprattutto stando agli impegni promessi dalla Commissione europea. “È una proposta che non tocca minimamente i veri problemi che ci sono in Europa, lasciando sguarniti ineri capitoli macroeconomici”.

Le ragioni, di fatto, per cui anche il nostro presidente del Consiglio ha criticato duramente il bilancio proposto.
“E bene ha fatto. Queste premesse non lasciano ben sperare…”. “Dopo la stagione di Juncker si sperava che almeno qualcosa potesse cambiare. E invece questa è la prova che siamo ancora legati a un passato che si basa sull’abbandono delle politiche keynesiana in nome di uno sfrenato liberismo per cui viene, sempre e comunque, prima di tutto il mercato. Per cui ci ritroviamo a Stati sempre più poveri costretti a chiedere l’elemosina col cappello in mano alle banche. Tutto in nome di una globalizzazione sfrenata che si basa sulla massimizzazione dell’esportazione”. Per carità: bene ha fatto Conte in passato a premere affinché gli investimenti green siano messi fuori bilancio…”. “Però se anche si mette una spesa fuori bilancio, magari per la ricostruzione dopo un terremoto, come si fa a pretendere che non si crei debito ulteriore se comunque usiamo solo moneta a debito?”.

Il problema, dunque, è strutturale. I singoli capi di governo possono essere animati anche da buone intenzioni, ma è il sistema che è malato e che dev’essere cambiato alla radice”. E allora su quali linee direttrici dovrebbe muoversi il nostro Paese?
“Per cambiare radicalmente l’Europa, cominciando dal bilancio, bisognerebbe cercare di portare l’Unione europea su tre fronti”. “Innanzitutto bisogna far abbassare il baricentro all’Ue: è fondamentale che cominci a giocare un ruolo centrale la zona meridionale e mediterranea, specie in virtù dei flussi migratori che possono essere risolti non con le politiche di respingimento, ma con politiche concertate con l’Africa e di sviluppo per quei territori. E in questo l’Italia può avere un peso centrale”.

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