Generale Pappalardo, uomo di Ciampi che svendette Paese e Banca d’Italia

Il generale Pappalardo ha proposto di arrestare Conte e insediare una Assemblea popolare, rischiando seriamente di mettere a repentaglio la sacra battaglia della sovranità monetaria con la farsa. Come il 30 maggio a Milano, con giacca arancione da inviato di Striscia.

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di Riccardo Corsetto

Riccardo Corsetto, giornalista, autore tra gli altri, de il Candido e il Borghese

Caro Ex Generale, ho avuto modo di avere un rapidissimo confronto con lei e qualcuno dei suoi uomini durante una videoconferenza Zoom i primi di Aprile. Era l’occasione per diversi gruppi di concertare una manifestazione corale per il 2 giugno a Roma. Ci dissociammo quando lei disse – lo riporto ora da giornalista, prendendomi sin d’ora la responsabilità di quanto affermo – che tale manifestazione si sarebbe dovuta svolgere come nemmeno Junio Valerio Borghese è mai riuscito a fare. Lei affermò che bisognasse arrivare sotto Palazzo Chigi, chiedere ai Carabinieri di arrestare Conte e poi occupare le stanze del potere con una Assemblea costituita dal Popolo. Avevo ed ho dei dubbi che domani, a Roma, i Carabinieri possano eseguire il suo ordine d’arresto. E lo sa benissimo anche lei che non è ingenuo come quelli che sta trascinando.

Per farlo capire anche ai suoi entusiasti seguaci, chiesi pubblicamente, durante quella videoconferenza: “Generale Pappalardo, cosa succede quando i militari dell’Arma rifiuteranno di eseguire il suo surreale ordine?”. Lei rispose che a quel punto l’uso di qualsiasi mezzo sarebbe divenuto lecito. E che non andava a Roma per mangiare una carbonara. Sic! Noi e StopEuropa allora le rispondemmo, abbandonando educatamente la videochiamata, sottolineando che non eravamo per nulla interessati a scendere in piazza per fare a schiaffi con i nostri fratelli dell’Arma né della Polizia.

Avevamo capito che c’era qualcuno che rischiava seriamente di mettere a repentaglio la sacra battaglia della sovranità monetaria con la farsa e la macchietta. Personalmente credo che lei non sia un violento, e per cui mi perdonerà se finisco per interpretare il testo con la commedia dell’arte. Mi perdonerà se, avendola sentito parlare di voler cacciare Conte per alzata di mano, ho l’impressione, mi perdoni se sbaglio, che lei stia facendo di tutto per rastrellare il malcontento per depotenziarlo, delegittimarlo e renderlo più facilmente attaccabile dal potere economico costituito.

Non mi interessa peraltro, come dice qualche osservatore, che lei abbia cavalcato stagionalmente il malpancismo degli italiani ogni volta con una sigla diversa, ne leggiamo almeno una dozzina nel suo Cv, e non mi interessa nemmeno che lei prenda una pensione di 4000 euro pagata dallo Stato per aver fatto solo mezza stagione da parlamentare. Mi interessa però l’ambiente che l’ha portata nel 1992 a entrare nei ranghi del Parlamento e del Potere. Lei nel ‘92 fu eletto deputato nelle file del Psdi e l’anno dopo toccó l’apice della sua carriera politica istituzionale con la nomina a Sottosegretario di Stato alle Finanze.

Chi la nominò – anche i suoi seguaci è giusto che sappiano – è lo stesso uomo che dal 1981 ha distrutto le finanze pubbliche italiane, e che da presidente di Bankitalia, insieme all’allora ministro al Tesoro Andreatta, siglò il divorzio nefasto tra la Banca d’Italia e il Governo Italiano. È lo stesso uomo che nel ‘92 salì a Civitavecchia sul panfilo di proprietà della Corona inglese Britannia, dove c’erano gli “invisibili” della finanza mondiale per svendere a nome e per conto del popolo italiano, che però non aveva autorizzato, l’80 per cento del patrimonio pubblico italiano. Quell’operazione ci venne spacciata come la panacea del debito pubblico, che invece con quella stagione di privatizzazioni e cartolarizzazioni, in poco tempo addirittura triplicò. Per non parlare della perdita dei posti di lavoro, che anziché aumentare diminuirono, e dell’aumento dei prezzi che si diceva dovessero scendere per il meccanismo della libera concorrenza e invece salirono, grazie ai cartelli tra i giganti della produzione. Quell’uomo, caro Generale in congedo, si chiamava Carlo Azeglio Ciampi, l’uomo della grande svendita nazionale. Che per il dicastero finanze scelse proprio lei. Che partecipó a quel Bazar, seppur per poco. Sarà revocato solo per l’arrivo di una condanna per diffamazione nei confronti del Capo dei Carabinieri di allora.

Lei, ex Generale Pappalardo, all’epoca era nominato vice ministro da quello che oggi indica come “nemico”: l’ordoliberismo. Siamo sicuri che quella giacca color carota e mischiare nello stesso discorso il tema sacro della sovranità e la cura Yoga del coronavirus, non sia il sempiterno programma di depotenziamento e ridicolizzazione delle energie ribelli di questo nostro amato Paese? Perché quando il suo capo Ciampi ci vendeva a costo di saldo non fece nulla? Anzi accettò l’incarico di viceministro da chi ha svenduto il patrimonio dei nostri padri. Non è che oggi come allora lei finisce per fare il gioco dei nostri avversari? Esattamente come hanno fatto già Grillo e la Casaleggio Associati?

Domani non mi aspetto il golpe dei figli di troll, so che lei non è un violento, ma temo che qualche ingenuo che la segue possa mandare tutto alle ortiche per i suoi proclami bislacchi, recitati con tono marziale, indossando la giacca di un inviato di “Striscia la notizia”. Catarifrangente per abbagliare chi guarda.

riccardo.corsetto@gmail.com

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