Givi, Motorola, Zakharchenko: i “cattivi” del Donbass, assassinati senza memoria

DI ZELENSKY SAPPIAMO TUTTO ANCHE GRAZIE ALL’AUTONARRAZIONE. MA COSA SAPPIAMO DEI RESISTENTI DELL’UCRAINA ORIENTALE? GIVI, ZAKHARCHENKO, MOTOROLA, TAYPKALOV. ECCO GLI “EROI” DELL’UCRAINA ORIENTALE ASSASSINATI SENZA FAMA E SENZA SELFIE, E QUINDI SENZA MAI “ESISTERE”. CENSURATI DALLA STORIA E DAI MEDIA

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di Riccardo Corsetto
Riccardo Corsetto Direttore L’Unico

Qui non è Rai Uno. Quindi se vi piace apprendere solo la storia dei “buoni” girate canale. I cattivi debbono attendere per anni il revisionismo prima di essere narrati. In Italia ci insegna qualcosa Giampaolo Pansa, col suo sangue dei vinti.

E qui in Occidente dei “ribelli” del Donbass, delle provincie russofone autoproclamatesi autonome nel 2015, di Donetsk e Lugansk non sappiamo quasi nulla. Per esempio non sappiamo, perché i media semplicemente non li narrano, che nei 15 mila morti della guerra di secessione in Ucraina, c’è l’azzeramento violento dei vertici della Repubblica Popolare di Donetsk.
Azzeramento per morte ovviamente. Caduti non in azioni di guerra ma per attentato.
Donetsk Repubblica autonoma che si autoproclamò, storicamente, come reazione nell’est dell’Ucraina, all’indomani del rovesciamento violento e coatto del presidente Ucraino, Viktor Janukovyč, nell’ucraina occidentale.
In piazza Maidan, nella Capitale Kiev, nel 2014, miliziani paramilitari infiltrati nei cortei golpisti, rovesciarono con la violenza un presidente, certamente filorusso, ma eletto democraticamente, il quale dovette fuggire al Cremlino. Gli Usa non condannarono allora l’uso della forza per rovesciare un eletto. Quei fatti, di matrice filoccidentale, nati ad Ovest dell’Ucraina, spinsero per reazione nell’Est del Paese i russi d’Ucraina presenti nell’Oblast di Donestsk e Lugansk, a chiedere l’indipendenza per avvicinarsi a Mosca. In questi processi giocano ragioni culturali, storiche, geografiche, linguistiche, religiose e politiche che i media semplicemente censurano per ridurre tutto ad una guerra tra i buoni e i cattivi.
Ma il golpe dei “buoni” in piazza Maidan, che si risolse con un centinaio di morti, e la fuga del Presidente, fornirono a Putin il pretesto di annettere la Crimea e lo sbocco al Mar Nero con un blitz militare. Per altro va detto, che in Crimea e nel Donbass, sono stati votati dei referendum mentre gli “Eurmaidan” ucraini hanno rovesciato il loro governo, inviso ma democraticamente eletto, con un Golpe popolare infiltrato da miliziani paramilitari, vedi Centuria, Azov, e Settore Destro.
Mi rimane difficile capire come si possa, in questo quadro, dire che gli ucraini occidentali sono tutti i “buoni” dalla parte della ragione, mentre gli orientali “sarebbero i cattivi” dalla parte del torto. Anche perché questa semplificazione non aiuta il processo di pace. Anzi ha accelerato la guerra e dato il pretesto a Putin di invadere l’Ucraina.
L’autodeterminazione o vale per tutti, o non vale. Tanto più che dopo la fuga di Viktor Janukovyč, l’Ucraina toccò il picco del tasso di corruzione nella Storia dell’Ucraina, con il Presidente Poroshenko, che qualche ora fa sulla tv italiana inneggiava alla resistenza contro Putin senza che il conduttore ricordasse che sotto la sua presidenza l’Ucraina toccò il punto più profondo del tasso di corruzione dal giorno dell’Indipendenza del 1991. Tanto è vero che per reazione, un po’ come avvenuto in Italia, gli ucraini si affidano a un attore, stanchi dei politici,
dando a Zelensky, un comico di cabaret, nel 2018 la fiducia antipolitica che in Italia toccò a Grillo. E la Storia di Zelensky, bene o male, è passata per i media occidentali, anzi la sua capacità di confezionare la comunicazione e di interpretare il ruolo dell’eroe “giusto” lo ha già consegnato alla Storia non solo dell’Ucraina, ma Universale.
E allora vi racconto i cattivi.
Michail Sergeevič Tolstych, noto come Givi nato a Ilovajs’k, il 19 luglio 1980, era il comandante del Battaglione Somalia, e poi comandante della Milizia popolare del Donbass. Morì a Donec’k, 8 febbraio 2017.
E’ considerato un eroe di guerra, il Comandante Givi, è stato ucciso l’8 febbraio 2017 all’interno del suo quartier generale a Donec’k da un missile Shmel che ha provocato un incendio all’interno. Givi aveva 36 anni.
Alexander Zakharchenko, non faceva video selfie, dopo esser divenuto capo dell’autoproclamata “Repubblica popolare di Donetsk”, e pochi sanno che il 31 agosto del 2018, fu ucciso dall’esplosione di una bomba, insieme ad altri vertici della Repubblica separatista, mentre era seduto in un bar nel centro di Donetsk. Rimasero feriti anche il “ministro delle finanze”, e un leader giovanile. Morì anche una giovane donna dell’entourage del presidente Zakharchenko. I ribelli affermarono di aver catturato “operativi ucraini” dopo l’attentato, e una fonte dei servizi segreti ucraini raccontò che l’ordigno fu piazzato da infiltrati di Kiev. Trovate il video dell’attentato solo su siti russi.
Il momento dell’esplosione in cui Alexander Zakharchenko muore è online ma i media non lo hanno mai mandato. Mentre di Zelensky vadiamo anche l’inutile.
E’ un episodio che certamente ha incendiato gli animi e accelerato la guerra attuale.
Zakharchenko aveva 42 anni, ma è solo l’ultimo di una linea di comandanti separatisti morti in modo drammatico. L’altro leader di Donetsk, che non faceva video e audizioni internazionali concesse a Zelensky era Vladimir Makovich, che è stato brevemente il “vicepresidente” dell’assemblea di Donetsk nel 2014, prima di morire nel 2017 di una sospetta malattia. Aveva 54 anni, ma in Donbass sono certi sia morto per avvelenamento. Che come è ovvio essendo un metodo molto in voga nel KGB sovietico, influenzò per osmosi l’SBU ucraino.
Nel 2016, il massimo leader militante Arsen Pavlov, noto come “Motorola”, è stato ucciso come Borsellino. Con una bomba piazzata nell’ascensore del suo condominio. Il signore della guerra di origine russa aveva 33 anni, ed era comandante del cosiddetto battaglione “Sparta”, che ha in comune al Battaglione Azov le simpatie per Hitler e il nazismo. Sparta da parte russa, Azov da parte ucraina. Nazionalismi contrapposti.
Complessivamente, negli ultimi tre anni, dal 2017 alla guerra di Putin, sono stati uccisi oltre una dozzina di militanti di alto rango. Molti sono morti di malattie improvvise compatibili con l’avvelenamento.
Il primo leader della “Repubblica popolare di Luhansk”, Valeri Bolotov, 46 anni, è morto all’inizio del 2017, nel suo appartamento di Mosca. Ufficialmente per insufficienza cardiaca, ma in molti parlarono di avvelenamento.
Secondo quanto si apprende dalla stampa locale, lo stretto collaboratore di Bolotov, Gennadiy Tsypkalov, 43 anni, si sarebbe ucciso nel 2016 mentre era in carcere. Era indagato per un presunto tentativo di colpo di stato. Molti credono che Tsypkalov, in carcere sia stato in realtà assassinato, ricordando un po’ la vicenda di Corneliu Codreanu, il comandante rumeno della Guardia di Ferro, ucciso dai suoi carcerieri. Guardate il volto del comandante Givi, che non faceva selfie e che forse non è mai esistito.

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