Giudici che sbagliano, ridate casa a Lorella

La donna sfrattata per un mutuo ipotecario mai acceso da lei. Ma dal suo truffatore. Nonostante la sentenza per truffa, il Tribunale per le esecuzioni immobiliari mette la casa all'asta

di Riccardo Corsetto

Qualcuno dice che le sentenze non si commentano. Non siamo d’accordo con questo luogo comune, semplicistico come tutti i luoghi comuni e anche un po’ reazionario. I giudici sono umani e come tali sbagliano. Come – opinione nostra – ha sbagliato chi ha decretato lo sfratto della famiglia in questa storia di cronaca. Abbiamo pietà dei giudici quando errano, perché sappiamo la delicatezza e la difficoltà del compito che hanno scelto. Che è un po’ quello di sostituirsi in questa terra a Dio. Ma insieme alla pietà gli usiamo anche critica, perché nel caso che riguarda Lorella Lattavo c’è una sentenza che grida vendetta, dove la giustizia (terrena) ha fallito miseramente la missione di ristabilire equità. Non la meniamo con la filosofia del diritto, non c’è il tempo né lo spazio, raccontiamo solo il pasticciaccio brutto in cui è incappata Lorella. Sinteticamente. Poi ognuno giudicherà da sé, nel tribunale silenzioso della propria coscienza.

Costretti a lasciare la propria casa. Maurizio, il marito di Lorella, mentre prepara il trasloco

BATTISTA, IL CONSIGLIERE DI AN CHE “VENDEVA” POSTI DI LAVORO ALLA CAMERA

Tutto inizia nel ’96 quando Lorella Lattavo incontra Giancarlo Battista, ex consigliere locale all’Appio Latino della ormai sciolta Alleanza Nazionale. L’uomo si presenta come promotore finanziario e le propone uno strumento in grado di garantire buone rendite mensili. Lorella invogliata dalle cedole cade nella trappola fino a firmare un rogito che intesta la sua casa di proprietà in via Marino Laziale, nel IX Municipio, a Battista. Non sa quello che fa. L’uomo allora vola in banca e sulla casa dove Lorella è nata e vive col marito accende un mutuo ipotecario da 150 mila euro.

LA CORTE D’APPELLO CONFERMA LA TRUFFA E ANNULLA LA COMPRAVENDITA

Lorella non si accorge di nulla fino a quando l’Istituto bancario non bussa alla sua porta per esigere la compensazione del debito acceso dal suo truffatore. Perché nel frattempo Battista è diventato insolvente. Per la donna e il marito è l’inizio di un incubo che dura da anni. Battista è già noto alla cronaca e alla giustizia per casi analoghi. Qualche anno fa lo arrestano per la truffa riguardante la vendita di finti posti di lavoro alla Camera. Secondo gli inquirenti si faceva credere a poveri disoccupati di poter comprare un posto di lavoro al Parlamento sborsando venti mila euro. Di vero però c’era solo la carta intestata di Montecitorio. Prima dell’arresto Battista calunniò anche l’ex parlamentare Italo Bocchino tirandolo in ballo nel raggiro.

ROGITI ANNULATI PER DOLO

La Corte d’Appello nel 2002, presieduta dal giudice Sergio Bernardi, dichiara “annullati per dolo gli atti di compravendita dell’appartamento sito in via Marino Laziale” e altri due immobili, e addebita a Battista il “dolo” della truffa.

Ma siccome spesso le leggi le scrivono i forti, e i deboli le subiscono, succede che il mutuo ipotecario insegue l’immobile posto a garanzia. Una norma a misura delle banche che concedono i mutui. Pertanto nel 2015 il GOT Barbara Pirocchi, manda ugualmente all’asta la casa di Lorella, nonostante la sentenza della Corte d’Appello. Alla prima asta arriva un agente immobiliare che a Furio Camillo ha un’agenzia di famiglia e per lavoro compra nelle esecuzioni giudiziarie e rivende. Succede un po’ in tutto il mondo. Deposita un assegno, a un costo sotto il mercato, e si assicura la casa con Lorella e Maurizio ancora dentro. Non la compra per abitarci ma potrà farci un affare sopra. Una plusvalenza. Un affare, beninteso, perfettamente legale. Ma la sentenza del Tribunale per le Esecuzioni immobiliari sembra non aver preso in minima considerazione quanto stabilito dalla Corte di Appello nel 2002. E ora una famiglia giudicata vittima dallo Stato viene dallo stesso Stato sfrattata per responsabilità giudicate estranee. Una follia giuridica. Una sentenza che troviamo ingiusta e distratta. Che calpesta la dignità delle persone strappandole al luogo più prezioso per una famiglia: la casa. Immaginate che qualcuno vi rubi l’auto e ubriaco investa un pedone… Poi arriva il tribunale, che riconosce il furto ma condanna voi anziché il ladro. Lo Stato sta sbagliando, e non è la prima volta.

(L’UNICO)

 

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